“La matematica non sarà mai il mio mestiere”, cantava Antonello Venditti in “Notte prima degli esami”. “La statistica non sarà mai il mio mestiere”, pensava il giovane Enrico Giovannini quando era all’università. Poi, però, le cose sono cambiate. Giovannini non solo ha fatto della statistica il suo mestiere ma ne ha fatto anche la sua passione, tanto da arrivare a ricoprire ruoli importanti come presidente dell’Istat e chief statistician dell’Ocse.
Devo dire che la statistica mi ha sempre affascinato. In un mondo fatto di opinioni e polemiche, ha il pregio di creare qualche certezza su cui poter ragionare. Inoltre, nella mia attività di lobbying e public affairs, questa scienza è una valida alleata. I dati sono fondamentali per dare sostanza a posizioni e tesi, permettendoci di argomentare meglio le nostre analisi e proposte. Naturalmente, negli anni, ho imparato a mie spese che i numeri non sono un oracolo. Il famoso uomo con la testa nel forno e i piedi nel ghiaccio non si può dire che goda di un clima temperato. Tuttavia ritengo che la statistica rimanga un buon punto di partenza. Per questo motivo mi ha fatto particolarmente piacere ascoltare il punto di vista di un esperto del livello di Enrico Giovannini che Telos A&S ha intervistato per pinITALY.
Contro ogni previsione, Giovannini non ci ha parlato di numeri ma “delle persone e della vita”. Ha sottolineato come la statistica sia utile per intrepretare il nostro mondo, perché rileva le differenze, mette in evidenza gli andamenti, aiuta a fare previsioni per il futuro.
Con Giovannini abbiamo toccato anche temi di attualità, che riguardano il nostro Paese. Ne è emerso il quadro di un’Italia a due velocità. Il Nord e il Sud, le persone istruite e le persone che non hanno avuto la possibilità di studiare, gli uomini e le donne e così via. Tante differenze che la scienza statistica racconta. Poi sta alla politica decidere quale siano le scelte migliori. E governare di conseguenza.

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