Perché non condivido la scelta del Tribunale supremo in Venezuela. Parla Di Stefano (M5S)

Perché non condivido la scelta del Tribunale supremo in Venezuela. Parla Di Stefano (M5S)

Nuovi episodi della crisi politica fanno tornare il Venezuela sulle prime pagine dei media internazionali. Il Tribunale Supremo di Giustizia del Venezuela, considerato vicina al presidente Nicolás Maduro, ha deciso il 30 marzo di trasferire i poteri del Parlamento e di privare i deputati della loro immunità. Un gruppo di parlamentari dell’opposizione è stato aggredito alle porte della Corte quando cercava di consegnare un documento ai magistrati. Oggi, invece, sembra che ci sia stato il dietrofront, dopo le manifestazioni di preoccupazione arrivate da tutto il mondo. Ma la coalizione dell’opposizione, Mesa de la Unidad Democrática, si mantiene in stato di allerta. Ha chiesto alle Forze Armate di difendere la Costituzione e alla popolazione di scendere in piazza per difendere la democrazia. La situazione in Venezuela è complessa e in costante cambiamento.

A telefonare dall’Italia a diversi esponenti del governo e dall’opposizione venezuelana è stato il deputato Manlio Di Stefano, capogruppo M5S della III Commissione Affari Esteri, in questi giorni impegnato a illustrare il programma di politica estera del Movimento in varie città italiane. In un’intervista con Formiche.net, il parlamentare ha spiegato la sua visione, cosa potrebbe compromettere la democrazia del Paese sudamericano e cosa può fare la comunità internazionale per aiutare i venezuelani.

Lei è stato da poco a Caracas e ha incontrato sia i rappresentanti del governo di Nicolás Maduro sia i parlamentari dell’opposizione. Cosa pensa di quello che succede in queste ore in Venezuela?

Un Paese, per definirsi perfettamente funzionante e democratico, deve avere una netta operatività e autonomia dei suoi poteri costituzionali. Se questo non si verifica siamo di fronte a un deficit democratico e a pagare, purtroppo, come in questo caso con uno stallo del processo legislativo nazionale in corso, è sempre il popolo che versa già in una condizione disagiata.

Da deputato italiano, crede sia valida la giustificazione del Tribunale Supremo di Giustizia per togliere le funzioni al Parlamento e darle al presidente?

Credo fermamente nell’indipendenza degli organi dello Stato e, fino a prova contraria, devo ritenere questa scelta non condivisibile. Vedo comunque un ottimo segnale nella richiesta di Maduro al TSJ di tornare indietro su questa scelta.

Molti parlano di “Golpe di Stato”, altri dicono che si tratta di una risposta urgente ad una crisi urgente. Come definisce lei quello che sta succedendo?

Non entro in questi meriti. Il mio auspicio è che l’Assemblea Nazionale possa riconoscere la legittimità del Governo e il Governo possa fare altrettanto con l’Assemblea Nazionale. Me lo auguro per il bene del Paese.

Secondo lei, c’erano indizi di cosa stava per succedere? Quale lettura aveva dato alla situazione venezuelana?

Gli indizi portavano ad una guerra sempre più aspra tra le parti con tutti gli strumenti possibili. Credo che serva dialogo come abbiamo provato a promuovere noi nei nostri incontri con Governo e opposizioni.

Lei aveva parlato di “ingerenza straniera in Venezuela” durante un intervento alla Camera (seduta numero 728 della Commissione esteri del 23 gennaio del 2017). A cosa si riferiva esattamente?

Non ho mai parlato di Venezuela in aula. Ad ogni modo continuo a ritenere ingerenza gli atti legislativi, come quello firmato da Casini, in cui si chiede al nostro Governo (un Governo straniero) di spingere per un riordino degli organi costituzionali di uno Stato terzo come il Venezuela. Pensate se un deputato venezuelano facesse un atto legislativo in cui chiede al Governo Maduro di interferire affinché in Italia si uniscano i poteri legislativo ed esecutivo. Non credo la definiremmo diversamente da “ingerenza illecita”.

In quel intervento aveva criticato “il tentativo di applicare la Carta democratica da parte del Segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) Almagro. Ora che l’iniziativa sta prendendo forza – con altri Paesi latinoamericani – e l’organizzazione ha convocato una riunione di emergenza, quali pensa potranno essere le conseguenze di questo richiamo dell’Osa?    

Ripeto: qualsiasi strada imposta senza un dialogo tra le parti non porterà mai alla pace sociale e politica.

Secondo lei, cosa può fare la comunità internazionale per aiutare al Venezuela senza entrare negli affari interni del Paese?

Riaprire il dialogo. Eliminare ogni malsana idea di embarghi verso il Paese che sono un danno solamente per i più poveri. Spingere sulla strada dei tavoli di dialogo come ha provato a fare la Santa Sede. Non parteggiare per una parte politica in gioco aizzando la conflittualità. Il Governo venezuelano affronterà le prossime elezioni e sarà quello il tempo per valutare se il popolo lo sostiene ancora o meno.

ultima modifica: 2017-04-01T09:06:30+00:00 da Rossana Miranda

 

 

 

 

 

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