L'approfondimento di Lorenzo Bernardi

A Torino non c’è troppa sintonia fra Chiara Appendino e i comitati che l’hanno sostenuta nella corsa a Palazzo civico. Sabato 4 marzo vari gruppi che avevano spinto la candidatura della sindaca grillina hanno organizzato un incontro per discutere del bilancio preventivo che la giunta approverà a breve. Era invitata anche la prima cittadina. Però non si è fatta vedere, come gli altri componenti dell’esecutivo. A confrontarsi con le circa 200 persone presenti nel salone di via Leoncavallo c’erano invece sette consiglieri comunali, guidati dal capogruppo Alberto Unia. Non si può, per ora, parlare di rottura fra la sindaca e i comitati, ma il clima è senz’altro teso, anche perché è la seconda volta in poco più di un mese che Appendino diserta l’appuntamento con la cosiddetta Assemblea 21 (prende il nome dalla data del primo incontro, tenutosi il 21 gennaio). Per di più, al netto dello “sgarbo” della sindaca, gli attivisti avevano qualcosa da obiettare rispetto a diverse scelte politiche della giunta.

DAGLI AMBIENTALISTI AI COMITATI DI “QUARTIERE”

La platea era molto variegata. C’erano il Comitato per l’acqua pubblica e quello contro gli sfratti. C’erano varie associazioni ambientaliste come Pro Natura. E poi c’erano i gruppi che contestano specifici progetti, come gli oppositori alla riqualificazione dell’area industriale ex Westinghouse o i “No zoo”, che non vogliono la realizzazione di una fattoria didattica al Parco Michelotti. Insomma, un nutrito manipolo di cittadini attivi nella vita pubblica da anni, coagulatosi per opporsi a progetti nati quando in città amministrava il centrosinistra. Movimenti che hanno pubblicamente sostenuto il rinnovamento annunciato alla candidata grillina e che ora, a otto mesi dal voto, sono pronti a stilare la pagella dell’amministrazione targata 5 Stelle. I voti, da quanto è emerso, non si preannunciano altissimi. Il motivo? Alcune mosse della Appendino, dettate dalla necessità di far quadrare i conti ma non proprio in linea con gli annunci della campagna elettorale.

IL CRUCCIO DEI CONTI

Emblematico il caso Westinghouse, un’area industriale dismessa su cui Fassino voleva costruire un centro congressi con polo commerciale, che nelle casse comunali avrebbe portato quasi 20 milioni di euro. Appendino in campagna elettorale aveva promesso di bloccare tutto. Poi, a novembre, ha fatto dietrofront: “Quei soldi ci servono per finanziare la cultura”. Via libera al contestato centro commerciale dunque, per colpa della gestione Pd, almeno a sentire la sindaca. “Il mio predecessore aveva scritto nero su bianco che il Comune avrebbe incassato 32 milioni da Regione, Smat (l’azienda che gestisce l’acquedotto, ndr), e fondazioni bancarie. Ma erano fondi non disponibili, e mancano anche 10 milioni a copertura della spesa corrente”.

Altro esempio: per pagare la spesa corrente la giunta è stata costretta ad attingere dalle entrate straordinarie, contrariamente a quanto aveva annunciato. E poi, a ottobre, per tappare i buchi di bilancio c’è stata la richiesta di utilizzare i dividendi di Smat, stoppata dagli altri soci, cioè i Comuni della cintura… Insomma, il cruccio dei grillini torinesi è sempre lo stesso: i conti.

IL PALAZZO ALLONTANA LA BASE

Ora che Appendino si appresta ad approvare il suo primo bilancio preventivo, i comitati che hanno contribuito ad eleggerla vogliono partecipare. E non si può dire che abbiano gradito la sua assenza. “Più non si presenta, più si apre il divario fra ciò che dicono e ciò che fanno – ha detto la moderatrice dell’incontro – Dopo il suo ingresso nel Palazzo la distanza è aumentata”.
Va detto che sindaca gli assessori da inizio mandato hanno ricevuto in Municipio circa 300 torinesi, alcuni pure sabato 4 marzo. E che entro fine marzo hanno annunciato un incontro pubblico, probabilmente in un luogo di periferia, per illustrare il preventivo 2017. Ma al rendez-vous di via Leoncavallo Appendino non è andata, perché prima preferisce presentare il bilancio nelle sedi istituzionali.

VENTI DOMANDE SCOMODE

I comitati le hanno presentato il conto della realpolitik, sotto forma di 20 domande “scomode”. Per esempio: come si utilizzeranno gli utili delle partecipate? Quante risorse sosterranno l’emergenza abitativa? E ancora, come si prevede di abbattere la produzione dei rifiuti e dove saranno “investiti” i proventi degli oneri di urbanizzazione?
I consiglieri hanno risposto ai quesiti, e in parte si sono difesi attaccando le scelte dell’era Fassino. Sul contestato utilizzo degli oneri di urbanizzazione, per esempio, è intervenuto Damiano Carretto, spiegando che copriranno la manutenzione del verde e del suolo, i cui capitoli a bilancio erano stati tagliati drasticamente.

“L’AMMINISTRAZIONE NON SEGUE IL PROGRAMMA”

Le spiegazioni hanno soddisfatto la platea solo relativamente, come dimostrano le dichiarazioni rilasciate alla Stampa da Mariangela Rosolen, attivista del Movimento acqua pubblica: “I veri attori del programma siamo noi, ma mi sembra che questa amministrazione non sappia in che direzione andare. Di certo finora ha seguito poco il programma con cui è stata eletta”.

IL CAPOGRUPPO: “NOI TRASPARENTI, PARLIAMO COI CITTADINI”

Soddisfatto, invece, il capogruppo M5S Unia, “Con l’incontro di oggi e con quelli che seguiranno, si apre un periodo nuovo per la storia politica cittadina in cui l’amministrazione si rende disponibile e trasparente per spiegare e condividere i propri programmi e le proprie azioni nelle materie più importanti che stanno a cuore ai nostri cittadini”. E poi, in un comunicato affidato al suo profilo Facebook: “Non è stato semplice rispondere in merito a scelte dolorose che purtroppo sono state inevitabili a causa del dissesto economico del Comune, ma lo abbiamo fatto. Capiamo che per le precedenti amministrazioni era più facile decidere e non dover dare spiegazioni, ma noi non siamo cosi, le decisioni le prendiamo e abbiamo il coraggio di difenderle e spiegarle in modo diretto ai cittadini”.

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