Ricordo i viaggi che si facevano un tempo. Non poteva mancare la Guida turistica con la G maiuscola. Un voluminoso libro dalla copertina rossa, con il testo fitto fitto e poche immagini in bianco e nero. Quando si entrava in una chiesa, iniziava il rito della lettura. Non era una declamazione. Per carità, non bisognava parlare ad alta voce per non turbare la quiete del luogo sacro. Il testo veniva letto sussurrando. Gli autori della Guida non lesinavano termini tecnici. Era tutto un transetto, un’ogiva, una lesena… La lettura durava un tempo infinito. Oggi le abitudini dei viaggiatori sono profondamente cambiate, ma le guide cartacee ancora resistono anche se le immagini la fanno da padrone sui testi. Ne abbiamo parlato su pinITALY con l’esperta di turismo Ada Mascheroni.

Nella sua intervista, Ada ha sottolineato che, ai tempi del 2.0, i turisti non si muovono da casa senza prima aver fatto un giro nel web. Controllano le recensioni di altri turisti, guardano i video e le foto caricate dagli utenti, confrontano i prezzi e vanno a caccia delle offerte migliori. Un’abitudine tipica dei così detti Millennials, i nati tra gli anni ’80 e i 2000, ma che si sta diffondendo anche presso la generazione più adulta dei Baby Boomer. Ma, incredibilmente, la carta resiste: “C’è ancora un notevole spazio per le guide e gli strumenti cartacei, anche di cartografia. Sembra stano ma, per programmare i viaggi l’uso di una carta o di una carta stradale è ancora molto importante. Nonostante i navigatori, nonostante Google Maps”.

A quanto pare siamo nell’età dell’oro del turismo. Possiamo contare sull’immediatezza del Web e sull’accuratezza di strumenti più tradizionali come guide e mappe. Un’occasione da non perdere anche per il nostro Paese, sottolinea Ada Mascheroni. In Italia, il settore del turismo è in crescita, ma dobbiamo imparare a fare come i francesi che, nelle classifiche, ci battono sempre. Il motivo è semplice: la Francia vende innanzitutto la destinazione turistica Francia, mentre la promozione italiana è frammentata in troppe offerte locali. Un’Italia dei campanili che ancora non riesce a fare squadra.

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