L'articolo di Carlo Valentini sui programmi dei renziani in vista della Leopolda prima del terremoto nel Centro Italia che potrebbe indurre gli organizzatori della convention a modificare i piani

A un mese dal referendum Matteo Renzi tenta il botto per il sì. Ha infatti deciso di dedicare alla Costituzione e quindi alla consultazione elettorale tutta l’edizione 2016 della Leopolda.

Sarà un inno al sì, dal 4 al 6 novembre. Anche un po’ scaramantico. Qui egli ha incominciato la sua fulminea carriera politica e qui ha festeggiato tappe importanti del suo cammino governativo.

Adesso che è alla vigilia di un appuntamento cruciale, ecco che la Leopolda torna sul trampolino di lancio.

E proprio perché si tratta di un passaggio che segnerà comunque l’avvenire politico del premier l’iniziativa avrà connotazioni mediatiche. Non solo commissioni e tavoli di discussione, come da prassi, ma anche ospiti in grado di catalizzare l’attenzione dei media e impattare sull’opinione pubblica, soprattutto quella ancora indecisa (ed è tanta, a giudicare dai sondaggi).

Un nome su tutti: Roberto Benigni. Dopo il suo endorsement a favore del sì e la cena con Barack Obama, l’attore-regista della Vita è bella farà un piccolo show anche alla Leopolda. Ormai è diventato il testimone blasonato del sì. Tanto che, bloccato dall’inviato della trasmissione tv, le Iene, è andato giù duro: “È indispensabile che vinca il sì. Se vince il no il giorno dopo ti immagini? Il morale va a terra, peggio della Brexit. I costituenti stessi hanno auspicato di riformarla la seconda parte, poi c’è la maniera di migliorarla ma se non si parte… Non è come qualcuno dice: la riformeremo dopo. No, non accadrà mai più. Poi, certo, ci sono da rivedere alcune cose”.

Logico che sia l’ospite d’onore della Leopolda versione 2016, ribattezzata, tanto perché non ci siano dubbi sulle intenzioni, “Leopolda per il sì”. Ma nei desideri di Renzi, soprattutto se il Pd lo sosterrà, dovrebbero a cascata svolgersi tante piccole Leopolda locali, una sorta di catena a sostegno del voto a favore della riforma costituzionale. In più ci sarà la manifestazione nazionale del Pd domani in piazza del Popolo, a Roma, una sorta di affollato antipasto della Leopolda.

Non solo Benigni. Sotto la regia di Jim Messina, l’uomo-immagine del segretario Pd, e di Simona Ercolani, moglie di Fabrizio Rondolino, autrice Rai e a capo della casa di produzione Stand by me, coordinatrice anche della campagna video renziana pro-sì, si susseguiranno nella vecchia stazione fiorentina eventi di vario tipo, tutti accuratamente studiati.

La coreografia prevede la martellante proiezione dei “sì che hanno cambiato la vita” di personaggi illustri e non. Del resto anche la data ha un valore simbolico: è esattamente (anticipato di un mese) il giorno dal voto ed è il cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il che consentirà di chiamare alla Leopolda, seppure incanutiti, quegli angeli del fango che consentirono alla città di rimettersi in piedi in breve tempo, e che permetterà a Renzi di ribadire il leit motiv dell’Italia del fare e della fiducia nel futuro: come gli angeli del fango salvarono il patrimonio culturale della città di Dante, il sì referendario salverà l’Italia dal ritorno al passato.

Oltre agli angeli ci sarà anche Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che assiste i migranti ed è uno dei protagonisti della pellicola Fuocoammare. Poi interverranno i giuristi e docenti universitari del manifesto per il sì, contrapposti ai signorno alla Zagrebelsky. Hanno già accettato l’invito Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Salvatore Vassallo, Franco Bassanini, Guido Tabellini, Tiziano Treu. Accanto a loro i rappresentanti della rete “Basta un sindaco”, 800 primi cittadini che hanno aderito al sì.

Dal palco interverranno il sindaco di Milano, Beppe Sala, quello di Bergamo, Giorgio Gori, che fu il primo spin doctor di Renzi, Dario Nardella, che giocherà in casa essendo sindaco di Firenze, poi Giusi Nicolini (Lampedusa), che parlerà del dramma dell’immigrazione, e Massimo Zedda, primo cittadino di Cagliari, che continua a lottare contro la deriva del suo partito, Sel, nella formazione anti-Pd di Sinistra italiana. Lui è a capo di una giunta Pd-Sel e sarà alla Leopolda a rappresentare la sinistra di governo. Un intervento che sta molto a cuore a Renzi perché rompe il fronte della sinistra per il no. E anche se Zedda non può fare il militante del sì sarà comunque una sorta di ciliegina sulla torta in questa kermesse. Dice: “Sono in difficoltà, è una riforma complessa, se guardo alla città metropolitana e al superamento delle Province la riforma mi piace. Se guardo altri aspetti, ad esempio l’articolo 70, non mi convincono. Mi dispiace che non sia stato possibile frazionare il quesito referendario. Il senato delle autonomie non mi dispiace, mi dispiace che sia scelto solo dai consigli regionali”.

Insieme a Zedda e alla parte dialogante di Sel, ecco spuntare Denis Verdini. Si materializzerà quel partito della nazione tanto caro a Renzi. Verdini non sarà presente, sarebbe stata una provocazione verso la minoranza Pd, ma ci sarà il suo alter-ego, il sottosegretario Enrico Zanetti, che ha appunto creato con Verdini il gruppo Scelta civica verso Cittadini per l’Italia, portando di fatto, e ufficialmente, il gruppo di Verdini nel governo. E ora anche alla Leopolda.

Il governo è stato precettato al gran completo, capitanato da Maria Elena Boschi (servirà a smentire le voci dell’afflosciamento del feeling col premier?) e Graziano Delrio (che silenziosamente sta cercando di fare ripartire le opere pubbliche, anche se non ha gradito la sparata di Renzi a favore del ponte sullo Stretto).

Due caselle del programma con la scritta “forse” sono quelle occupate da Gigi Buffon e Samantha Cristoforetti. Il ruolo pubblico, con la probabile ricaduta di critiche da parte dei sostenitori del no, fa tentennare i due personaggi. Si sta cercando il modo di una presenza defilata ma non è facile perché sulla Leopolda il marchio di Renzi è pesante. Ci sarà invece il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti.

Renzi sta girando l’Italia per promozionare la Leopolda, vuole che sia affollata. L’altroieri era a Torino, dove ha galvanizzato i “giovani per il sì”: “È una partita non facile – li ha arringati – anche perché sono tante le bugie raccontate su questa riforma. Serve un grande lavoro in queste settimane, saltate gli esami ma credo che ne valga la pena”.

Com’è d’uso, sono annunciate contestazioni. I dissidenti si ritrovarono qui contro il Jobs Act, lo scorso anno fu la volta degli investitori raggirati dagli istituti di credito che protestavano contro la legge salva-banche, questa volta saranno i sostenitori del no ad assediare l’ex-stazione. Gli studenti antagonisti si sono ritrovati alla Sapienza (Roma) e dopo un’assemblea hanno diffuso un documento: “Porteremo la voce di chi dice no all’annuale appuntamento della Leopolda, passerella e vetrina di Renzi e del governo verso il voto”.

La minoranza interna, invece, in quei tre giorni starà sull’Aventino. Dice Pierluigi Bersani: “Non andrò alla Leopolda. Ho idee diverse. Avrei potuto fare anch’io un governo con Verdini, invece ho provato coi 5stelle tanto ero matto. Volevo provarci e sarebbe stata davvero una novità. Invece un governo con Verdini che novità è? Quanto al referendum, o si rottama l’Italicum o si ferma la riforma costituzionale: è un problema di democrazia, l’ho sempre pensata così”.

(Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

Condividi tramite