L’attenzione ai poveri e ai profughi. Un impegno comune per la pace e l’ambiente. E’ l’ecumenismo della carità. Sono momenti di gesti, fatti di abbracci e sorrisi tra il vescovo di Roma e i pastori e le pastore della Chiesa luterana sotto le volte della cattedrale di Lund, consacrata nel 1085. Mezzo secolo prima di Lutero.

C’è stato questo, ma soprattuto tanto altro nella prima giornata del viaggio di papa Francesco in Svezia per commemorare i cinquecento anni della Riforma luterana e i cinquanta del dialogo ecumenico tra le due chiese.

Un altro aspetto, meno visibile e più problematico, è il cammino tutto da compiere su un tema cruciale. L’eucaristia comune tra protestanti e cattolici. Un argomento che Francesco nei suoi due primi interventi pubblici non ha affrontato. Ma che nella dichiarazione congiunta che il papa ha firmato con il presidente della Federazione luterana mondiale (Lwf) compare nero su bianco come “obiettivo” da raggiungere. E che il segretario della stessa Federazione ha citato esplicitamente durante la preghiera comune in cattedrale.

IL CALORE DEL NORD E TIMIDE CONTESTAZIONI

È un autunno colorato e umido molto quello che ha accolto il papa in Svezia. Riscaldato dall’affetto della gente lungo le strade di Lund. Poi diecimila persone a Malmö: un abbraccio caloroso per Francesco, forse non prevedibile per il temperamento nordico. Ben udibili i canti e le chitarre di alcuni neocatecumenali fuori dalla cattedrale di Lund. A breve distanza, spazio per due piccole contestazioni: una di un gruppo di ultra conservatori, che ha marciato con la statua della Madonna di Fatima e cartelli in svedese e inglese contro il festeggiato Lutero; non è mancato il controcanto di un gruppo di giovani luterani, polemici col vescovo di Roma.

DEJA’ ECOUTE’. O FORSE NO

“Dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice”, scandisce papa Bergoglio nella sua omelia alla preghiera comune. Della purificazione della memoria aveva già detto Giovanni Paolo II. Francesco ha poi valorizzato l’esperienza spirituale di Martin Lutero, tormentato dalla domanda “come posso avere un Dio misericordioso?”, evidenziata da Benedetto XVI a Erfurt nel 2011. Quindi il papa pubblicamente ribadisce, sia pure col suo stile inconfondibile, quanto tracciato dai predecessori? Sì, eppure il  passo in Scandinavia sposta l’orizzonte ecumenico in avanti. Nel volo di andata parlando ai giornalisti aveva avvertito: “Questo viaggio è importante perché è un viaggio molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo”. Dove l’accento va, appunto, su “ecclesiale”. Non gli si rende giustizia appiattirlo su una narrazione esclusivamente sociale, solo sulla seconda parte della giornata svedese, al Malmö Arena, quella dell’incontro ecumenico sulla carità che luterani e cattolici possono esercitare insieme. Un secondo tempo che scaturisce dall’impegno preso un paio di ore prima nella romanica cattedrale di Lund.

LAUDATO SI’ IN SALSA SVEDESE

La dichiarazione congiunta firmata a Malmö per consolidare la collaborazione nell’aiuto ai rifugiati, pace e sviluppo sostenibile, sostanzialmente riprende gran parte dei temi affrontati dal papa nella Laudato Si’. Non è quello che conta: fotografa quanto già si fa insieme. Il punto cruciale sul quale si gioca la vera partita ecumenica che Francesco ha intenzione di rischiare è la possibilità dell’intercomunione, affinché luterani e cattolici possano partecipare alla stessa “cena del Signore”. Uno spiraglio tutto da approfondire e verso il quale il papa – dicendo e non dicendo – sta aprendo una porta che ha cominciato a muovere già alla chiesa luterana di Roma nel 2015. Un obiettivo che il pastore Martin Junge, segretario della Lwf, nel suo sermone pronunciato alla preghiera comune, ha auspicato chiaramente: “Che Dio ci chiami per costruire ponti per unirci, case per riunirci, mense per condividere pane e vino”.

PASSAGGIO CRUCIALE

Tutto sta scritto nella dichiarazione congiunta firmata da Francesco e dal presidente della Federazione mondiale luterana, il vescovo Munib Younan: “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata (…) Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico”.

IL PROBLEMA È IL SACERDOZIO

Di fatto la Chiesa cattolica non riconosce l’ordinazione sacerdotale dei pastori protestanti. La Chiesa luterana si è spinta molto avanti rispetto a Roma. Da oltre cinquant’anni in Svezia le donne possono diventare pastori. Nel corso della preghiera comune, a proclamare il vangelo in cattedrale è stata l’arcivescovo di Uppsala, Antje Jackelén, che è primate della Chiesa luterana di Svezia. La chiesa luterana svedese è una chiesa “rosa”: quasi la metà dei pastori è donna. Il sacerdozio alle donne per Francesco è una questione chiusa. La Chiesa luterana è anche decisamente aperta ai rapporti Lgbt. Un esempio: Eva Brunne, eletta nel 2009 a vescova di Stoccolma, è lesbica e sposata con una pastora. La coppia ha un figlio.

Quanto poi un semplice ecumenismo dei gesti possa avere dei limiti, lo evidenziava il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, in una intervista alla vigilia del viaggio rilasciata a Rossoporpora.org: “Nell’ecumenismo degli Anni Ottanta si diceva che la fede divide e l’azione unisce. Oggi si può dire quasi il contrario: abbiamo approfondito molte questioni della fede, ma hanno fatto irruzione molte differenze sul piano etico, soprattutto in bioetica, famiglia, matrimonio, gender”.

Come il papa la pensi su rapporti omosessuali, gender e famiglia, è noto. E non è una visione conciliabile con le spinte liberal della Chiesa luterana. Ci è tornato sopra anche un mese fa.

QUEL CHE DALLA SVEZIA CI SI RIPORTA A ROMA

Le parole di gratitudine – “riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Scrittura nella vita della Chiesa”, ha detto il papa –; di riconciliazione e pentimento reciproco – “abbiamo peccato contro l’ottavo comandamento con accuse ingiustificate”, ha riconosciuto il pastore Junge – sono passi storici nel dialogo ecumenico.

Ma come si può raggiungere l’obiettivo di un’eucaristia condivisa senza affrontare il tema del sacerdozio? Il cardinal Koch ha rilanciato la necessità di un lavoro comune coi luterani su “Chiesa, Eucarestia e Ministero”, necessario per compiere rilevanti passi verso l’unità. E in Svezia, in conferenza stampa, al termine della giornata, il cardinale ha puntualizzato che se la comunione eucaristica è obiettivo dell’ecumenismo, oggi si può solamente parlare di “ospitalità eucaristica”. Cosa differente tra il riconoscere che solo il sacerdote con le parole “questo è il mio corpo” per un cattolico trasforma (“transustanziazione” dice il Catechismo) il pane nel Corpo di Cristo, e un pastore luterano che per la dottrina cattolica può al massimo presiedere un incontro di preghiera.

PALLA AL CENTRO PER I TEOLOGI

A dispetto di quanto il papa si diverta a sorridere delle disquisizioni dottrinali – gli è caro ricordare la battuta di Atenagora in un dialogo con Paolo VI sulla necessità di confinare i teologi su un’isola per andare avanti coi fatti nel cammino ecumenico – la firma della dichiarazione congiunta con la Chiesa luterana è una consegna alla speculazione teologica. Lo ha ben rilevato Luis Badilla – direttore del sito molto vicino al Vaticano, ilsismografo – commentando a Tv2000 la prima giornata del papa in Svezia: per anni i teologi sono stati bloccati, troppo sotto controllo dei vescovi; bisogna lasciarli lavorare. Molto si è fatto per l’ecumenismo ma le differenze reciproche restano. Lo riconosceva lunedì un protagonista dell’ecumenismo, il priore di Bose, Enzo Bianchi. 

IL PAPA FA L’ARBITRO

Quel che sta a cuore a Francesco è aprire strade. Lo ha detto con una delle sue frasi “slogan” a Civiltà Cattolica nel 2013: “Dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi”. Quale processo sia in corso è tutto da vedere. Eugenio Scalfari, domenica su Repubblica, ha rivelato l’ennesima telefonata col papa, pochi giorni prima del viaggio in Svezia. Stando al fondatore del quotidiano di largo Fochetti, Bergoglio avrebbe intenzione di arrivare ad un “affratellamento” tra tutte le religioni, puntando il discorso ecumenico tra i cristiani fino ad un sacerdozio non clericale, dove tutti i fedeli possano amministrare i sacramenti, e “l’eucaristia in particolare”. “E’ questa – scrive – l’intima essenza di quanto pensa l’attuale pontefice non nella forma ma certamente nella sua sostanza”. Al netto delle libere interpretazione di Scalfari dei suoi dialoghi col papa, una considerazione che non si può ignorare.

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