Domenica 23 aprile si voterà per il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, con una partita che stando ai sondaggi sembra tutta da giocare, in una campagna elettorale però tutta “intrisa di misticismo e religione”, come rilevato da numerosi giornali e opinionisti francesi.

Come ad esempio il politologo Patrick Buisson che su Le Point parla di “un discorso improntato ai simboli della spiritualità”, o il redattore capo di Famille Chretienne Samuel Pruvot, che ha pubblicato un questionario rivolto ai candidati sul tema della fede. Mentre il quotidiano cattolico La Croix già da alcune settimane nota l’utilizzo di “parole e gesti che ricordano la sfera religiosa in maniera inedita”, nonostante questa abbia fatto ritorno nel discorso pubblico “ormai da una trentina di anni”: che si tratti “della questione del velo, dei sussidi ai luoghi di culto o le restrizioni alimentari nei luoghi pubblici”.

I CANDIDATI ALLE PRESIDENZIALI FRANCESI E IL LORO LEGAME CON FEDE, SPIRITUALITÀ E “MISTICISMO”

Emmanuel Macron, il giovane candidato centrista, liberale e globalista, ha affermato a più riprese durante i suoi comizi – facendone quasi uno slogan, con buona eco mediatica – che “la politica è mistica”, rivendicando in questo modo “una trascendenza” compatibile “con la libertà”. Atteggiamento che lo farebbe avvicinare a “certe attitudini dei telepredicatori”, scrive La Croix, di un “messia che riceve la benedizione dall’unzione degli applausi”. Macron rivendica la sua formazione in un liceo di gesuiti a Amiens, le collaborazioni con il protestante Paul Ricoeur e con la rivista di cristiani progressisti Esprit, ma in un impeto di agnosticismo dichiara anche di non credere “nella trascendenza eterea”: “Je ne sépare pas Dieu du reste”, ha affermato Macron, riportato dalla rivista Slate.

Marine Le Pen accorcia invece la strada verso la trascendenza scagliandosi direttamente contro il Papa, colpevole di intromettersi nel tema delle politiche migratorie: “Le religioni non dovrebbero dire ai francesi che cosa votare”, ha echeggiato intervistata da Le Croix la candidata del FN, dichiarando che se dovesse vincere inviterebbe il pontefice all’Eliseo ribadendogli “esattamente le stesse cose”. Accusando (prima dell’attentato Isis a Parisi) Macron di essere troppo leggero “con gli islamisti”, e che in questo modo starebbe scrivendo un nuovo capitolo del romanzo “Sottomissione” di Houllebecq: “Sono gollista”, “estremamente credente” e con un “rapporto speciale con la Beata Vergine” – ha detto – “ma sono anche arrabbiata con la Chiesa”.

Mentre il candidato della sinistra alternativa Jean-Luc Mélenchon (di cultura cattolica –come tutti gli altri – tanto che già nel 2012 dichiarò a L’Express di “non essersi mai preso gioco della fede”, e al settimanale cristiano La Vie disse “di essere in giubilo quando discute con chi ha fede, che si pone in uno spazio comparabile al mio, più grande di sé”) giusto una settimana prima di Pasqua, domenica 9 aprile, davanti a un pubblico di 70 mila persone avvia dal palco il suo discorso dicendo: “Ora, fratelli e sorelle, datevi la mano. È la pace!”. Invocando, subito dopo, l’esigenza del “bene comune” di cui parla la “Dottrina sociale della Chiesa”, contro gli “interessi individuali”. Aggiudicandosi infine la battuta – ironica, come riporta Libération – definitiva: “Questo Papa ci aiuta molto, è un po mélenchonista”

IL CONFRONTO TRA LE ESPRESSIONI DEI CANDIDATI E CON LE CULTURE POLITICHE DI RIFERIMENTO

Facendo quindi una comparazione, “Mélenchon utilizza la mistica del popolo, Le Pen quella della nazione, e Macron quella della fraternità”, analizza La Croix.  Il primo si autoproclama “candidato della pace”, la seconda “donna di cuore”, il terzo invece si rivolge direttamente al pubblico dicendo loro: “Je vous aime”, aggiunge il magazine Slate. Più pragmatico è invece Francois Fillon, il candidato inizialmente presentato come “dalla vera e sincera fede cattolica” e che considera lo scoutismo come “scuola di responsabilità” (poi coinvolto dal caso dell’assunzione della moglie, anche se ancora i sondaggi lo danno ancora poco sotto a Mèlanchon), rivolto ai suoi militanti: “non vi chiedo di amarmi, ma solamente di sostenermi”.

Resta però il fatto che, al di là dei gruppi religiosi che si mobilitano per rivendicazioni identitarie, gli uomini politici “si limitano a rispondere ai bisogni del popolo a partire solo dai propri mezzi razionali”, giocando “sul desiderio di radicamento culturale presente nella popolazione”, commenta La Croix. Ma la destra, da Sarkozy a Fillon, ha sempre rivendicato il suo retaggio cattolico, a differenza della gauche. E ad oggi è nel Front National, partito “ormai completamente laico”, che risiede chi parla “maggiormente di religione” – riporta il giornale francese – “puntando il dito contro l’islam” e confrontandolo alla religione “culturalmente legittima”, cioè il cristianesimo. Anche se tuttavia la sinistra ha sempre avuto, nei grandi partiti di massa come il Partito Comunista Francese, “le gerarchie, la mistica, i riti che pongono da sempre forti analogie con le grandi Chiese mondiali”. Mentre oggi tv, social network e media danno il primato al carisma, alle dirette e alla drammatizzazione dei raduni di folla.

IN TUTTO CIÒ L’ELETTORATO RESTA DIVISO E INDECISO, SCRIVE IL QUOTIDIANO LE TELEGRAMME

In tutto ciò l’elettorato cattolico è indeciso e diviso, riporta in un’inchiesta il quotidiano francese Le Telegramme: “Delusione Fillon, tentazione Le Pen, seduzione Macron”. I “cattolici di sinistra” sono perplessi delle divisioni in campo socialista, si rifiutano di votare Le Pen ma su Melenchon si esprimono dicendo “che non vogliono eleggere un Chavez in Francia”. Mentre il candidato socialista “Benoît Hamon è troppo irrealista”, e Macron è visto da appartenenti dell’attuale opposizione al governo come “l’ereditiero dell’hollandismo”.

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