Nel mare di incertezza che caratterizza la politica italiana un appuntamento elettorale certo esiste, ed è quello degli elettori siciliani che il prossimo mese di ottobre saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo presidente della Regione. Il presidente in carica Rosario Crocetta (nella foto) e il centrosinistra conquistarono, infatti, la regione il 28 ottobre 2012. Una sessione elettorale inconsueta, quella autunnale, dovuta al fatto che la precedente legislatura si chiuse anticipatamente.

La politica siciliana si avvicina a questo importante evento a modo suo: con colpi di scena in tutti gli schieramenti e alleanze più o meno inedite che, come la storia repubblicana insegna, potrebbero poi fungere da laboratorio politico per determinare nuovi scenari ben oltre lo Stretto.

In Sicilia la politica segue spesso percorsi magmatici di difficile lettura e interpretazione; e se da un lato non si è stati in grado di sfruttare l’Autonomia, dall’altro lato, è anche vero che fantasia e inventiva (spesso gattopardesche) non sono certo mancate nella definizione delle alleanze elettorali e parlamentari in seno all’Assemblea regionale siciliana, vero e proprio organo legislativo.

Un primo assaggio della campagna elettorale siciliana si è già avuto con la ventilata ipotesi delle primarie di coalizione nel centrodestra per la scelta del candidato unitario. Si tratta di un percorso già collaudato nel centrosinistra, non senza polemiche o proposte di modifica, che diventa però un territorio da esplorare nel centrodestra.

Non stupisce, pertanto, il fatto che le stesse siano state date per certe e poi smentite nell’arco di poco più di un un’ora. Questo il tempo intercorso tra l’agenzia che dava notizia dell’accordo è la nota perentoria della segreteria del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, con la quale si precisava che “qualsiasi dichiarazione o affermazione attribuita al presidente in merito alle elezioni siciliane era destituita di ogni fondamento”.

Quali le ragioni di questo dietrofront? La principale, forse, è quella avanzata da alcuni osservatori che vedrebbero la smentita come un chiaro messaggio del leader di Forza Italia a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, determinati ad indire primarie di coalizione a livello nazionale per la scelta del leader e del programma comune. Se si facessero primarie di coalizione in Sicilia, infatti, queste di certo costituirebbero un viatico “pericoloso” anche per la politica nazionale.

Berlusconi, com’è noto, non vede di buon occhio questo strumento e a tal proposito appare illuminante una dichiarazione rilasciata dall’ex presidente del Senato Renato Schifani. “Non sono contrario – ha detto l’esponente di FI – alle primarie in linea di principio, perché ci sono momenti in cui rappresentano una espressione di forte democrazia, ma perplesso sul ricorso a questo strumento per scegliere il candidato alla presidenza della Regione Siciliana di una coalizione di centrodestra che ha bisogno di ritrovare i motivi dello stare insieme e quindi rifondarsi. La posizione ufficiale di Forza Italia – continua il parlamentare forzista – è stata sempre quella di utilizzarle se regolamentate da legge. Si tratta di una posizione politica sempre coerente, ma ovviamente rivedibile soltanto in casi eccezionali e motivati”.

Non la pensa così, invece, il leader di Cantiere popolare e capogruppo di Scelta Civica-Ala alla Camera dei deputati, Saverio Romano, che a proposito delle primarie del centrodestra per la scelta del candidato scrive su twitter “ora discutere come e quando, ma la necessità di un metodo preselettivo per il candidato presidente è avvertita da tutti”.

Vedremo, quindi, se le primarie nel centrodestra in Sicilia rimarranno solo una suggestione o qualcosa di concreto. Siamo solo all’inizio di una lunga campagna elettorale che le incertezze politiche romane potrebbero contribuire a rendere quanto mai incerta.

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