Il commento dell'editorialista Federico Guiglia

Ora che lo strappo è consumato, non ha molto senso, per i tanti cittadini che hanno dato fiducia ai Cinque Stelle (un italiano su quattro alle ultime politiche), stabilire chi abbia ragione fra Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma che ha annunciato l’addio, e Beppe Grillo, il gran capo del movimento che ha commentato, beffardo: “Arrivederci Pizza, goditi i quindici minuti di celebrità”.

Per l’opinione pubblica che segue da fuori e da tempo con l’attenzione che sempre meritano le novità – specie in un Paese dove le svolte politiche avvengono solo a parole -, il punto non è scegliere una barricata fra i due contendenti. Anche gli ultimi arrivati al Palazzo, hanno ormai imparato che alla gente poco interessa delle beghe da cortile. Meno che mai del chi interpreti la linea dura e pura nel conflitto fra le parti. O di quanto il movimento sia nel frattempo diventato partito, più tutte le fantasie per politologi che non hanno mai preso un autobus in vita loro, tanto gli fa orrore l’idea di condividere il sudore del popolo.

La gente vorrebbe, più semplicemente, cogliere nella nuova generazione di politici non di mestiere e spesso espressione della “società civile”, la diversità: che fanno e come si comportano quando tocca a loro, sull’onda del libero furore del popolo sovrano, entrare nella stanza dei bottoni. Ed è qui il punto di rottura fra il sindaco che lascia i Cinque Stelle e il capo che lo sbeffeggia: la differenza fra l’amministrazione e l’ideologia. Fra l’inceneritore che non si può incenerire perché costi e benefici per la comunità sarebbero insopportabili, e i vaffa. Fra la responsabilità dell’istituzione chiamata ad ascoltare anche le esigenze di chi non ti ha votato e la libertà della piazza di mandare a quel paese chi è accusato d’aver mandato in rovina il Paese.

Non c’è scontro, però, fra due “anime” grilline, perché Pizzarotti non rinuncia alla sua civica utopia, né Grillo pensa davvero che l’Italia si governi col cabaret. E’ invece la prova generale e di maturità che da Parma a Torino, passando soprattutto per Roma, ai grillini si richiede: di anteporre l’interesse dei loro amministrati agli ordini di scuderia di quattro gatti. Lo strappo è la fotografia di questo bivio inevitabile tra decisioni anche impopolari per il popolo grillino e litigiosa fragilità di governo così bene, cioè male, incarnata dal sindaco Raggi a Roma. Se non cambiano passo, a fare le battute non sarà più il Comico d’Italia, ma gli italiani sul Comico: “Polvere di Cinque Stelle”.

(Articolo pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi e tratto dal sito www.federicoguiglia.com)

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