L'articolo di Angela Zoppo

Appena due settimane separano ormai Italgas dal ritorno sul listino, dopo un’assenza durata tredici anni. La data per il rientro a piazza Affari è fissata per il 7 novembre, quando diventerà effettiva anche la separazione da Snam, e ieri la società ha fatto la sua presentazione alla comunità finanziaria, avviando a Londra il road show che la porterà in altre piazze europee e statunitensi.

I NUMERI

Italgas si avvia alla quotazione con una capitalizzazione stimata fra 3,5 e 4 miliardi di euro, ricavi 2016 superiori al miliardo, un ebit da margin di circa il 65 per cento e un rapporto ebit/Rab del 6 per cento, che dovrà garantire una marginalità più alta rispetto al costo del capitale.

COME RITORNA

Il ritorno sul listino non avverrà attraverso una classica ipo, perché le azioni scambiate saranno quelle degli attuali soci Snam. Post-scissione l’azionariato sarà composto da Cdp Reti & Cdp Gas (26 per cento), Snam (13,5 per cento) e flottante (60,5 per cento). Gli azionisti sanno già di poter contare su un dividendo base di 20 centesimi nel 2016, ma nella primavera 2017 ci sarà già un primo aggiornamento.

QUESTIONE DI CEDOLA

Ieri, intanto, è stato spiegato che la cedola crescerà “low single digit” dell’1-1,5 per cento in media annua dai prossimi due esercizi. Il debito netto di fine 2016 è atteso a 3,7 miliardi di euro, un livello considerato “adeguato a mantenere un solido profilo di liquidità”. Quanto al merito di credito, i vertici si aspettano BBB+ da Fitch, mentre Moody’s ha assegnato un Baa1 previsionale a seguito della revisione del business plan.

IL PIANO DI GALLO

Il piano industriale al 2020 confezionato dal ceo Paolo Gallo e già finanziato, procede sulla base degli investimenti organici, che ammonteranno a 2 miliardi di euro, oltre il 35 per cento della Rab 2015, che è di 5,7 miliardi di euro. Di questo capex, circa 400 milioni rappresentano gli investimenti del 2016 (52 per cento sulla rete, 31 per cento nelle attività di misura, 17 per cento in altre attività) e i restanti 1,6 miliardi di euro nei quattro anni successivi (48 per cento sulla rete, 43 per cento nelle attività di misura e 9 per cento in altre attività). I principali progetti in cantiere prevedono lo sviluppo di oltre 500 km di nuove infrastrutture di distribuzione, il completamento di nuove reti nel Sud Italia entro il 2018, la sostituzione di circa 250 km di condotte, l’installazione di circa 4,7 milioni di nuovi contatori per il mass market e di altri 40 mila per grandi consumatori tra il 2016 e il 2019.

LE PAROLE DELL’AD

“Grazie alla nostra dimensione siamo in una posizione unica per estrarre valore. Non solo da un punto di vista operativo ma anche finanziario. Abbiamo la capacità di continuare gli investimenti anche a più larga scala”, ha detto il ceo Gallo. In aggiunta al capex organico, il piano di Italgas prevede anche un investimento finanziario netto in nuove concessioni di circa 1.3 miliardi di euro durante tutto l’arco di rinnovo delle concessioni. Il ritorno sul listino, infatti, arriva a ridosso delle nuove gare Atem (ambito territoriale minimo) per l’assegnazione dei servizi di distribuzione del gas: in palio dal 2017 ce ne sono ben 177. Il passaggio da 6.800 Comuni agli Atem offrirà agli operatori più efficienti e di maggiori dimensioni l’opportunità di ottimizzare il portafoglio delle concessioni e di perseguire ulteriori economie di scala.

GLI SCENARI

Le nuove concessioni avranno una durata di 12 anni e criteri standard di aggiudicazione basati prevalentemente sullo sviluppo della rete, sicurezza e qualità del servizio e solo marginalmente su tematiche di prezzo. Oggi sono 227 gli operatori che distribuiscono il gas, ma secondo Gallo in pochi anni si passerà “a 13-14”, sottolinea Gallo. In questo processo di consolidamento, Italgas vuole arrivare entro il 2020 a una quota di mercato del 40 per cento, dal 33,9 per cento del 2015. Per effetto del piano di investimenti la crescita annua della Rab organica sarà di oltre l’1 per cento nel periodo 2016-2020, nonostante un tasso di inflazione medio atteso inferiore all’1 per cento. Anche il mix di remunerazione aumenterà, beneficiando dell’aumento degli investimenti nelle attività di misura dall’11 per cento del 2015 al 15 per cento nel 2020. Perciò, tirando le somme, la Rab consolidata è prevista in aumento dai 5,7 miliardi di euro di fine 2015 agli oltre 7 miliardi di euro nell’arco di piano.

(Pubblicato su Mf, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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