L'articolo di Giovanni Sgambati, Segretario generale della Uil di Napoli e della Campania

“L’ultimo contratto” è il più recente capitolo di una trilogia sul mondo dei metalmeccanici che il giornalista Antonello Di Mario ha pubblicato per la casa editrice Tullio Pironti. Il primo libro è stato “Metalmeccanici on line” (febbraio 2013), il secondo “Aspettando la crescita” (febbraio 2015). Ora è la volta di questo diario che racconta le “tute blu”: ragionamenti e analisi si sviluppano proprio partendo dall’anima innovativa dell’ultimo contratto dei metalmeccanici, firmato il 26 novembre e apprezzato dal voto referendario dei lavoratori del 21 dicembre 2016.

Un grande risultato per il mondo del lavoro, basato sulla ritrovata coesione unitaria in ambito sindacale, che di per sé è un bene per i lavoratori stessi e per l’intero Paese, che non deve essere assolutamente disperso. Come insegna Giorgio Benvenuto, il saggio sindacalista che è stato leader della Uilm e della Uil: “Un contratto, anche se debole nella quantità salariale, può rappresentare la riconquistata egemonia contrattuale dei metalmeccanici”.

È proprio così! Quali sono i punti di forza dell’intesa in questione? Oltre alla ritrovata coesione unitaria, l’ultimo accordo contrattuale ha riconfermato il valore del contratto nazionale, senza porsi in alternativa alla contrattazione aziendale. Anzi, le parti contraenti hanno riconosciuto reciprocamente il contratto stipulato come il punto idoneo per ricercare soluzioni avanzate, per migliorare la competizione guardando al futuro, per impegnarsi responsabilmente nella sfida verso le opportunità offerte “dall’Industria 4.0”.

Grazie all’ultimo contratto viene superato uno degli elementi che in questi anni è stato molto spesso causa di forti contrasti per la copertura dei minimi contrattuali in tutta la categoria metalmeccanica. Il pagamento dell’inflazione reale a consuntivo è il giusto metodo che elimina definitivamente gran parte dei motivi di conflitto esistenti, e la soluzione adottata rappresenta un bene per chi come noi guarda con fiducia alle vantaggiose relazioni tra Lavoro e Impresa, improntate a collaborazione e partecipazione. Altro elemento di novità è quello di aver stabilito che parte del salario non sarà sottoposto a tassazione: un risultato ulteriore di interesse comune per segnalare come occorra intervenire con politiche di riduzione delle tasse, se si vuol dare slancio alla ripresa e alla crescita del Paese. Solo così la realtà manifatturiera potrà ritrovare slancio e vigore; solo così si libereranno quelle creatività, intelligenza, energia per cui l’Italia è nota nel mondo. Sempre nell’intesa contrattuale delle tute blu è stato risistemato, con strumenti di integrazione e non sostitutivi, quello che comunemente viene chiamato “welfare”: ovvero, la previdenza integrativa pensionistica; la previdenza integrativa sanitaria , sia per i lavoratori che per i loro nuclei familiari; la formazione e il diritto allo studio. Si tratta di voci che devono rimanere per convinzione e necessità strumenti pubblici, ma che devono allo stesso tempo essere supportate da soluzioni partecipate come quelle delle integrazioni, utili a dare maggiori prestazioni.

La nuova stagione contrattuale, quindi, segna un nuovo inizio, che si interseca col nuovo accordo da perseguire sulle regole contrattuali in ambito confederale. Anche in quest’ottica dobbiamo guardare al dibattito in corso in ambito internazionale: è giusto avere medesimi meccanismi di regole condivise, ma occorre organizzarci nelle nostre realtà industriali in modo diverso da come siamo organizzati in ambito continentale e mondiale. Saremo più forti e competitivi se riusciremo a realizzare anche in Italia un improrogabile sforzo di sintesi, per non essere poi costretti, sempre nel prossimo futuro, a subire anche in ambito sindacale trasformazioni evitate per troppo tempo. Insomma, meglio essere noi a cambiare, prima che ci cambi la realtà circostante.

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