Fatti, nomi, ricostruzione e indiscrezioni

Tutto chiaro e nulla in ordine in casa di Mps. I vertici del Monte dei Paschi di Siena sono al lavoro sia sul piano industriale sia sull’operazione di salvataggio e rilancio che si basa sulla vendita di uno stock di sofferenze bancarie e su un ‘aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Ma a latere dell’azione del nuovo amministratore del Monte, Marco Morelli, continua a lavorare anche l’ex banchiere Corrado Passera a un piano che non pare più alternativo rispetto a tempo fa a quello congegnato da Jp Morgan e Mediobanca.

LA NOVITA’ DEL PIANO DI PASSERA

Non solo: il piano di Passera rispetto a quello precedente non discusso e snobbato nella sostanza dal precedente cda dell’istituto senese ha una novità di non di poco conto. L’ex numero uno di Intesa Sanpaolo non chiede più di fare l’amministratore delegato di Mps, come invece di fatto chiedeva Passera quando il capo azienda del Monte era Fabrizio Viola, poi sostituito appunto da Morelli.

COSA SI DICE A SIENA

Inoltre, secondo ambienti finanziari, come si diceva, quello che era stato avvertito come un piano di fatto alternativo a quello di Jp Morgan orchestrato anche dall’ex ministro Vittorio Grilli ora è ritenuto per certi versi complementare anche perché non mette in discussione l’attuale amministratore delegato (e magari fa un pensierino per la imminente sostituzione di Massimo Tononi, presidente dimissionario del Monte dopo le tensioni con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, qui tutte le ricostruzioni di Formiche.net). Tanto che il consiglio che si è riunito venerdì scorso a Siena ha dato mandato a Morelli di approfondire, convocando per oggi un nuovo consiglio in cui verranno illustrati i dettagli della proposta presentata dall’ex numero uno di Intesa Sanpaolo. “Che non è più quella messa a punto a luglio da Ubs e subito rispedita al mittente, ma una nuova proposta che, dice chi ha avuto modo di vederla, è simile a quella di Jp Morgan e Mediobanca su cui sta lavorando adesso Morelli”, scrive il Corriere della Sera.

LA TEMPISTICA INCERTA

Ma, secondo Repubblica, Passera “vorrebbe 6-8 settimane per studiare le carte di Rocca Salimbeni. Tempi incompatibili con l’agenda dell’ad Marco Morelli che intende ricapitalizzare il 5 dicembre. Poiché pecunia non olet tuttavia l’offerta di Passera, ove si concretizzasse, potrebbe in futuro confluire nel piano di Jp Morgan, che prevede soci perno per 2 miliardi, 1,5 in arrivo dalla conversione di bond subordinati e il resto di aumento in Borsa”.

IL PIANO DELL’EX BANCHIERE DI INTESA

La manovra di Passera, secondo quanto è filtrato, sarebbe innanzitutto condizionata all’esito di una due diligence sul Monte, porterebbe a 1-1,5 miliardi il fabbisogno di nuovo capitale grazie all’ingresso di nuovi investitori che porterebbero fino a 2,5 miliardi di euro e alla rinuncia alla distribuzione di dividendi per un certo numero di anni. Le sofferenze verrebbero poi smaltite con la creazione di una bad bank a cui verrebbero conferiti 31 miliardi di Npl, aggiunge Repubblica: “Sembra inoltre che il piano potrebbe non rendere necessaria, oppure ridurre, la conversione dei bond subordinati”.

CHI ASSISTE CORRADO PASSERA

Nell’elaborazione del piano l’ex ceo di Intesa Sanpaolo sarebbe stato affiancato – scrive Mf/Milano Finanza – dai professionisti di Boston Consulting Group che nelle scorse settimane avrebbero elaborato lo schema generale della proposta. Sugli aspetti legali invece avrebbero lavorato due professionisti di lungo corso dello studio legale Cleary Gottlieb. Della partita invece non sarebbe più il gruppo svizzero Ubs, che a luglio si era mosso in condivisione di intenti con Passera, prestando di fatto una garanzia all’operazione di rafforzamento patrimoniale. “Vista la fase avanzata delle trattative con gli investitori”, fa notare una fonte qualificata, “oggi il ruolo di Ubs sarebbe superfluo perché l’ingresso dei fondi nel capitale del Monte potrebbe avvenire in tempi relativamente brevi”.

GLI ELEMENTI DI FORZA SECONDO MF

Aggiunge Mf/Milano Finanza: “L’elemento di forza del piano è indubbiamente la presenza di grandi investitori istituzionali. Come già accaduto nel luglio scorso, il banchiere avrebbe raccolto l’interesse di alcuni fondi americani come Warburg Pincus e Atlas Merchant Capital (guidato dall’ex ceo di Barclays Bob Diamond) potenzialmente disposti a investire nella banca senese tra 1,5 e 2 miliardi di euro attraverso un aumento di capitale riservato”.

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