Il commento dell'editorialista Federico Guiglia

(Articolo pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi e tratto dal sito www.federicoguiglia.com)

Dalla Russia con stupore. Chi picchia la moglie in quel Paese potrà presto cavarsela con un’ammenda di ottanta euro.

È quanto prevede il minimo della sanzione, che già produce il massimo della polemica, in una nuova legge in dirittura d’arrivo a Mosca per depenalizzare la violenza domestica anche contro i figli. “Percosse in famiglia” è il reato che viene ammorbidito in assoluta controtendenza con le raccomandazioni da parte di organizzazioni internazionali come l’Onu ad aumentare il rigore punitivo nei codici per far diminuire la violenza contro donne e bambini. Solo un lontano e sorprendente cambiamento che poco ci riguarda?

Mica tanto. È vero che in Italia negli ultimi anni molto è migliorata la legislazione a tutela della donne vittime di violenza, in particolare nella prevenzione: come dare l’allarme in tempo agli investigatori, ecco il punto attorno al quale è cresciuto il dibattito sul femminicidio e si è affinata la tecnica legislativa. Ma se da noi a nessuno verrebbe in mente di attenuare le pene ai maschi picchiatori, la percezione sociale di questo abuso s’è incredibilmente abbassata. Lo rivela un sondaggio della Swg, secondo il quale è calata di dieci punti, dall’82 al 72 per cento, la percentuale di italiani che avverte oggi come un’emergenza l’uccisione o la violenza contro le donne da parte del partner. Ad abbassare la guardia sono in particolare gli uomini, i giovani nella fascia d’età 18/24 e i residenti al Nord, dove pure si registra il maggior numero dei femminicidi (il 53 per cento dell’intero anno scorso).

Il sondaggio arriva proprio nel giorno in cui a Parma una donna di quarantaquattro anni, Arianna Rivara, è stata trovata senza vita, pare strangolata, in un appartamento. Giaceva accanto al corpo dell’ex compagno cinquantenne morto anche lui. Un omicidio-suicidio secondo i rilievi dei carabinieri. Un femminicidio ogni tre giorni è la media drammatica, più volte denunciata, che non accenna a fermarsi. Come si spiega, allora, che, a fronte di tante donne ammazzate, sfregiate con l’acido, brutalmente picchiate, si affievolisca l’idea del fenomeno prioritario da affrontare? Eppure la maggioranza del campione interpellato (85 per cento) considera la violenza alle donne “assolutamente ingiustificabile”. Quindi non nasconde, non rimuove la gravità del reato. Mettere insieme gravità e urgenza è il passo decisivo da compiere contro il femminicidio ancora sottovalutato.

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