L’articolo di Rossana Miranda

La Spagna non vuole fare la stessa fine dell’Italia. Il Parlamento ha tra le mani un dossier per la riforma della Costituzione, ma teme una crisi di governo. Dopo un anno e due elezioni, meglio non rischiare. E intanto il presidente Mariano Rajoy tira un sospiro di sollievo, poiché il suo partito è l’unico a non condividere la riforma costituzionale in modo ampio.

RIFORME COSTITUZIONALI IN SPAGNA

Approvata nel 1978, la Costituzione spagnola è stata riformata due volte: nel 1992 e nel 2011. Il Partito Socialista (Psoe), Unidos Podemos e Ciudadanos sono favorevoli a una nuova modifica. Il Partito Popolare, invece, è disposto a una riforma “concreta e specifica”.

L’IRONIA DI RAJOY

Se il premier Mariano Rajoy era già scettico nei confronti di una riforma costituzionale, la sconfitta del fronte del Sì, in Italia, con il referendum del 4 dicembre l’ha convinto ancora di più: “Adesso convocherò una consulta popolare”, ha detto con ironia durante i festeggiamenti tenutisi in Parlamento il 6 dicembre in occasione del XXXVIII anniversario della Costituzione.

PER L’UNITÀ DEL PAESE

Per il segretario generale del gruppo Popolare in Parlamento, José Antonio Bermúdez de Castro, la Costituzione spagnola è un “magnifico strumento per bloccare chi vuole rompere l’unità della Spagna”. Il presidente della comunità di Madrid, Cristina Cifuentes, ha detto che la Costituzione “può e deve essere oggetto di riforme”, ma allo stesso tempo si è detta contraria alle “pretese di riforme di rottura”.

PENSIONI, CATALOGNA E LEGGE ELETTORALE

Il Psoe vuole che il governo si impegni in tre settori sostanziali: il sistema pensionistico, la Catalogna e la Costituzione. I socialisti hanno proposto una riforma parziale della Costituzione per “una democrazia avanzata, partecipativa, consona alle necessità attuali”. Per questo hanno consegnato un documento chiedendo la “costituzione di una commissione al Congresso per fissare i contenuti iniziali; l’inclusione di nuovi diritti, la garanzia costituzionale dei diritti sociali, lo Stato di benessere e il patto politico con la Catalogna, rispettando i principi di uguaglianza e singolarità per un miglioramento del governo locale”.

L’ELIMINAZIONE DEL SENATO E DELLE PROVINCE 

Le richieste di Ciudadanos sono molto simili a quelle avanzate dalla riforma voluta da Renzi: la soppressione del Senato e la creazione di un Consiglio di presidenti delle Comunità autonome; la riforma dell’articolo 57 per l’eliminazione della preferenza dell’uomo sulla donna nella successione al trono; l’eliminazione delle province e la fusioni dei municipi; la garanzia di un organo di governo del potere giudiziario indipendente e la riforma elettorale per far sì che il voto degli spagnoli risponda al principio “una persona, un voto”.

IL DISPIACERE DI ALBERT RIVERA

Dopo la bocciatura del referendum costituzionale in Italia, secondo Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, per i partiti spagnoli è necessario trovare un ampio consenso. Ma questo non deve essere una scusa per l’immobilismo. “Il risultato del referendum italiano del 4 dicembre è una cattiva notizia per gli europeisti. Hanno vinto gli anti-europei e i populisti”, ha detto. Ma la lezione da imparare è che per modificare la Costituzione in Spagna c’è bisogno di un ampio consenso, uguale o maggiore a quello raggiunto nel 1978.

LE PROPOSTE DI PODEMOS

Sulla riforma costituzionale in Spagna, il segretario generale di Unidos Podemos, Pablo Iglesias, ha detto che bisogna modificare la Costituzione per riformare la giustizia, garantire l’autonomia e l’indipendenza dei giudici ed eliminare i legami con i partiti politici; cambiare la legge elettorale per assicurare un sistema più rappresentativo; garantire i diritti sociali, l’istruzione e la sanità e conferire loro lo statuto di diritti civili e politici; derogare l’articolo 35 sulla legge del lavoro ed eliminare l’impegno sul tetto del deficit dello 0,4 per cento del Pil e il pagamento del debito come priorità assoluta.

UN REFERENDUM NON VINCOLANTE

Per Iglesias, l’unica mossa positiva di Renzi è stata il referendum. Mentre in Italia è vincolante, in Spagna la riforma costituzionale potrebbe farsi con un patto tra Pp-Psoe e Ciudadanos e l’approvazione di due terzi del Congresso (233 deputati). Unidos Podemos e i suoi alleati potrebbero esigere il referendum, giacché rappresentano il 10 per cento del Congresso.

LA LEZIONE ITALIANA

“La débâcle della riforma costituzionale italiana, sconfitta la scorsa domenica per un eccesso di rabbia popolare, aumenta ombre, dubbi e timori sulla possibilità di portare avanti la riforma della Costituzione spagnola del 1978. Il caso Italia ha conseguenze in Spagna, non tutte preoccupanti per il presidente Mariano Rajoy, che vede aumentata la sua quotazione politica in Europa”, ha scritto Enric Juliana sul quotidiano La Vanguardia.

LA STABILITÀ DELLA SPAGNA

Il Psoe – ha aggiunto l’analista – ha un motivo in più per non fare rumore: “Renzi, che non è socialista ma democristiano con simpatie di sinistra moderata, faceva parte fino a domenica della lista di amici in Europa del Psoe […] La caduta di Renzi favorisce politicamente Rajoy, facendolo diventare l’alleato più sicuro di Angela Merkel a sud dell’Europa. La Spagna ora è simbolo di stabilità. Chi lo avrebbe detto tre mesi fa!”.

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