La Champions League sarà terreno di conquista della sola Sky Italia (anche se il gruppo di Murdoch ha però mollato il boccone in Inghilterra, quindi, mai dire mai). E dunque la serie A diventa il vero terreno di scontro tra i broadcaster e, con ogni probabilità, gli operatori tlc.

Anche se gli ascolti non premiamo la strategia della Lega Calcio che finora ha mostrato tutte le partite del massimo campionato: basti dire che nell’ultimo turno prima della sosta per la Nazionale, Atalanta-Pescara è stata vista su Sky solo da 7.243 telespettatori, lo 0,05% di share, mentre Crotone-Empoli dello scorso 29 gennaio ha tenuto incollati allo schermo, se così si può dire, 1.707 aficionados, lo 0,01%.

Così, in vista dell’avvio dell’asta che presumibilmente si terrà prima dell’estate e comunque tra fine maggio e metà giugno, i vari player iniziano a scaldare i motori.

Per Sky è obbligatorio partecipare e aggiudicarsi il maggior numero di partite, soprattutto delle big (Juventus, Roma, Napoli, Milan, Inter, Fiorentina e Lazio) per il satellite. Mentre difficilmente si opterà per la messa in onda delle immagini del calcio sui canali digitali free, Cielo e Tv8.

L’avversario storico, Mediaset Premium, questa volta si presenterà ai nastri di partenza con ambizioni ridotte: l’investimento da 1,6-1,7 miliardi fatto nel 2014 per serie A e Champions League non ha portato i frutti sperati. E con la vendita della pay ai francesi di Vivendi in congelatore, o meglio in tribunale, la sfida resta ardua. Anche se si farà.

Per questo sarà decisivo conoscere la composizione dei vari pacchetti oggetto d’asta. Per cercare alleanze strategiche. Come nel caso di Telecom, uscita allo scoperto dopo aver negato l’interesse per mesi: punterà principalmente all’offerta per la banda larga. Ma può essere che Flavio Cattaneo cerchi una sponda con Discovery. Il big Usa vuole regionalizzare l’offerta della controllata Eurosport, e magari sfruttare il digitale con Nove.

Un’alleanza, quest’ultima, tutta da verificare ma che potrebbe avere, secondo alcune interpretazioni, un regista occulto: Vincent Bolloré. Il patron di Vivendi , primo socio di Telecom (24,7%) e azionista forte di Mediaset (29,77% del capitale votante) potrebbe provare a forzare la mano cercando l’asset con Discovery per andare poi a bussare alla porta di Premium. Un’altra carta da giocare nella guerra di nervi e carte bollate coi Berlusconi.

(Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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