L'analisi di Enrico Martial

Domenica 5 febbraio, l’elettricità e il riscaldamento sono tornati ad Avdiivka. La cittadina ucraina nei pressi di Donetsk ha passato davvero brutto momento tra due telefonate, quella di Donald Trump con Vladimir Putin del 28 gennaio e quella con il presidente ucraino Petro Poroshenko del 4 febbraio. Ci sono stati una quarantina di morti, missili Grad sulle case e nei campi, carri armati oltre le linee, tende riscaldate provvisorie nello stadio cittadino, l’ipotesi di evacuazione di 20.000 persone. Ed è stata l’occasione per precisare il posizionamento della nuova amministrazione statunitense rispetto alla Russia.

LA TELEFONATA TRUMP-PUTIN E L’INIZIO DEGLI SCONTRI 
Il 28 gennaio, i presidenti russi e statunitense parlano al telefono per un’oretta, con un generale messaggio di riavvicinamento, su Isis, Medio Oriente e Corea, Ucraina. Da parte statunitense la conversazione pare positiva, di riparazione di un rapporto danneggiato. La nota russa menziona la ripresa del “commercio di mutuo interesse e dei legami economici”, ma nella prudente conferenza stampa del giorno precedente, in occasione della visita di Theresa May, Donald Trump aveva affermato che era presto per parlare di superamento delle sanzioni.

Il giorno dopo la telefonata, il 29 gennaio, la situazione militare sulla linea di scontro del Donbass peggiora, in particolare a Mariupol, sulla costa del Mare d’Azov e sul potenziale corridoio che può condurre alla Crimea, e vicino a Donetsk, nella zona industriale di Avdiivka, che ospita una grande centrale a carbone. Si impiegano mezzi militari vietati dagli accordi di Minsk, ad Avdiivka le esplosioni colpiscono le reti di elettricità, gas e dell’acqua. Con la temperatura che scende oltre i meno 10 gradi, si crea un’emergenza umanitaria, con l’ipotesi di evacuazione di una parte della popolazione, e i bambini vengono comunque allontanati. Il quadro militare diventa rapidamente critico e imprevedibile, come sottolinea il vice capo degli osservatori Osce, Alexander Hug.

AZIONE DIPLOMATICA E CHIARIMENTI 
Il 30 gennaio il presidente ucraino Poroshenko deve interrompere la visita a Berlino, dove si trova per parlare di energia, di accordi di Minsk e forse della conversazione Putin-Trump, e deve invocare una riunione urgente del gruppo trilaterale di contatto di Minsk (Osce, Ucraina e Russia). Il 31 gennaio, Alexander Motuzyanik, portavoce del ministero ucraino della Difesa, esprime preoccupazione per le forze filorusse a sud di Avdiivka e per i loro progressi militari. Lo stesso giorno, Federica Mogherini per l’Ue invita alla cessazione immediata delle ostilità. Il 1° febbraio il gruppo di contatto di Minsk si riunisce e invita al cessate il fuoco, ma senza effetti immediati. Da parte americana inizia allora un chiarimento.

Il 2 febbraio, se l’ambasciatore russo all’Onu accusa l’Ucraina di voler cercare soluzioni militari al conflitto al Donbass, il nuovo ambasciatore statunitense, Nikki Haley condanna le azioni russe in Ucraina, proprio mentre il segretario di Stato Rex Tillerson incontra il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel. Il 3 febbraio il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, dice che Trump ha espresso nella telefonata a Putin una posizione statunitense riferita all’intero paesaggio geopolitico e fondata sull’interesse nazionale: le sanzioni sull’invasione dell’Ucraina restano dunque in vigore fino al ritiro delle truppe. Lo stesso Trump aveva lasciato passare messaggi personali chiari: per esempio con Julia Timoschenko al National Prayer Breakfast del 1° febbraio. Eppure gli scontri sono continuati, e la Mogherini si trova a dover chiamare il ministro russo degli esteri Sergey Lavrov il 3 febbraio.

TRUMP CHIAMA POROSHENKO
E così, il 4 febbraio Trump chiama al telefono Poroshenko, per affermare che lavorerà con l’Ucraina, la Russia e le altre parti in conflitto per restaurare la pace lungo il confine. La telefonata è di rassicurazione, i separatisti e i loro sostenitori dal Cremlino capiscono – forse anche attraverso altri messaggi non pubblici – e domenica 5 febbraio le ostilità si placano. Ad Avdiivka tornano luce, acqua e riscaldamento.

Lunedì 6 febbraio il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea si riunisce a Bruxelles sotto la presidenza di Federica Mogherini, anche per fare il punto sulla situazione in Ucraina, e inevitabilmente per parlare di Stati Uniti:  per prendere atto che sul caso russo-ucraino ( nell’immagine del doppio binario delineata da Formiche.net) è prevalsa a Washington  la posizione classica del confronto tra Stati e tra interessi nazionali, come sostenuta nella linea politica repubblicana e quindi in continuità sull’Ucraina.

In mezzo alla polemica europea anti-Trump,  è la lezione offerta dalla battaglia invernale di Avdiivka, con la sua quarantina di morti nello spazio di due telefonate.

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