Chi c'era e cosa si è detto alla manifestazione organizzata da Massimo Gandolfini, leader del Family Day, e da Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori.

“Il comitato famiglie per il No non nasce per un risentimento nei confronti di Matteo Renzi, ma per il fatto che non si è tenuto assolutamente conto del comune sentire degli italiani. E guardate come sono andate a finire le elezioni negli Stati Uniti…”. È il commento beffardo con cui Massimo Gandolfini, il leader del Movimento del Family Day, ha iniziato il suo discorso alla manifestazione, promossa alla ex-Domus Pacis di Roma assieme a MCL – il Movimento cristiano lavoratori di Carlo Costalli – per esporre le ragioni del “No alla riforma costituzionale. “Quel voto ci dimostra che la cupola politica e partitica di oggi è terribilmente scollata rispetto al sentire della gente, la stessa gente che ha manifestato a piazza san Giovanni. E come scrisse san Giovanni Paolo II, per avere una sana identità dobbiamo avere memoria del passato”.

LA SALVAGUARDIA DELLA FAMIGLIA COME ELEMENTO CENTRALE DEL NO

L’obiettivo di Gandolfini è uno: salvaguardare la famiglia da ogni possibile “deriva, anche lontana, di imposizione autoritaria e centralista” della riforma di Renzi: “La richiesta che non è stata rispettata è quasi banale: quello che si chiedeva era tutelare la famiglia, garantire i diritti civili dedicati della persona ma evitare una sovrapposizione tra i due, e quindi evitarne la conseguente confusione, che ha una grave ricaduta pedagogica sui nostri figli e nipoti. Dietro una legge che potrebbe essere scambiata per ordinaria c’è una vera rivoluzione antropologica, ed è contro questa che si sono mobilitate milioni di persone”. La disintermediazione infatti, che Gandolfini imputa tra gli obiettivi del disegno del governo Renzi, “mette all’angolo famiglia, rappresentanze dei lavoratori, corpi intermedi e partecipazione del popolo”: “È stato imposto, attraverso la fiducia, un bavaglio democratico. Questo tipo di governo non ci rappresenta, ed è lì nascono i comitati della famiglie per il no”. Il medico, nato a Roma ma di famiglia bresciana, chiama in causa anche la vicenda di Radio Maria, quella delle frasi pronunciate a proposito del terremoto, (bacchettato dalla Santa Sede e sospeso dalla stessa Radio Maria): “Con la strumentalizzazione delle parole di padre Cavalcoli – dice Gandolfini – si vuole fare in modo che un ministro del culto, che in un paese democratico dovrà avere libertà di espressione riguardo al proprio credo religioso, non possa fare affermazioni prese dal Levitico o dalle lettere di san Paolo”.
PER GANDOLFINI “VA BENE LA MANUTENZIONE MA COSÌ SI IMBAVAGLIA L’ORGANO LEGISLATIVO”

Tuttavia da parte di Gandolfini vi sono anche spazi di apertura rispetto a una modifica della carta costituzionale, ma non di certo alla riforma oggetto del referendum: “Dopo 70 anni un po’ di manutenzione è necessaria, è chiaro: ma questa riforma cambia 47 articoli, un terzo. A colpi di voti di fiducia, soprattutto per l’Italicum. E lì è stato fatto, anche dal presidente Napolitano, un grande colpo di Stato”. L’intervento del leader del Family Day infatti va ben oltre la riforma, in gioco c’è una contesa tutta politica: e non a caso subito sotto il palco, in prima fila, si vedono diversi esponenti politici ben attenti alle parole del medico: da Gasparri a Giovanardi, da Quagliarello a Malan. “Vedendo l’iter parlamentare delle unioni civili ci siamo resi conto che se in un bicameralismo paritario come quello nostro di oggi una legge così divisiva, e eticamente così sensibile, passa con l’imposizione del voto di fiducia, cosa succederà domani?” si chiede Gandolfini. “Quando l’esecutivo potrà imporre all’unica camera legislativa, magari utilizzando l’articolo del voto a data certa o la clausola di supremazia bloccando eventuali modifiche del senato, significa che può imbavagliare letteralmente il potere legislativo; allora succederà che ogni disegno di legge governativo diventerà una legge dello stato pochissimi giorni dopo. E questo è un passaggio pericolosissimo”.

“COME PER I COSTITUENTI, LA RIFORMA NON È PREDA DI PARTITI MA VA CONDIVISA”, DICE GANDOLFINI

Allo stesso tempo però la chiave di lettura è anche storica: “I padri costituenti, che dietro le spalle avevano i morti, il fascismo, le dittature, sapevano che se si voleva rifondare dalla base lo Stato bisognava fare delle formazioni valoriali di alto livello: la costituzione non può stare sotto i partiti, non può essere il partito di maggioranza che impone la riforma della costituzione”. Tirando in ballo, non a caso, un precedente storico in particolare: “Era il 1923 e Mussolini convince Giacomo Acerbo, un sottosegretario, a scrivere una legge nella quale viene dato al partito vincente un bonus che gli garantisce la maggioranza assoluta in parlamento. Cosa accade? Alle prime elezioni il partito fascista utilizzando la legalità, e cioè il bonus della legge Acerbo, impone uno stato di maggioranza tale per cui quella legge non verrà più applicata e nascerà la dittatura. Questa è la realtà storica” chiosa il medico, che conclude: “Lo storico Alessandro Visani parla di classico esempio di suicidio della democrazia rappresentativa, perché fornì all’esecutivo lo strumento principe che gli avrebbe consentito di introdurre le innovazioni più traumatiche e lesive della legalità reale, escludendo per i cittadini ogni possibilità di scelta”.

PIENA INTESA CON IL MCL DI COSTALLI: “LA RIFORMA DESTRUTTURA LA NOSTRA SOCIETÀ”

Tutte affermazioni, quelle di Gandolfini, che trovano poi il pieno appoggio del presidente di Mcl Carlo Costalli, che a sua volta con toni particolarmente allarmati ha attaccato più che direttamente il governo Renzi: “La riforma Renzi-Boschi è propedeutica alla definitiva destrutturazione della nostra società, proprio a partire dai suoi due cardini principali: la famiglia e il lavoro. Non c’è bisogno che ricordi quanto, al di là delle ipocrisia delle belle parole, abbia già fatto contro di loro”. Puntando il dito in particolare contro la legge Cirinnà e il Jobs act: “una riforma del lavoro liquida e neoliberista, basata su incentivi temporanei che non appena sono stati dimezzati hanno fatto registrare un crollo dei posti di lavoro”.

PER COSTALLI L’OPPOSIZIONE È TUTTA DI SENSO POLITICO

Anche se il punto centrale dell’attacco di Costalli, che riassume tutto il senso della manifestazione, è “la specifica visione di futuro” che c’è “dietro al confronto referendario”, che “non è la nostra e che respingiamo con forza”, afferma: “Non possiamo né vogliamo accogliere l’invito del presidente Napolitano a focalizzare l’attenzione sulle questioni di merito, tecnico-giuridiche”, ma piuttosto considerare “l’enorme valenza politica di questo referendum”. “Abbiamo approfondito la riforma, come consigliato dal cardinal Bagnasco – continua Costalli – e così abbiamo capito qual è la vera posta in gioco”: vale a dire “il senso politico della riforma, gli equilibri di potere che consolida, e l’idea di società che innerva”. Quella società cioè “totalmente subalterna al pensiero unico neo-illuminista, alla colonizzazione mediatico-culturale, allo sfaldamento dei valori della famiglia, del lavoro, della comunità, dell’identità, dei valori e delle tradizioni del nostro popolo”. Massima apertura quindi, per Costalli, a chi “ha a cuore le garanzie costituzionali di sussidiarietà e integrità della persona”: “Siamo qui in forza di una logica di potere”, contro la “propaganda che ha voluto far passare quanti si oppongono alla riforma come nemici dello sviluppo del Paese”: “Proprio noi che lo edifichiamo ogni giorno, con la famiglia e con il lavoro”.

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