Tagli al personale, rettifiche straordinarie sui crediti, niente cedola nel 2016, aumento di capitale nel 2017. E’ questo in sintesi il piano industriale di Unicredit svelato oggi dall’amministratore delegato del gruppo bancario, Jean-Pierre Mustier, a Londra.

LA SINTESI DEL MUSTIER-PENSIERO

“Fare i conti con il passato” è stato il primo slogan con cui il nuovo ad ha presentato il piano “Transform 2019” di revisione strategica. Il passato sono i 50 miliardi di crediti deteriorati della banca: uno stock che per il 64% si è innalzata tra il 2005 e il 2010. Un livello ora insostenibile, perché il contesto di crescita asfittica e di tassi zero rende non sopportabili dalla banca tali rischi e la vigilanza europea impone di ridurre questo ammontare. Per incidere, a Unicredit servono 13 miliardi di aumento di capitale (la stessa capitalizzazione che ha ormai la banca), 12,2 miliardi di perdite straordinarie nei conti 2016 – quasi tutte rettifiche su crediti – un taglio di costi per 1,7 miliardi nel triennio basato in gran parte sugli esuberi in Germania, Italia, Austria.

IL NODO AUMENTO DI CAPITALE

Unicredit lancia un aumento di capitale da 13 miliardi interamente garantito. L’assemblea straordinaria dei soci per deliberare sull’operazione è stata convocata il 12 gennaio. Secondo il ceo Mustier in conference call con i giornalisti l’aumento di capitale di Unicredit da 13 miliardi di euro si terrà “entro la fine del primo trimestre del 2017” spiegando che la vicenda del Monte dei Paschi di Siena non avrà conseguenze sull’operazione: “Siamo molto fiduciosi che la situazione di Mps si risolverà prima della fine dell’anno e non avrà alcun impatto sul nostro aumento di capitale” ha aggiunto il capo azienda dell’istituto di Piazza Cordusio.

COME PULIRE LE SOFFERENZE

Il gruppo bancario capitanato da Mustier realizzerà una svalutazione di asset e crediti per 12,2 miliardi nel quarto trimestre dell’anno contestualmente a un processo di riduzione del rischio che prevede una cartolarizzazione di 17,7 miliardi di sofferenze (Npl) di cui è prevista la cessione nel corso del piano strategico.

DOSSIER ESUBERI E TAGLI

Il piano industriale prevede ulteriori 6.500 esuberi netti entro il 2019, per una riduzione totale netta dei dipendenti a tempo pieno di circa 14.000 unità entro il 2019. Unicredit pianifica un 21% di riduzione della forza lavoro in Italia al 2019.  Si tratta di un quinto dei dipendenti. Prevista la chiusura anche di 800 filiali.

LE STIME SUGLI INDICI

Inoltre nel piano strategico si prevedono risparmi annui ricorrenti netti per 1,7 miliardi di euro dal 2019 e un rapporto costi/ricavi del gruppo inferiore al 52% dal 2019. Inoltre una migliore redditività con Rote (return on tangible equity) superiore al 9% dal 2019 e una politica di distribuzione dei dividendi cash compresa tra 20% e 50%. Al 2019 inoltre viene visto un costo del rischio del Gruppo a 49 punti base, in calo di 40 punti base rispetto al 2015.

LE PREVISIONI SUGLI UTILI

Il target dell’utile al 2019 è pari a 4,7 miliardi di euro, un rapporto tra costi e ricavi inferiore al 52%, un costo del rischio di 49 punti base, un ritorno sul capitale tangibile al 9% e un indicatore di solidità patrimoniale Cet1 fully loaded superiore al 12,5%, con una distribuzione cash superiore al 20%.

CESSIONI E PROGETTI

Le cessioni concordate dell’intera partecipazione in Pekao e Pioneer, oltre alla vendita già finalizzata dell’Ucraina e della partecipazione del 30% in Fineco, “portano a un aumento di 164 punti base” di uno degli indicatori più rilevanti della solidità di una banca (il Cet1 fully loaded). A proposito di una possibile aggregazione con Société Generale, Mustier è sembrato freddo: “Il nostro piano si basa sulle nostre forze e sullo sviluppo organico, ci stiamo focalizzando solo su tematiche organiche e non stiamo parlando con nessuno”. Unicredit invece manterrà il controllo di Fineco ed anche la sua quota in Mediobanca, di cui è il primo azionista con l’8,56%, perché la cessione sarebbe “negativa sul capitale”; mentre non acquisterà azioni in altri istituti tenendosi fuori da programmi nazionali di consolidamento del settore.

VOCI E RUMORS

A proposito di una possibile aggregazione con Société Generale, Mustier è sembrato freddo: “Il nostro piano si basa sulle nostre forze e sullo sviluppo organico, ci stiamo focalizzando solo su tematiche organiche e non stiamo parlando con nessuno”.

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