L'articolo di Francesco Gnagni

Lunedì 31 ottobre Papa Francesco si recherà in Svezia per commemorare i 500 anni della Riforma luterana, ricorrenza che avverrà nello stesso giorno del 2017 (data che coincide ufficialmente con la famosa – e storicamente presunta – affissione delle 95 tesi di Martin Lutero contro la dottrina delle indulgenze, e dal quale germinarono in seguito le varie Chiese riformate), in quella che a prima vista sembra davvero una contraddizione in termini. D’altronde, per citare una battuta del (fittizio) Papa Pio XIII nella serie tv sorrentiniana “The Young Pope”, di per sé “è il cattolicesimo stesso ad essere una contraddizione: Dio che è uno e trino, la Madonna che è madre e Vergine”.

IL CAMMINO DI (PROGRESSIVA?) RICONCILIAZIONE

Francesco in realtà si recherà a Lund, cittadina svedese dove è nata la federazione mondiale delle Chiese evangeliche, per proseguire un cammino di dialogo che nasce 50 anni fa, con il Concilio Vaticano II. Già allora infatti, nell’ambito della “Commissione congiunta cattolico romana – evangelico luterana”, vennero riaffermate “in maniera congiunta molte delle preoccupazioni che per Lutero furono essenziali”, dice il più recente documento del 2013 “Dal conflitto alla comunione”. Da lì ne scaturirono diversi testi teologici, come ad esempio il Rapporto di Malta del 1972, dove si parla di “un progressivo superamento delle controversie dottrinali” e della persistenza di divisioni dovute a “problemi strutturali”. E nel ‘93 ci fu il primo dei riconoscimenti ufficiali, con l’importante “Dichiarazione congiunta sulla dottrina delle giustificazione”, firmata in definitiva dalle due Chiese il 31 ottobre 1999 a Augusta. Oggi, il documento del 2013 sopra citato, mette in luce nello specifico tre “sfide principali”: l’ecumenicità dell’epoca attuale, la globalizzazione, la necessità di una nuova evangelizzazione. Emblematica è infine la battuta di Bergoglio ai giornalisti sull’aereo papale, in ritorno dall’Armenia: “Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore”, ha dichiarato Francesco.

LE VISITE DEI PRECEDENTI PAPI

Perciò, per quanto l’evento abbia in sé un carattere di particolare eccezionalità, l’attuale Papa non è di certo il primo a intraprendere questo tipo di viaggi. Era ad esempio il 1989 quando Giovanni Paolo II visitò la Scandinavia. All’epoca un famoso predicatore televisivo protestante, Ulf Ekman,  dichiarò in un’intervista di pregare contro quell’evento, “per chiedere perdono”: oggi lo stesso Ekman, in passato fondatore di uno dei più importanti movimenti protestanti del Nord Europa, è diventato egli stesso cattolico e per il nome di cresima ha scelto proprio Giovanni Paolo II, di fronte allo stupore delle congregazioni evangeliche. Successivamente, nel settembre 2011 ci fu la visita di Papa Ratzinger ai rappresentanti del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, nell’ex convento agostiniano di Erfurt: “Luogo in cui Lutero studiò teologia e celebrò la sua prima messa”, precisa il giornalista di Vatican Insider Andrea Tornielli. “Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica”, disse allora Benedetto XVI: “La scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta”. Un traguardo quindi “che anche Benedetto XVI avrebbe voluto realizzare”, conferma il portavoce vaticano Greg Burke durante la conferenza stampa di presentazione del viaggio. “Ma non dobbiamo aspettarci stravolgimenti sul tema dell’intercomunione. Anche se il Papa è pronto a fare sorprese, e se si raccontassero in anticipo non sarebbero più tali”.

LE DICHIARAZIONI IN VATICANO E IL SENSO DELL’INCONTRO

“Il percorso di dialogo ci ha fatto comprendere diversamente la storia”, ha dichiarato il reverendo Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale, nell’ambito dello stesso incontro: “Nel contesto di oggi, in un mondo di guerre e conflitti, la riconciliazione davanti alla misericordia e al perdono è una testimonianza potente”. E gli ha fatto eco il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’ unità dei cristiani: se in passato questo evento è sempre stato caratterizzato “da toni trionfalistici e polemici”, ha detto Koch, stavolta si tratta di “ringraziare per ciò che ci unisce”. “Lutero non ha voluto creare frazioni o nuove Chiese, ma rinnovare la Chiesa cattolica”, ha continuato il cardinale svizzero. “Al suo tempo non era però possibile, quindi è arrivata la divisione e le guerre confessionali terribili, come quella dei 30 anni che ha trasformato l’Europa in un fango rosso sangue”. E “la novità consiste nel fatto stesso che abbiamo una commemorazione comune”. I punti cardine del viaggio, riassumono i due religiosi, in definitiva saranno tre: il ringraziamento per la parola di Dio, il pentimento per la perdita dell’unità nella Chiesa, e l’impegno nella testimonianza comune, specialmente su alcuni temi come povertà e oppressione. “A Lund il papato di Francesco riprende il filo” di una ricerca, scrive lo storico Alberto Melloni su Repubblica. Quella cioè “dell’ecumenismo”, “a partire da una dimensione del corpo di Cristo, che è il corpo del povero. Là dove era stata massima per Roma l’asimmetria fra il rapporto con l’oriente e coi protestanti, Francesco reinventa un ecumenismo nel corpo del povero e del rifugiato. Questo, che sarà uno dei contenuti della dichiarazione di Lund, può avere due significati: evitare il problema di fondo, e cioè quanta unità dottrinale serve per poter celebrare la stessa eucarestia, o aprire quel capitolo a partire da un corpo nel quale c’ è una presenza reale del Cristo”.

Condividi tramite