“Il concentrato di mediocrità che ho conosciuto è altissimo” sono le parole di Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma che comprende lo storico Teatro Argentina e il più informale Teatro India. Abbiamo intervistato Calbi qualche tempo fa, in una torrida giornata di luglio e ci ha raccontato la sua esperienza romana, dopo anni di vita milanese. Le sue parole ricordano quelle di Alain Deneault, il filosofo canadese che ha scritto il libro “Mediocrazia”, pubblicato in Italia da Neri Pozza. Un saggio del quale, probabilmente non per caso, si è discusso molto nel nostro Paese, non solo sui media tradizionali ma anche sui social network.

“I mediocri hanno preso il potere” dice Deneault, che nel suo libro descrive una sorta di golpe silenzioso ma inesorabile. Sembra sia della stessa opinione Antonio Calbi, almeno per quanto riguarda la situazione di Roma, dove è tornato dopo aver diretto il Settore Spettacolo del Comune di Milano.

Calbi paragona le due città. Secondo il direttore del Teatro di Roma, la città eterna sarebbe sotto il giogo di una stratificazione di poteri che la paralizzano, la rendono una palude in cui nulla cambia. Impietoso il confronto con Milano, una città con minori attrattive storiche e artistiche che però è riuscita ad affermare una visione dinamica e piena di progettualità per il futuro: “Milano è capace di perseguire la sua identità. Roma è totalmente disorientata. Quando sono ritornato tre anni fa, nel 2014, l’ho ritrovata totalmente collassata, come se la Nazione non avesse più la capitale”.

Io non sono romana di nascita, ma lo sono di adozione e per innamoramento. Devo dire che un giudizio così severo fa male. E, come spesso accade, fa male perché contiene una verità. Roma ha il potere di incantare per la sua bellezza mozzafiato ma, allo stesso tempo, di far arrabbiare per la sua sciatteria non solo urbana ma anche morale. E se fa arrabbiare me che sono siciliana, quindi vaccinata alle contraddizioni, vuol dire che le parole di Antonio Calbi hanno colto nel segno.

Guarda la video intervista ad Antonio Calbi.

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