Ma che cosa è un festival? Siamo alla vigilia di Natale e stanno iniziando ad un uscire i programmi di festival estivi, grandi ed estivi, e spesso in forma preliminare. Abbiamo avuto l’occasione di chiederlo a Helga Rabl-StadlerMarkus Hinterhäuser che, da cinque anni, impostano e gestiscono insieme uno dei Festival più noti e di maggior prestigio al mondo, quello di Salisburgo nelle sue edizioni di Pentecoste d’Estate; sono rispettivamente il Presidente ed il Segretario Generale della manifestazione. Collaborano strettamente con loro Bettina Hering, da quest’anno direttore della drammaturgia e Florian Wiegand, direttore della sinfonica.

Cos’è il Festival? 

E’ una questione che si sono posti nel 1920, i fondatori del Festival di Salisburgo quanto si posero il problema di una creare “una drammaturgia di Salisburgo che fosse unica al mondo” ed il cui brevetto esclusivo venisse rinnovato ogni anno, Hugo von Hofmannsthal e Max Reinhard lo scrissero cento anni fa nella loro proposta, rivolta al mondo intero: Festspiele in Salzburg – A Festival in Salzburg. Una proposta equivalente ad un manifesto programmatico di obiettivi e programmi. L’idea di base era allora e lo è anche oggi: trovare un luogo ideale lontano dalla vita quotidiana e le occupazioni, delle grandi città, ed entrare in nuovo contesto di esistenza. I festival devono  farci uscire dall’ordinario e porci in un differente contesto di esistenza. Devono creare una costellazione artistica straordinaria (nel senso di “fuori dall’ordinario”) e dare una loro ospiti non solo distrazione dal quotidiano ma anche e soprattutto occasione per riflettere. Il Festival che noi dirigiamo ha l’ambizione di essere l’epicentro dello straordinario.

Non è una missione semplice. Come pensate di articolarla?

Sappiamo che è un compito durissimo. Ma è quello che ci impone la nostra ‘unicità’ in mondo in cui cresce la competizione con altri festival. Abbiamo con Bettina Hering e Florian Weigand una nuova squadra che ci affianca e ci rinnova . L’arte ha sempre posto gli interrogativi dell’esistenza e della onnipotenza della morte. Quest’anno possiamo toccarlo con mano nei lavori di Monteverdi, di Mozart, di Shostakovic e di Gérard Grisey. Lo vediamo in Hugo von  Hofmannsthal e di Frank Wedekind. Lo sperimentiano nell’Aida di Shrin Neshat e nel Wozzeck di Willian Kentridge. Ci riallacciamo alla grande tradizione di Salisburgo che da preminenza al visivo. Esaminiamo il nesso tra arte e società utilizzando come esempio le grandi fenomenologie del potere. Tutte la opera in programma da La Clemenza di Tito e Re Lear di Aribert Reinman, i drammi come Rose Bernd di Hauptmann e Lulu di Wedekind ed i concert, pongono interrogativi profondi sulle strategie per il potere, la perdita di connessioni umane e gli effetti sulle strutture sociali.

In breve.

Svegliare le orecchie, gli occhi, il pensiero e l’intelligenza umana: La massima di Luigi Nono: la testimonianza di orecchi, occhi e coscienza ci ha accompagnata nel riprogrammare i nostri processi interiori. Tuttavia il successo di un festival richiede controparti: un pubblico che  deve contenere il meglio “per dare vita al miracolo perfetto che nelle serate fortunate il teatro può creare” come diceva Max Reinhardt.

Il Festival estivo 2017 include, nell’arco di 41 giorni, 195 rappresentazioni in 15 teatri o spazi scenici. Cinque nuove produzioni di opera, due di opera in versione di concerto, tre opere in versione semi-scenica, ed una ripresa dal Festival di Pentecoste. Per un totale di 40 rappresentazioni. Quattro nuove produzioni di prosa, una nuova versione di Jedermann, quattro riprese, tre letture di 54 rappresentazioni, 79 concerti, ed una serata di Gala.

Sono in vendita 222,500 biglietto i cui prezzi variano da 5 a 450 euro; circa la metà costano da 5 a 105 euro.

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