Due economisti austriaci, Matthias Weik e Mark Friedrich, che vanno contro corrente come dimostrano due pamphlet che sono diventati bestsellers, tuonano oggi contro troika e Grecia. E certificano come il fallimento dello Stato ellenico sia stato solo rimandato dall’Ue da tre memorandum proposti e applicati dai creditori internazionali.

GRECIA FALLITA
Sostengono che sulla Grecia sia stato sbagliato tutto. “E’un paese in bancarotta che molto tempo fa ha sostanzialmente rinviato il fallimento”, hanno dichiarato alla Deutsche Welle. E descrivono a tinte fosche la Grecia del 2017 dal punto di vista degli investimenti e degli sviluppi della crisi, perché con poche privatizzazioni e con un restringimento dei margini per attività commerciali e imprese, i giovani non potranno che continuare a emigrare.

Osservano che il Fondo Monetario Internazionale sta facendo marcia indietro sulla partecipazione alla “troika” per il semplice fatto che la Grecia non sarà mai in grado di ripagare i propri debiti, così come uno dei suoi principali dirigenti ammise candidamente ad inizio crisi. Era il gennaio del 2013 e Paul Thomsen disse apertamente che il Fondo vedeva “un buco nei conti” rapportato agli obiettivi che deve raggiungere la Grecia e “gli europei devono riempirlo”

Per questo Weik e Friedrich, aggiungono: “Nessun politico è mai stato in grado di dirci come potrà la fallita Grecia pagare i propri debiti. E’ora di smettere di buttare via i soldi che sono stati dati a chi non può gestirli”. Il futuro della Grecia non è votato all’ottimismo, sottolineano, perché il paese resterà appeso al siero dell’Ue, la situazione economica peggiorerà, ed escludono un’uscita della Grecia dall’eurozona nell’anno che sta per iniziare. Ma suppongono – aggiungono – che la riduzione del debito o anche l’haircut saranno presi in considerazione solo in un secondo momento, certamente non prima delle elezioni parlamentari in Germania. Quindi consigliano di non investire in titoli di stato greci o in polizze vita ma solo in mobili e immobili.

E’ TEMPO DI REALISMO
I due avanzano anche precise critiche a capitalismo, economia di mercato Ue ed economia globale, che hanno determinato la crisi storicamente più grave e duratura del secolo. “Orge di debiti universali, denaro a buon mercato, bolle nel settore degli investimenti, rischi delle banche al collasso e inflazione sono rischi per i risparmiatori. Per cui non è tempo né di pessimismo né di ottimismo, ma di realismo”. Sull’Italia esprimono l’ipotesi che ci sarà un referendum sull’euro, mentre in Francia pronosticano la vittoria di Marine Le Pen.

Weik e Friedrich Hanno scritto due libri che sono diventati bestseller. Il primo è del 2012 dal titolo “Il più grande furto della storia – perché gli onesti sono sempre più poveri e i ricchi ancora più ricchi“. Il secondo dal titolo “La soluzione”, che prevede la riduzione dei tassi di riferimento da parte della BCE, dichiarato il libro economico di maggior successo del 2014. Infine il prossimo maggio uscirà il loro terzo il lavoro intitolato “Errore capitale – Perché abbiamo bisogno di nuovo modo di pensare l’economia”.

CONTRO DRAGHI
Nel settembre 2012 avevano anche attaccato il numero uno della Bce Mario Draghi accusandolo di condurre una politica che porta direttamente all’iperinflazione. Erano i giorni in cui il presidente della Bundesbank Jens Weidmann aveva esplicitamente paventato il pericolo di iperinflazione causata dalla politica di espansione monetaria della Banca Centrale Europea. Per questo i due austriaci avevano accusato Draghi dalle colonne del quotidiano Wirtschaftsblatt: “La verità è che l’euro non si può salvare in quel modo, – dissero – perché tutte le monete che esistono solo sulla carta prima o poi vengono spazzate via. Sarà inevitabile un completo restart”.

LETTERA
Intanto ad Atene si registra un’altra puntata della diatriba tra governo Syriza e troika. Mentre con una mano Alexis Tsipras ha dato una mancetta natalizia ai pensionati (in sostanza una tantum di tredicesima ma senza una strategia preventiva sulle coperture) con l’altra il ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos ha scritto una missiva ai creditori e in sostanza si è scusato per l’iniziativa del suo premier da cui ha preso le distanze. Ha ribadito gli impegni della Grecia per il terzo pacchetto di salvataggio e ha sottolineato ciò che tutti sanno: ovvero che la Grecia è pronta a pagare pegno se non rispetterà gli impegni. Quindi il governo si impegna a non dare mai più bonus e ammette di aver agito in modo unilaterale, una pratica che è espressamente vietata dal memorandum che prescrive il controllo della troika per ogni iniziativa governativa. Nella lettera è confermato che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, scatterà un altro taglio alle pensioni, già previsto ipoteticamente dal 1 giugno 2017, a seguito della valutazione da parte dell’Eurogruppo programmata per il 10 maggio 2017.

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