Come i Servizi segreti combattono i nuovi terrorismi. Parla Minniti

Come i Servizi segreti combattono i nuovi terrorismi. Parla Minniti
Chi c'era e cosa si è detto nell'incontro tenuto all'università Bicocca di Milano

L’intelligence in Università. La Bicocca di Milano. Ieri mattina, il sottosegretario dello Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai Servizi, Marco Minniti, ha dialogato con gli studenti dell’ateneo raccontando loro l’importanza dei Servizi di sicurezza italiani. Oggi più che mai.

LE MILLE SFACCETTATURE DELLA SICUREZZA NAZIONALE

Dopo il saluto iniziale del rettore dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, Cristina Messa, ha parlato Paolo Scotto di Castelbianco che ha raccontato la sua esperienza come direttore della scuola di formazione del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, soffermandosi sull’importante cambiamento dell’intelligence italiana (e non solo) negli ultimi anni. “Il nostro logo è un oggetto non ben riconosciuto che esprime il concetto di volo, alla base dell’esistenza dei servizi di sicurezza”, ha esordito. Poi ha aggiunto: “Abbiamo costruito un sito internet che si può facilmente consultare e attraverso il quale è possibile anche lavorare con noi. Non solo, abbiamo attraversato il Paese, questa è la 28esima tappa del nostro tour, per far conoscere davvero l’intelligence e il suo lavoro”. A seguire, sono intervenuti la professoressa Serena Crespi, docente della facoltà di Giurisprudenza che si è soffermata sul rapporto tra stato nazionale e Unione Europea in termini di leggi sulla sicurezza dello Stato. “L’articolo 4 del Trattato dell’Ue garantisce agli stati membri l’esercizio della sicurezza nazionale. E’ davvero così? In realtà, quando una norma di diritto interno e una di diritto comunitario sono in contrasto è necessario attuare un bilanciamento tra le due”, ha detto. La professoressa Sonia Stefanizzi, docente della facoltà di Sociologia e Ricerca Sociale, ha rimarcato “l’importanza dell’applicazione del metodo scientifico anche nelle pratiche di intelligence” e poi citando Kant ha aggiunto: “Per il filosofo tedesco i servizi segreti erano una macchina infernale perché li vedeva come un tentativo di sottrazione alle leggi. Oggi non è più così”. A concludere gli interventi, prima di lasciare spazio a Minniti, sono interventi Andrea Rossetti, docente della Facoltà di Giurisprudenza, e Alberto Leporati, docente del dipartimento di Informatica, Sistemistica, Comunicazione. Entrambi si sono soffermati sul “ruolo fondamentale rivestito dalla tecnologia per, e spesso anche contro, la sicurezza del Paese“.

SERVIZI DI SICUREZZA E LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

Cosa ha detto Marco Minniti? Il compito dell’intelligence è quello di proteggere i confini di una democrazia: si deve muovere lungo i confini per evitare l’attacco. Come lo fa? Con strumenti straordinari. Ed è giusto concederglieli? Sì, purché siano inseriti in procedimenti democratici importanti”, ha esordito e specificato: “In Italia l’organo preposto al controllo dell’intelligence è il Parlamento attraverso una commissione presieduta, per legge (la 124 del 2007, ndr) da un rappresentante dell’opposizione”. Poi ha chiarito: “I servizi di sicurezza negli ultimi hanno sono cambiati perché è cambiata la minaccia”. Anche per questo motivo, si è deciso di dare vita a un sito internet (www.sicurezzanazionale.gov.it) in cui si può conoscere più da vicino l’operato di donne e uomini che si spendono ogni giorno – “spesso rischiando anche la vita” ha specificato Minniti – per difendere la nostra democrazia. Anche il reclutamento” può avvenire on line (si può inviare il curriculum vitae) o nelle università. Ma i servizi segreti non erano la parte oscura dello Stato? Quella di cui non si doveva sapere nulla? “Erano appunto. La minaccia di oggi è diversa rispetto a quella del passato. È più imprevedibile: abbiamo quindi bisogno di conoscenza. Abbiamo per esempio bisogno di persone che conoscano perfettamente l’arabo e che siano in grado di tradurre. Questi, non devono essere necessariamente esponenti delle forze dell’ordine o di polizia, possono essere degli studenti di lingue per esempio che hanno la volontà di collaborare con noi”, ha spiegato ancora il sottosegretario.

MINNITI: “CONTRO IL TERRORISMO INTERNAZIONALE L’INTELLIGENCE DEGLI STATI UNITI D’EUROPA”

La minaccia principale dei servizi di sicurezza di tutto il mondo è il terrorismo internazionale, che va ben oltre i confini dei singoli stati – ha detto Minniti – A questo proposito si parla spesso di ‘intelligence comunitaria’ ma essendo i servizi di sicurezza il cuore dello Stato per crearli a livello europeo servirebbe la presenza di un vero e proprio Stato: gli Stati Uniti d’Europa. Noi comunque collaboriamo già con i colleghi degli altri Stati europei e non solo in maniera assidua e ci scambiamo informazioni in tempo reale”, ha aggiunto Minniti. Ma il terrorismo internazionale è imprevedibile, “talmente tanto da rasentare l’assurdità: l’11 settembre era un’operazione così difficile che anche piccoli segnali che si potevano cogliere non sono stati colti perché sembra impossibile che potesse succedere davvero”. Rispetto all’11 settembre oggi il terrorismo internazionale è più spontaneo e quindi più pericoloso. A ingigantire questa spontaneità ci pensa la Rete: “I terroristi sono più preoccupati di documentare le loro azioni che delle reali conseguenze”, ha raccontato Minniti che poi ha detto ancora: “Attraverso la Rete si crea una sorta di mito di potenza e voglia di emulazione: io mi faccio saltare in aria con una cintura piena di esplosivo ma se tu non ce l’hai e hai un kalashnikov usa quello e se non ha neanche quello usa un coltello o una macchina”. Il self service irrompe più facilmente nella quotidianità. Quindi, come si fa a combatterlo? “Cercando di ridurre al minimo l’imprevedibilità. Le macchine non possono fare tutto: l’innovazione infatti ha la capacità di conoscere e scoprire il mondo cyber ma all’intelligenza umana resta il compito più importante”. La chiosa poi arriva sul rapporta tra sicurezza e libertà che immancabilmente viene intaccato dall’imprevedibilità della minaccia terroristica. Quanto volte infatti abbiamo detto non faccio questo o quello così non corro il rischio. “Mai rinunciare a un pezzo della propria libertà in nome della sicurezza. La democrazia si fonda sulla libertà se svuotiamo i suoi fondamenti diventa più debole e quindi più vulnerabile”.

ultima modifica: 2016-11-17T06:13:28+00:00 da Antonella Luppoli

 

 

 

 

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