“Io penso che potremo tagliare fino al 75 per cento delle tasse e delle regole che frenano il settore”, dice Donald Trump rivolgendosi ai tre grandi dell’auto Usa. Alla sua destra è seduta Mary Barra, ceo di Gm e membro a pieno titolo del panel dei 20 grandi dell’industria che consigliano il presidente. Alla sua sinistra, con l’immancabile maglioncino blu, c’è Sergio Marchionne. La multa dell’Epa contro i diesel Fiat Chrysler? “Io sono un ambientalista convinto – dice Trump – Ci credo sul serio. Ma mi sembra che siamo andati fuori misura”. E si ha quasi il sospetto che lo “sgambetto” dell’Epa a Fiat Chrysler, cioè la denuncia contro 104.000 motori presunti irregolari, suoni a titolo di merito per il neo-presidente, furioso per le ultime mosse dell’amministrazione Obama. Il mantra è uno solo: produrre, produrre americano. “Mark – dice il presidente parlando al numero uno di Ford, Mark Fields – Se vuoi espandere un impianto o aprirne uno nuovo non farti problemi. Chiamami e risolviamo tutto”. Marchionne prende la palla al balzo. “Presidente, apprezzo la missione di rendere l’America un grande posto per fare business, ma noi di Fiat Chrysler non abbiamo perso tempo: dal 2009 abbiamo investito 9,6 miliardi di dollari e creato 25 mila posti di lavoro”.

Più o meno è andato così il vertice tra i Big di Detroit e il presidente: tanti sorrisi, pacche sulle spalle e molta retorica, come si conviene in questi casi. Ma cionondimeno è stata una grande giornata per Marchionne. Ecco perché.

L’accoglienza di Trump cancella l’effetto della sanzione dell’Epa. E’ probabile che il “processo” al gruppo si concluda con una condanna, ma nell’ordine delle centinaia o addirittura delle decine di milioni di dollari. Niente di paragonabile al prezzo imposto a Volkswagen. Alla faccia delle richieste del ministro tedesco dei Trasporti Alexander Dobrinfy che vuol mettere fuori legge metà dei prodotti Fca.

Non a caso Fca, è balzata di nuovo sopra i 10 euro, con un progresso di quasi il 6 %, e ha archiviato ogni paura. Il risultato è molto più sensibile che per Gm e Ford, rispettivamente dell’1% e dell’1,3%. Certo, la società è alla vigilia dei conti che domani verranno approvati a Londra dal consiglio, ma al di là del trimestre conta la sensazione che l’era dei mega investimenti per modificare i motori sia per ora archiviata. Con un beneficio, per la sola Fca, di almeno 6,7 miliardi.

E’ l’opinione di Goldman Sachs che ha alzato il giudizio su Fca a 20,8 dollari (pari a circa 19,40 euro) dai precedenti 17,50 dollari (16,30 euro). Il giudizio sul titolo è rimasto Buy/Neutral. Il potenziale rialzo perciò è molto forte, pari al +102%. Da dove nasce tanta fiducia? Gli analisti della banca Usa sono convinti che l’offerta del gruppo è finalmente adeguata a rispondere alle richieste della domanda, specie quella Usa. Da Jeep ad Alfa ci sono auto in grado di garantire un buon margine operativo. L’azienda si sta spostando verso le alte cilindrate, facendo l’esatto opposto della Fiat “verde” (in realtà mai decollata) dell’epoca Obama.

La prossima scommessa, secondo gli analisti Usa, è di azzerare il debito grazie al boom industriale. A quel punto, il matrimonio con Gm o un altro big sarà senz’altro più facile. E Donald Trump non vede l’ora di celebrare l’avanzata di un colosso in grado di lasciarsi alle spalle i concorrenti giapponesi e tedeschi.

Per concludere, solo una domanda: sarà ancora conveniente esportare in Usa Alfa, Maserati e Jeep prodotte in Italia? Oppure Marchionne si scoprirà americano?

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