Uno spaccato di vita sociale americana,  la mostra Vivian Maier Una fotografa ritrovatauna selezione di fotografie, estratte da ben oltre 100.000 scatti, per rappresentare  il  racconto fotografico di una vita, dove ogni immagine,  autonomamente, racconta una storia.
La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta da diChroma Photography, realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, e curata da Anne Morin e Alessandra Mauro.
120 fotografie in bianco e nero degli ani ’50/’60 , una selezione di  immagini a colori degli anni ’70 e qualche filmato in super 8 da vedere presso il  Museo di Roma in Trastevere dal 17 marzo al 18 giugno 2017.

Qui è rappresentata l’essenza della vita di Vivian Dorothea Maier, al servizio degli altri come governante e bambinaia e come fotografa che puntuale ci riporta storie di vita quotidiana.
La sua esistenza per gli altri la si percepisce attraverso queste fotografie, così come pensiamo lo sia stata la sua vita privata, a disposizione degli altri nelle loro case, nelle  loro realtà.

Ci stupiscono queste immagini per la chiarezza e semplicità nell’interpretare la vita ed i ruoli sociali. Sembra quasi  sentire la voce delle persone  o  percepire lo scalpiccio dei passi sui marciapiedi o il fruscio delle vesti delle donne che passano o il rumore dei giochi dei bambini. Tutto realizzato senza un pubblico che analizzasse il risultato di quelle fotografie, se non Lei stessa e spesso di rado, considerando quanto materiale sia stato ritrovato neanche sviluppato o stampato.

In  quelle vie di New York e Chicago, percorse da Vivian Maier, si svolge il mondo nelle sue forme quotidiane e ad una donna appassionata, curiosa, e competente di fotografia in particolare, nulla è sfuggito, neanche la contemporanea percezione ed interpretazione visiva del fluire della vita.

Ci siamo anche noi lì in quell’istante, in un sapiente divenire di futuro. E chi lo avrebbe mai detto, sicuramente neanche la Maier, che i suoi bellissimi autoscatti sarebbero oggi stati definiti, sminuendoli, dei selfie.  E si perchè Lei gli autoritratti li sapeva fare,  contestualizzando  sempre lo scatto, il suo volto, in un arco vitale e non attraverso autoreferenziali faccioni come quelli che oggi costantemente ci vengono propinati, sottolineando un terrificante analfabetismo visivo.

Già solo da queste immagini, poche rispetto alla sua vasta produzione,  si può immaginare quanti filoni interpretativi si potrebbero evidenziare. Uno sguardo attento quello della Maier che si è spesso soffermato ad esempio, sulle donne e sul loro modo di vestire  e di porsi,  restituendoci così un’analisi ed un confronto sullo status con  risultati spesso evidenti e felici.

Signora Maier, donna qualunque dallo sguardo pulito e sapiente, cosa avremmo davvero perso se le sue valigie piene di fotografie non fossero state mai acquistate per puro caso da John Maloof?  Mi fa piacere pensare che la sua vita sia stata quasi una coerente missione verso il prossimo…futuro.

di Teresa Mancini / Bycam

 

Dove
Museo di Roma in Trastevere Piazza di Sant’Egidio, 1/b  Roma www.museodiromaintrastevere.it – tel 060608

Quando
17 marzo – 18 giugno 2017

Orari
da martedì a domenica ore 10-20, chiuso lunedì e 1 maggio. La biglietteria chiude alle ore 19.00

 

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