La testimonianza di Francesco Paravati

L’ultimo sgarbo la campagna arrabbiata di Donald Trump lo ha riservato ai non americani. Nessuna possibilità di fare volontariato per chi non è nato in Usa e nessuna possibilità di accesso per i supporter stranieri nell’hotel Hilton nei pressi di Time Square, dove the Donald ha deciso di attendere le elezioni. Una location insolita, sicuramente piccola, non sufficiente ad accontentare tutte le richieste di partecipazione. Così dall’Hilton sono rimasti fuori, per non meglio motivata mancanza di spazio, anche tutti i corrispondenti stranieri, nonostante avessero da mesi chiesto di ottenere le credenziali, costretti ad assieparsi sulla 5th avenue, fotografati dai turisti che invadono l’area sotto l’ombra del Moma.

Fortunatamente la giornata più che primaverile ha reso più facile digerire la notizia e poi il fatto di essere a un passo da Time Square concede uno scenario perfetto per le telecamere a caccia di stereotipi newyorchesi per i loro collegamenti, meglio di una triste hall di un albergo. Anche i media italiani sono rimasti fuori dal “tempio”, stessa amara sorte dopo anni di corrispondenze da New York condivisa dall’inviata di Sky Liliana Faccioli dalle troupe Rai, così come dai blogger, per tutti un secco niente da fare la campagna di Trump non ha né spazio né tempo né voglia di parlare con loro. Segno evidente del nervosismo che ha caratterizzato gli ultimi frenetici giorni della campagna elettorale, con Donald Trump che viaggiava sul suo trumpaereo da uno stato all’altro, proclamando improbabili vittorie, gettando pericolosi sospetti sule regolarità dei voti.

A New York dove il voto è elettronico nessuna fila ai seggi per una normale affluenza, senza intoppi o file, ma l’America è grande e attraversa tre fusi orari, l’ultimo stato a chiudere i seggi è la California, tre ore dopo New York, mentre la Florida è la prima. Già nelle ore precedenti l’apertura dei seggi i messaggi sms, le telefonate, gli inviti ad andare a votare si erano scatenati così come le telefonate per assicurarsi gli elettori indecisi, con un ritmo invadente che ha risparmiato la democratica New York di Stati “sicuri” di barattare il loro voto con quello di un elettore indipendente in uno swinging state, che non volendo votare la Clinton accettava di faro per ottenere voti de suo candidato a cui era necessario il 5% per ottenere un seggio al senato.

Davanti a me un fan della Clinton grazie alla app che funziona come un social network e per cui fa fede il profilo Facebook, ha accettato di votare a New York per Gary Johnson e in cambio ha ottenuto un voto per la Clinton in un Michigan altrimenti ballerino. Diavolerie tecnologiche che vanno naturalmente a favore dei democratici, come la pochezza delle tecnologie usate da Trump nella sua campagna ha dimostrato, basta mettere a confronto i due siti internet ufficiali per accorgersene. Nell’ultimo week end anche la Trump tower a un passo da Central Park sulla 5 avente, sede del reclutamento volontari, è stata presa d’assalto anche se senza troppo entusiasmo. a differenza degli uffici aperti dei democratici per fare volontariato per the Donald bisognava ricevere una password da presentare all’accesso e poi mettersi pazientemente in fila. nessuna possibilità’ di votare o accedere alla notte dell’evento per chi non aveva un passaporto americano. intanto un po’ di fanatici erano stati piazzati sulla porta girevole della Trump tower, per fare un po’ di colore a favore dei turisti dello struscio, guardati a vista dalla professionalissima polizia di New York.

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