L'articolo di Giuseppe Pennisi

Si stanno delineando le prime nomine di Donald Trump, quelle dei segretari, ossia dei ministri. E sulla base di queste indiscrezioni si possono anticipare i lineamenti di politica economica della nuova Amministrazione americana ed i rischi e le opportunità per l’Europa e l’Italia.

Una difficoltà sarà la probabile nomina di John Bolton a Segretario di Stato. E’ l’opposto della posizione pacifista tradizionalmente ispiratrice dell’azione dell’Italia sin dall’inizio del Secondo Dopo Guerra. Strettamente legato ai “falchi” di Tel Aviv , è quasi iper-israeliano. Tra i proponenti della guerra in Iraq ai tempi delle amministrazioni Reagan, ha di recente favorito la creazione di un Sunnistan, nuovo Stato tra Siria e Iraq. Non ha grande fiducia della capacità dell’Unione Europea (UE) di darsi un’autonoma capacità di difesa. E. quindi, un sostenitore della NATO quale strumento di difesa collettiva.

Due personalità con il quale il governo italiano potrà convivere sono Steven Mnuchin (di provenienza Goldman Sachs) e Newt Gingrich, già presidente della Camera dei Rappresentanti. Ambedue sono su posizioni iper-liberiste sul mercato interno, ma piuttosto protezionisti su quello internazionale. Inoltre Mnuchin insiste per un maggior “coordinamento” tra la Federal Reserve e la Casa Bianca, limitando l’indipendenza della prima . Quindi, bisognerà dire addio alle prospettive di negoziati commerciali attraverso l’Atlantico ed abituarsi alla Fed che guarderà più alle esigenze interne degli Stati Uniti che al resto del mondo.

Nessuno dei nomi che circolano a Washington per posizioni di rilievo nella nuova amministrazione è particolarmente europeista. Il progetto di una comunità economica atlantica con due pilastri, è definitivamente sepolto. Gli uomini e le donne americane (quali Sarah Palin in predicato alla Sanità), ci considerano un continente vecchio e rissoso con leader poco affidabili.

Si prospettano tempi duri nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico?

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