A leggere le cronache quotidiane viene da dire: povero mondo e poveri noi. Il mix tra i conflitti irrisolti e sempre più violenti (asimmetrici e cibernetici) in giro per il mondo (in una terza guerra mondiale e capitoli che, se non vede orizzonti di pace possibile, altrettanto non ha un “editore” almeno capace di mettere ordine) e la crisi economica ancora non risolta (anzi, dalle diseguaglianze crescenti) porta a una situazione complessiva di evidente e forte difficoltà.

Prevale, anzi domina, il pensiero lineare, quello che separa fra amici e nemici in una logica da “guerra fredda” calata nel mondo a-polare. Come possiamo parlare di “comunità” e di “relazioni” internazionali ? Per bene che vada, infatti, notiamo la progressiva autoreferenzialità dei poteri statuali e la de-generazione delle “relazioni” in “reazioni” internazionali.

Le “potenze” che abbiamo di fronte lavorano a tutto tranne che alla unità integrata del mondo. C’è una evidente competizione a occupare sfere d’influenza, pressoché dimenticato il destino dei popoli. E’ illusorio pensare che tale situazione sia sostenibile sul medio-termine: il nostro tempo storico si è ridotto all’ “eterno presente” e tutto sembra giocarsi a vantaggio di chi utilizza, con più abile spregiudicatezza di altri, la cultura della paura uccidendo la libertà nell’ansia da sicurezza.

 

 

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