Il commento di Giuliano Mandolesi, dottore commercialista

Torna lo spettro di una nuova patrimoniale in Italia?

La domanda che ci stiamo ponendo è dovuta alla dichiarazione di ieri sera di Gianni Cuperlo alla trasmissione “Otto e Mezzo”su La7, che vedrebbe appunto come soluzione alla crisi economica ed alla gravissima disoccupazione nel nostro Paese la possibile introduzione di una imposta patrimoniale.

Al solo nominarla torna alla mente di molti italiani, ancora traumatizzati, ciò che fece Giuliano Amato che nella notte tra il 9 ed il 10 luglio del 1992  prelevò senza alcun avvertimento il 6 per mille dai depositi bancari di tutti i cittadini, ma in realtà in Italia, se riflettiamo attentamente,  abbiamo applicate già numerose imposte che colpiscono il patrimonio come l’imu e la tasi, l’imposta di successione, quella di registro, il bollo e super bollo auto e le imposte ipocatastali e ci si chiede quindi se aggiungerne una nuova potrebbe effettivamente giovare alla nostra economia.

Di per sé, l’utilizzo delle imposte patrimoniali potrebbe essere in linea con il principio di capacità contributiva sancito all’art.53 della nostra Costituzione per cui “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità” laddove però questo ottemperi, attraverso il deciso taglio di altre imposte, come quelle sul lavoro ad esempio, a fini redistributivi della ricchezza e che non sia quindi solo la soluzione più semplice per fare cassa.

La preoccupazione è proprio questa, che invece di mettere in atto politiche  che garantiscano la ripresa dell’economia si ricorra, come al solito, alla soluzione più rapida e meno impegnativa ovvero mettere nuovamente le mani nelle tasche dei contribuenti già abbondantemente tassati e tartassati come evidenziato anche da una ricerca ISTAT di fine gennaio sul rapporto pressione fiscale/PIL che vede l’Italia sul podio in Europa, medaglia d’argento, preceduta dalla sola Francia.

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