L’approfondimento di Rossana Miranda

“Le misure annunciate da Macri negli ultimi giorno hanno facilitato il respingimento e l’espulsione degli immigrati, provocando il confronto con il presidente Trump e un feroce dibattito sull’immigrazione”. Così il New York Times commenta i cambiamenti alla normativa che regola l’ingresso di stranieri in Argentina.

IL DECRETO DI MACRI

Lo scorso 30 gennaio, il presidente argentino ha emanato un decreto molto simile al provvedimento emesso da Donald Trump contro i cittadini di sette stati a maggioranza musulmana. Il decreto argentino accelera i processi di deportazione per gli stranieri che hanno commesso “reati di crimine organizzato”, ma si può applicare “anche rispetto a crimini minori come bloccare una strada durante una protesta”, hanno scritto Simon Romero e Daniel Politi sul New York Times.

LA SITUAZIONE CARCERARIA 

Circa il 22 per cento dei detenuti in Argentina sono stranieri e con questa misura si cerca di ridurre la popolazione carceraria. Gli immigranti che vorranno opporsi alla deportazione avranno meno di una settimana di tempo per presentare l’appello. La normativa precedente prevedeva circa 30 giorni per la difesa e il diritto ad avere un avvocato d’ufficio messo a disposizione dal governo.

PRIMA L’ARGENTINA 

Nonostante Macri sia figlio di un immigrato italiano, ora che è al potere vuole mettere in chiaro che le sue priorità sono l’Argentina e gli argentini, proprio come sta facendo Trump con l’America e gli americani. “La mia principale preoccupazione è proteggere gli argentini, proteggerci […] non possiamo permettere che per inazione il crimine continui a scegliere l’Argentina come luogo per proliferare”, ha detto Macri in una conferenza stampa.

UN ALTRO MURO TRA BOLIVIA E ARGENTINA 

“Fratelli presidenti latinoamericani, dobbiamo essere una patria grande. Non seguiamo le politiche migratorie del nord”, ha scritto su Twitter il presidente della Bolivia, Evo Morales. Da alcuni mesi la stampa locale parla della probabile costruzione di un muro alla frontiera tra Argentina e Bolivia. La misura di Macri ha provocato tensioni diplomatiche nella regione. Boliviani, paraguaiani e peruviani sono stati segnalati pubblicamente dalle forze dell’ordine. Per il ministro della Sicurezza argentino, Patricia Bullrich, il problema non è l’immigrazione, ma il narcotraffico e il contrabbando.

L’INVITO IN ARGENTINA 

Il sociologo Guillermo Kantor ricorda che l’Argentina ha una lunga storia di immigrazione che privilegia gli immigranti europei a quelli provenienti dai Paesi vicini. Anche durante l’ultimo incontro con il presidente Macri, l’ex premier Matteo Renzi ha invitato i giovani italiani a cercare nuove opportunità di lavoro nel Paese sudamericano.

LA VECCHIA AMICIZIA TRA TRUMP E MACRI

Come ricorda la stampa argentina, Macri e Trump sono amici. È stata lui il primo presidente latinoamericano a parlare con il repubblicano dopo la vittoria elettorale. Secondo un giornalista argentino, Trump voleva approfittare della telefonata per chiedere a Macri di intercedere nell’approvazione di alcuni permessi edilizi, a Buenos Aires, per la costruzione di una nuova Trump Tower. I portavoce dei due presidenti hanno, però, smentito questa informazione.

Macri e Trump si conoscono da molto tempo. Negli anni Ottanta, il presidente argentino lavorò insieme a suo padre e Trump in un progetto immobiliare a New York. Una volta finito, i palazzi sono stati venduti interamente a Trump.

Alcuni oppositori sostengono che la nuova legge sull’immigrazione cerca di distrarre l’opinione pubblica dalla situazione economica argentina. A un anno dall’insediamento, Macri non ha ancora mantenuto le promesse elettorali. Eppure stando agli ultimi sondaggi gli argentini sono contenti delle recenti normative per fermare l’arrivo di nuovi stranieri.

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