Il commento del commercialista Giuliano Mandolesi

Non c’è distinzione tra partiti e movimenti, tra destra e sinistra, tra governo ed opposizione, ormai ogni dato economico, ogni pubblicazione dell’ISTAT, ogni report del MEF, viene commentato in maniera alterata e distorta per enfatizzare successi in realtà non conseguiti o evidenziare le fantomatiche sconfitte dell’avversario politico di turno.

Dopo i festeggiamenti del centrosinistra per il recupero record della riscossione, in realtà dopato dagli incassi della voluntary discosure, ed i commenti catastrofici del centrodestra sul crollo delle assunzioni nel 2016 rispetto al 2015, anno in cui però grazie alla decontribuzione totale si erano raggiunti risultati irreplicabili, con la restituzione degli 80 euro siamo al già al terzo caso del 2017 in cui la politica gioca con un dato economico manipolandolo per meri fini elettorali.

Se vogliamo però analizzare tecnicamente la restituzione 80 euro, senza entrate nel merito della validità economica-sociale del provvedimento, dobbiamo con onestà dire che a differenza di ciò che mala-informazione e politici lasciano intendere, non si tratta né di un ingiusto recupero forzoso né tantomeno di un avvenimento inaspettato ma, in maniera molto lineare e come già accaduto nel 2016 senza suscitare alcuno scalpore, essendo l’incentivo spettante ai soli contribuenti con redditi entro i 26.000 euro, coloro che impropriamente hanno ricevuto il bonus senza averne i requisiti per aver superato il limite reddituale (come la legge dispone) dovranno riversare detto importo all’erario.

La restituzione non avverrà tramite esattoria o in maniera coatta ma semplicemente presentando la dichiarazione dei redditi e si potrà riversare il dovuto rateizzandolo in 5 mensilità.

E’ chiaro che i cittadini interessati potrebbero trovarsi in momentanea difficoltà per la mancanza della liquidità necessaria per saldare il debito col fisco, ma la struttura del bonus Renzi era chiara, il campo di applicazione era definito e ignorantia legis non excusat, la legge non ammette ignoranza, né quella dei cittadini né tantomeno quella dei politici.

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