Le consultazioni del presidente Sergio Mattarella avanzano compatte, scadenzate rigorosamente, e la passerella di chi esce e di chi entra dal Quirinale entra liturgicamente nelle nostre case attraverso le tv, mentre con una certa immancabile arroganza. Matteo Renzi a Palazzo Chigi, ben piantato sul trono, fa le sue.
Entro questa sera sapremo se le anticipazioni sul presidente incaricato dal presidente della Repubblica confermeranno Paolo Gentiloni, signore pacato e politico di lungo corso, o avremo ancora una volta un’avanzata dell’esercito dei magistrati.
A questo proposito, non c’è dubbio che Pietro Grasso sia una persona che riscuote rispetto e fiducia e, personalmente, simpatia per quella lieve ironica fermezza con la quale esercita il suo ruolo in Senato. Tuttavia, si profila sempre di più il potere degli eminentissimi togati, sui quali è d’obbligo una riflessione. E’ il caso del governo di Roma con scorribande legate alle giunte, a Mafia Capitale che si arricchisce di indagini carsiche che improvvisamente diventano pubbliche; e ancora della Corte Costituzionale che rimpalla la legge Madia; e oggi della Consulta che si era detta già pronta, attraverso le parole del presidente medesimo, a pronunciarsi sul maledetto Italicum prima del 4 dicembre, e che ora rimanda al 24 Gennaio il suo verdetto.

Dopodiché il parlamento ci metta le mani per aggiustare una situazione invereconda. Così restiamo bloccati in preda a una tempistica dettata dai togati e dalla possibilità che uno di loro, con l’ermellino in tasca, sia pronto a sacrificarsi per la buona causa. Intanto ci prendiamo il diritto di spiegare a chi volesse capire bene di cosa parlano, o urlano alla Tv, quando litigano sull’Italicum e sul Consultellum.

Lo facciamo convinti che, come dimostrato recentemente dai quesiti della bocciata riforma Costituzionale renziana, le questioni nel merito sono sempre contaminate da confusioni. Partiamo dal 13 gennaio 2014, giorno in cui la Corte costituzionale con sentenza numero 1/2014 ha chiarito due sistemi elettorali per i due rami del parlamento. Per il Senato ha scelto un proporzionale puro con preferenza unica e soglia di sbarramento al 20% per le coalizioni su base regionale, soglia dell’8% per chi corre da solo e soglia del 3% per i partiti che fanno parte di una coalizione. Per la camera ha disegnato un sistema proporzionale puro con preferenza unica e soglia di sbarramento per le coalizioni al 10% e per ciascuna lista delle coalizioni al 2%. Dunque il Consultellum al Senato c’è e rimane, mentre alla Camera l’Italicum non c’è più dal 1 luglio 2016 e sarà sostituito da una nuova legge elettorale dopo che la Consulta il 24 gennaio si sarà pronunciata. La Consulta, però, come ha detto, già nel 2014 si è pronunciata chiaramente: proporzionale puro, preferenza unica e soglia di sbarramento al 10% per le coalizioni e al 2% per le liste. Portino dunque in parlamento quella legge elettorale e ci mettano la faccia tutti, anche perché questa Costituzione non si merita un trattamento così scellerato. E diamo un governo al nostro Paese, che di questo ha bisogno, e magari scelto anche dagli italiani.

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