Gli approfondimenti a puntate del prof. Carlo Fusaro, professore di diritto elettorale e parlamentare alla Scuola “C. Alfieri” dell’Università di Firenze, uno dei principali professori che sostengono il Sì al referendum del 4 dicembre.

Ogni riforma – come tutti i cambiamenti veri – comporta incognite. Riforme a esito sicuro e garantito non se ne conoscono: e questa non fa eccezione. Altrimenti non sarebbero una cosa seria.

Ci sono comunque innovazioni sulle quali si può mettere una mano sul fuoco, per così dire: non comportano incertezze, né dubbi: il superamento del bicameralismo paritario indifferenziato, in sé, per esempio; l’abolizione dell’assurdo meccanismo della doppia fiducia di un solo Governo con due diverse Camere diversamente composte; l’abolizione del CNEL; l’abolizione di ogni riferimento alle province; la previsione del referendum abrogativo a quorum ridotto e proporzionato ai votanti delle ultime elezioni; la clausola di supremazia in virtù della quale la legge dello Stato – quando occorre per conclamate esigenze unitarie – può disciplinare materie che sarebbero delle Regioni.

Per altre innovazioni, alcune collegate con le prime, molto dipende da come verranno in concreto attuate e interpretate.

Facciamo – con serietà e senza infingimenti – alcuni esempi concreti:

(a) per assicurare una certa competenza legislativa paritaria al Senato si è fatto un elenco di materie che, secondo taluno, può essere considerato anche troppo lungo; più semplice sarebbe stato dire: prevale sempre e comunque la Camera; inoltre a suon di emendamenti si sono introdotti diversi sub-procedimenti legislativi: secondo i critici troppi; infine la scelta del procedimento è affidata a un’intesa fra i presidenti delle due Camere; come funzionerà tutto ciò – ovviamente – è da verificare;

(b) seconda e forse principale grande incognita: si riuscirà a fare del Senato il vero organo di rappresentanza delle autonomie oppure la componente partitica prevarrà? in generale: si riuscirà a organizzare coordinatamente l’attività del nuovo Senato con quella dei Consigli regionali (di fatto 21) di cui i senatori sono espressione (per non dire dei Comuni di cui 21 di loro saranno sindaci); in altre parole: ci sarà da avviare al più presto una grande e creativa fase di riforma dei regolamenti sia delle due Camere sia dei Consigli regionali, tutti, nessuno escluso; nella riforma le premesse positive ci sono, ma occorrerà utilizzarle bene;

(c) come si coordinerà l’attività del nuovo Senato con quella della Conferenza Stato-Regioni e quella Stato-Città?

(d) come sarà disciplinata – esattamente – l’elezione dei senatori e come si conseguirà il delicato equilibrio fra indicazione da parte degli elettori e scelta da parte dei Consigli? occorrerà trovare un giusto bilanciamento perché bisogna evitare che i consiglieri-senatori abbiano piena legittimazione popolare che li renda rappresentanti politici a tutto tondo: sarebbe contro aspetti essenziali della riforma;

(e) nella prassi si instaurerà la regola politica e non giuridica che entrino nel nuovo Senato i presidente delle Regioni a fianco dei grandi sindaci (sembrerebbe quasi automatico, tanto più sono gli uni e gli altri i più chiaramente indicati dagli elettori! ma non è detto?

(f) come funzionerà l’elezione del presidente della Repubblica dopo l’introduzione del voto a maggioranza fortemente qualificata (tre quinti dei votanti che però in genere coincidono o poco meno con gli aventi diritto)? avremo paralisi decisionale oppure alla forza politica maggioritaria alla Camera riuscirà coagulare in breve tempo i consensi su una personalità in grado di ottenere dopo poche votazioni i suffragi che servono?

(g) quale disciplina verrà pensata per il nuovo referendum propositivo e di indirizzo? si riuscirà a farne uno strumento prezioso di maggior partecipazione e non un intralcio ulteriore a istituzioni rappresentative fortemente bisognose di rilancio?

(h) alla prova dei fatti andrà bene (meglio che nel 2001) l’elenco delle materie riservate dal nuovo art. 117.2 allo Stato?

(i) come funzionerà la abolizione della legislazione concorrente e il tentativo di ridurre la conflittualità Stato-Regioni davanti alla Corte (a parte un’inevitabile periodo iniziale di assestamento, da considerarsi fisiologico)?

(l) come evolveranno la disciplina e i poteri delle Regioni a statuto speciale, cui questa riforma non si applica?

Nel complesso nulla, francamente, di cui spaventarsi, purché si nutra la consapevolezza che si tratterà di un’opera di lungo respiro, cui dedicare il dovuto impegno per il tempo necessario e con la necessaria coerenza rispetto alle scelte di fondo già compiute. Inoltre, ricordiamo che per evitare delusioni la regola principe è non crearsi e non creare eccessive illusioni: i miracoli non sono di questa terra (specie per chi è laico) e questa riforma andrà a regime non prima di un decennio. Alcuni frutti si vedranno subito, come alcune difficoltà. Per il resto bisognerà darsi da fare e non bruciare le tappe.

Quinta di una serie di puntate tratte dalla guida alla riforma costituzionale scritta dal prof. Carlo Fusaro. La prima è consultabile qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui, la quinta qui, la sesta qui.  

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