L'articolo di Maicol Mercuriali

Dopo le trionfanti elezioni parlamentari Vladimir Putin attua un spoil system alla russa: l’uomo al comando è sempre lui, il partito di riferimento è sempre Russia Unita, ma il capo del Cremlino – in vista dell’appuntamento con le presidenziali nel 2018 – mescola un po’ le carte cambiando chi siede nelle posizioni chiave della Federazione: la presidenza della Duma, l’Amministrazione presidenziale e l’Svr, il Servizio di spionaggio all’estero della Russia, paragonabile alla Cia americana.

Il politico che, sponsorizzato dallo stesso Putin, è diventato il decimo presidente della Duma di Stato – la Camera bassa del parlamento russo – è Vyacheslav Volodin: classe 1964 è uno degli esponenti più conservatori di Russia Unita che negli ultimi anni è entrato nel cerchio magico del presidente, conquistandone la fiducia, tanto da essere ritenuto uno dei papabili successori di Putin stesso. Cinquantenne, conosce la politica, le istituzioni (eletto per la prima volta in parlamento nel 1999), ha esperienza di governo (è stato anche vicepemier nel 2010), ma soprattutto s’intende bene con l’inquilino del Cremlino che nel 2011 lo ha chiamato all’Amministrazione presidenziale per sostituire Vladislav Surkov, il suo spin doctor finito in disgrazia dopo le proteste a seguito delle elezioni politiche di quell’anno, giudicate anche dai russi poco trasparenti. Come presidente della Duma, dicono gli analisti, Volodin sarà differente dai suoi predecessori (quasi anonimi nella vita politica della Federazione): dovrà dare l’idea di un ramo del parlamento attivo e autonomo e, da quella posizione, dovrà rilanciare la campagna per le presidenziali del 2018.

Volodin ha preso il posto di Sergey Naryshkin, che Putin ha nominato alla guida dell’Svr. L’intelligence estera negli ultimi anni è stata guidata dall’ex primo ministro Mikhail Fradkov che, a 66 anni, è stato pensionato con la guida delle Ferrovie Russe. Naryshkin, classe 1954, fa parte del circolo di San Pietroburgo e, stando alle biografie che circolano, alla fine degli anni Settanta faceva parte del Kgb come Putin. Ha lavorato nella pubblica amministrazione, comunale e regionale, fino al 2004, quando è stato nominato da Putin al governo, come vice primo ministro. Poi incarichi nelle società statali: Rosneft, Sovokmflot (la più grande compagnia marittima della Russia), nella televisione di Stato… Poi, nel 2008, sotto la presidenza di Dmitri Medvedev, la chiamata al Cremlino al vertice dello staff presidenziale. Viste le relazioni piuttosto difficili con Unione Europea e Usa, c’è chi vede in questa nomina la volontà del leader russo di incrementare lo spionaggio estero, affidando all’Svr più poteri.

Ad agosto lo staff presidenziale aveva subito un vero e proprio scossone, con le dimissioni di Sergei Ivanov, 63 anni, storico alleato di Vladimir Vladimirovich, un passato da agente del Kgb, ex ministro della Difesa (2001-2007) e a capo dell’Amministrazione presidenziale dal 2011. Il ribaltone negli uffici del Cremlino ha acceso i riflettori su un altro asto nascente della politica russa: Anton Vaino, 44 anni, nipote del segretario del Partito comunista d’Estonia Karl Vaino, ora a capo dell’Amministrazione presidenziale. Anche lui potrebbe essere un futuro candidato presidente.
Per sostituire Volodin come vice capo del suo staff, Putin si è invece scelto un uomo di fiducia e d’esperienza, un amico di lungo corso come Sergey Kirienko, uno che ha saputo gestire politica e affari, ex primo ministro nel 1998 sotto la presidenza di Boris Yeltsin e da novembre 2005 alla guida di Rosatom, l’agenzia federale per l’energia nucleare.

Vecchi consiglieri e nomi nuovi per consolidare la leadership di Putin e prepararne la successione.

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