L’approfondimento di Rossana Miranda

A Milano, gli scontri tra gang latinoamericane (Mara Salvatrucha, Barrio 18, Latin King) hanno causato un’altra vittima: Antonio Rafael Ramirez, 37 anni, dominicano. L’uomo è stato gambizzato e accoltellato da due killer, a piazzale Loreto. Ramirez era finito in una guerra per il controllo del traffico di droga nella zona.

IL CRIMINE DI PIAZZALE LORETO

Dalle prime indagini sembra che Ramirez abbia sfidato la legge dei Trinitarios, la gang della quale farebbero parte i due assassini. Il primo arrestato è “El Gato”, un salvadoregno di 32 anni, di nome José Hernandez Cabrera. Lui  sarebbe a capo della gang Barrio 18, i rivali di Mara Salvatrucha, quelli che, secondo il Corriere della sera, non possono mettere piede tra piazzale Loreto e la Tangenziale Est.

LA MAPPA DELLE GANG A MILANO

Quella “geografia di check point senza vessilli, bar e locali conquistati o proibiti” – si legge sul Corriere – ha lasciato dieci morti negli ultimi quindici anni a Milano. Intanto, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha ammesso l’esistenza del problema e che servono più addetti alla sicurezza: “Adesso, terminato il Giubileo, mi auguro – ed è questo il fronte su cui proverò a lavorare – che parte dei militari che erano impiegati per il progetto strade sicure a Roma vengano qua. È una via che sto considerando”.

CATENA CRIMINALE NELLE GRANDI CITTÀ

Secondo Fabio Armao, sociologo e docente ordinario all’Università di Torino, curatore della ricerca “Gangcity” sulle gang e le periferie, “il dispiegamento dell’esercito può avere l’effetto placebo di una sicurezza ritrovata, ma anche alimentare il senso di precarietà, nonché il timore di essere criminalizzati per il quartiere e i suoi abitanti da parte delle istituzioni e dei concittadini. Soprattutto, la presenza dell’esercito, non coglie minimamente nel segno”. “Milano, come tutte le grandi città ha spiegato Armao a La Voce d’Italia – deve confrontarsi con un’invadenza crescente da parte dei vari marchi della criminalità organizzata. ‘Ndrangheta e maras latino-americane costituiscono i due estremi di una sorta di catena criminale: sono gruppi dotati di un diverso livello di radicamento nel territorio, un diverso grado di strutturazione e una diversa audience di riferimento”.

MARA SALVATRUCHA

Tra tutte le gang latinoamericane presenti a Milano, la più famosa è Mara Salvatrucha, chiamata anche M13. Si tratta di un’organizzazione criminale di origine centroamericana, ma con tentacoli ben saldi in Europa e Stati Uniti.

I membri di Mara Salvatrucha si tatuano i simboli della tribù sul viso, in modo da non potere mai lasciare l’organizzazione senza essere riconosciuti. Tra i riti di iniziazione ci sono i pestaggi, mentre per le donne lo stupro. Nel Salvador, Guatemala e Honduras, invece, è necessario uccidere qualcuno per entrare a fare parte della gang.

NUOVI TERRORISTI

Tutto è cominciato 22 anni fa nel cosiddetto “Triangolo del Nord” del Centroamerica, quando piccoli gruppi di persone emarginate socialmente si sono unite per spacciare droga e dedicarsi all’estorsione. Ora Mara Salvatrucha è diventata una struttura di criminalità organizzata transnazionale, con base in Honduras, El Salvador e Guatemala, e con filiali in Messico, Spagna, Italia e circa 35 stati degli Stati Uniti. La gang conta 70mila membri solo in America latina.

Dopo mesi violenti (solo nel 2015 si sono registrati 3828 omicidi), la Corte Suprema di Giustizia di El Salvador ha deciso di dichiarare “gruppi terroristici” le gang Mara Salvatrucha e Barrio 18: “La sala conclude che sono gruppi terroristici le organizzazioni Mara Salvatrucha o MS-13 e (Barrio) 18 o Mara 18, e qualsiasi organizzazione criminale che cerchi di prendere con la violenza il potere che resta allo Stato sovrano”, si legge nella sentenza.  Nel 2012, il dipartimento del Tesoro americano ha qualificato Mara Salvatrucha come “organizzazione criminale transnazionale”.

BARRIO 18

La principale organizzazione rivale di Mara Salvatrucha si chiama Barrio 18. Opera in Centroamerica, Canada, Stati Uniti ed Europa. È nata negli anni ’70 a Los Angeles, dopo la secessione dalla gang Clanton 14th Street, ed è diventata famosa per avere aggredito un gruppo di poliziotti che avevano assaltato un autista afroamericano chiamato Rodney King. All’inizio, Barrio 18 era composta da immigranti messicani stabilitisi nel Sud della California, ma con il tempo si è andata diversificando. Oggi negli Stati Uniti l’organizzazione vanta circa 50mila membri in 20 stati.

Barrio 18 mantiene rapporti con i narcotrafficanti messicani e collabora con Los Zetas (qui l’articolo di Formiche.net) e il Cartel de Sinaloa. Nel 2005, una parte di Barrio 18 si è divisa, prendendo il nome di Revolucionarios.

Secondo alcuni studiosi centroamericani, tra il 2008 e il 2013, in El Salvador, i membri di Barrio 18 sono aumentati del 134 per cento. Nel 2014, il 50 per cento degli omicidi nel Paese sono stati compiuti da Barrio 18 e Mara Salvatrucha.

LATIN KING

Anche i Latin King sono nati negli Stati Uniti, più precisamente a Chicago. Alcuni studi condotti sulla gang sostengono che questa sia nata dalla necessità di combattere la discriminazione e creare una comunità in un ambiente estraneo. Nel manifesto dell’Almighty Latin Kings and Queens Nation (ALKQN) sono state codificate le usanze, i rituali e i modi di comportamento del gruppo criminale.

Secondo i comandamenti dei Latin King: “Saltare una riunione senza giustificazione comporta una multa e un castigo; arrivare in ritardo a una riunione senza una giustificazione comporta un castigo fisico a 360 gradi; rispettare fratelli e sorelle; non arrivare ubriaco o drogato a qualunque attività; tutti fratelli devono avere un aspetto fisico e igienico impeccabile; ogni fratello deve versare una quota settimanale”. Nonostante questo, in poco tempo, l’orgoglio “latino” ha fatto spazio al traffico di droga, oggi principale attività dell’organizzazione.

Latin King Chicago, Latin King New York, Trebol, Bloods, Comando, Latin Forever e Trinitarios sono altre delle pandillas che si dividono il territorio milanese.

MINACCIA TRANSNAZIONALE

Thomas Bruneau, vicepresidente della Global Academic Professionals e professore della Naval Postgraduate School del Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano, spiega che le gang latinoamericane costituiscono una minaccia alla sicurezza transnazionale: “Esauriscono le capacità del governo collassando il sistema di sicurezza e giudiziario; sfidano la legittimità dello Stato; agiscono come governi alternativi; dominano il settore economico informale e si infiltrano nella polizia e nel governo”. Per Max G. Manwaring, ricercatore del Strategic Studies Institute degli Stati Uniti, “l’incapacità del governo di allargare la sua presenza sovrana attraverso il territorio nazionale, lascia un vuoto che gang, cartelli della droga, insorgenti di sinistra, sostenitori dell’estrema destra politica, e lo stesso governo, cercano di riempire per avere più potere”.

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