L'articolo di Alma Pantaleo

Ha avuto a disposizione solo tre minuti per rivolgere il suo messaggio alle centinaia di migliaia di persone che nella giornata di sabato hanno trasformato il Mall di Washington in un enorme serpentone di cartelli e slogan, ma le sono bastati per realizzare la portata rivoluzionaria di quell’idea nata su Facebook.

TERESA SHOOK, LA MENTE DI WOMEN’S MARCH

È Teresa Shook la mente di Women’s March, la marcia rosa per ribadire i diritti delle donne e per contestare la salita al potere di Donald Trump, che da Washington si è allargata in tutto il mondo. Si parla di 672 manifestazioni (di cui tre anche in Italia) e di due milioni e mezzo di donne che nella giornata di ieri hanno affollato piazze del mondo per dire “no” alla misoginia, al fanatismo, e far sentire la propria voce contro chi ha «insultato immigrati, musulmani, omosessuali, neri e disabili».

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COM’È NATA L’IDEA

«Sono sopraffatta dalla gioia. Un fatto negativo è stato trasformato in un evento positivo. Tutte queste persone che si uniscono per cercare di fare la differenza. Questo è quello che faremo nei prossimi quattro anni. Sta succedendo davvero». Non riesce a trattenere l’entusiasmo Teresa Shook, 60 anni, nonna di quattro nipotini, giudice in pensione ritiratasi da un po’ di tempo alle Hawaii.

Tutto è iniziato la notte dopo le elezioni che hanno incoronato Donald Trump presidente degli Stati Uniti. Incredula di quanto era appena accaduto, Teresa ha creato un evento privato su Facebook – solo i suoi amici potevano invitare altri amici a parteciparvi – scrivendo questa frase: “E se le donne marciassero in massa a Washington dopo l’Inauguration Day?” e lo ha condiviso con una dozzina di contatti. In pochi minuti sono arrivate 40 adesioni. Teresa Shook è andata a letto. Il giorno dopo, le donne iscritte alla pagina erano diventate 10mila.

COME SI È DIFFUSA LA “CHIAMATA” A MARCIARE

In una sola notte, l’evento è stato condiviso su diverse pagine Facebook, da quelle di sostegno a Hilary Clinton a quelle collegate alle organizzazioni femministe. Ma mai Teresa Shook avrebbe pensato di diventare l’organizzatrice di una manifestazione di protesta di questa portata, che è stata paragonata da alcuni alla grande marcia su Washington in cui il 28 agosto del 1963 Martin Luther King pronunciò il celebre discorso I have a dream.

«Quando mi sono svegliata, il fenomeno aveva assunto dimensioni pazzesche», spiega Teresa Shook al New York Times. «Non avevo nessun piano in merito, nessuna idea di quello che sarebbe successo. Ho solo detto “Credo che dovremmo marciare”».

Qui la video intervista realizzata tramite Facebook Live dalla giornalista del NYT Susan Chira: Teresa Shook interview to the New York Times.

LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO ADERITO AL PROGETTO

Pur restando dietro le quinte dell’organizzazione, la chiamata della Shook, diffusa da parte di individui e gruppi, si è concretizzata. Associazioni femministe, anti-Trump o di lotta per la parità dei diritti, hanno sostenuto l’organizzazione della marcia di Washington, diffondendo le informazioni sui social network.

Nel giro di qualche giorno più di 300.000 partecipanti si sono detti “interessati” all’evento condiviso sulla pagina Facebook di Women’s March. «La campagna elettorale si è rivelata traumatica per molte donne» spiega a Reuters Fontaine Pearson, una delle prime organizzatrici della manifestazione. «Penso che questo abbia risvegliato il senso civico e politico di molte di loro».

MAPPA DELLE MANIFESTAZIONI IN GIRO PER IL MONDO

In Usa, centinaia di migliaia di persone sono scese in strada a New York, Boston, Philadelphia, Miami e Tallahassee, capitale della Florida. E poi, sulla costa ovest, a Los Angeles e San Francisco. Manifestazioni appoggiate da altre star della musica e del cinema, come Beyoncé, Kate Perry, Scarlett Johansson o Charlize Theron. Dall’altra parte del mondo la giornata si era aperta con gli eventi in Australia e Nuova Zelanda. A Sidney, circa tremila persone hanno marciato da Hyde Park, nel centro della città, fino al consolato americano con striscioni con la scritta “Il femminismo è la mia lettera Trump“ o “Lottare come una ragazza“. Poi è toccato all’Asia, con gli eventi a Seul e Tokyo, a cui hanno preso parte centinaia di persone. In Europa, grande marcia a Londra, con la partecipazione di 80mila persone tra cui il sindaco laburista Sadiq Khan, così come a Barcellona e Madrid. A Milano, un centinaio di persone tra cittadine statunitensi e femministe italiane, si sono radunate in piazza della Scala. In duemila hanno manifestato a Vienna, un migliaio a Ginevra. Marce si sono tenute anche in altre grandi città come Berlino, Parigi, Roma e Amsterdam.

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«IL RISVEGLIO DELLA GIUSTIZIA SOCIALE»

«Credo che per molti di noi la giustizia sociale si sia risvegliata. La gente diventa attiva, più attiva rispetto a prima e credo che questo sia solo l’inizio», dice Teresa Shook. «Siamo tutti entusiasti e decisi a non mollare, a portare avanti questo movimento, per far sì che queste problematiche non vengano dimenticate. Credo davvero che emergeranno molti fattori positivi da questa marcia» spiega la Shook, prima di dare il via ad una manifestazione che ha tutti i requisiti per entrare nella storia. E tutto grazie al potere della rete.

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