L'approfondimento di Andrea Affaticati

Se va avanti così, Martin Schulz potrebbe entrare a pieno titolo nella trasmissione “Chi l’ha visto”. Già perché nonostante le tre batoste elettorali regionali incassate da inizio anno, lo sfidante socialdemocratico di Angela Merkel alle parlamentari del 24 settembre prossimo, continua a farsi vedere poco. Anche lunedì pomeriggio non c’era, quando nel Willy Brandt Haus, la sede dell’Spd, si presentavano alcune tematiche salienti della campagna elettorale.

A dire il vero si è trattata di una giornata tutta sbagliata. La conferenza stampa, indetta da tempo, veniva disdetta nel tardo pomeriggio di domenica per poi essere riconfermata qualche ora dopo. Lunedì mattina, poi, c’è stato l’allarme per una scatola sospetta. E così il Willy Brandt Haus era stato sgomberato per un paio di ore, prima di avere la certezza che si trattava di una scatola innocua.

Assai più importante, per comprendere gli umori nel partito, è stato il motivo che aveva consigliato in un primo tempo ad annullare la conferenza stampa. A quanto pare, nemmeno i pochi punti che si volevano già illustrare si potevano considerare definitivi. E sì che Schulz stesso aveva detto tempo addietro che è dalla sua nomina che lo staff lavora a tempo pieno al programma. E invece ieri continuavano a restare nel vago due pilastri della campagna elettorale: la riforma fiscale (anche se c’è l’idea di innalzare la soglia di reddito da tassare con l’aliquota massima del 42 per cento, mentre i redditi più bassi dovrebbero beneficiare di un’aliquota inferiore alla attuale) e quella delle pensioni (l’intenzione è di impedire che le minime scendano sotto una data soglia). E come già detto, Schulz brillava di nuovo per la sua assenza. Un’assenza, giustificata dal fatto che il “protocollo non la prevedeva” si giustificava lui successivamente.

Un protocollo non è previsto dall’Unione, cioè Cdu e Csu. Sempre lunedì, infatti, Merkel si incontrava con il capo dei cristianosociali, il governatore Horst Seehofer a Monaco di Baviera. Le tensioni tra i due, originate ormai quasi due anni fa in seguito alla cosiddetta “politica dell’accoglienza” di Merkel nei confronti dei profughi, non sono ancora del tutto superate. Ciò nonostante (e per quanto anche queste ancora vaghe) i pochi punti programmatici sembrano o per lo meno suonano come risposte più puntuali: l’Unione prevede uno sgravio fiscale di 15 miliardi di euro (i soldi ci sono, non è stato però detto chi e in che misura ne beneficerà); e al tempo stesso investimenti sia infrastrutturali che in istruzione e ricerca. Temi sui quali ci si continua a confrontare se non scontrare sono, invece, l’abolizione della doppia cittadinanza (legge entrata in vigore nel corso di questa legislatura) e il tetto massimo di profughi da accogliere.

Dissonanze che secondo il politologo Klaus Schroeder sono da intendersi però come tatticismo: l’intransigenza della Csu dovrebbe, infatti, riportare all’ovile elettori migrati verso il partito nazionalista Alternative für Deutschland (Afd), mentre la maggior apertura della Cdu vorrebbe attirare elettori socialdemocratici e verdi.

Una strategia che potrebbe portare i suoi frutti. I verdi sono a rischio estinzione si sentiva dire un paio di giorni fa in un talk show. Colpa di un direttivo che appare superato, di un partito svuotato di contenuti (vedi la svolta energetica, una missione della quale si è appropriata dopo il disastro del reattore giapponese di Fukushima: Merkel), e priva di una generazione di ricambio.

L’Spd invece è allo sbando. “Signor Schulz, in questo modo non va da nessuna parte”, titolava il sito del settimanale Die Zeit, chiedendosi subito dopo anche, di chi sia la colpa di questo disastro: l’Spd nei sondaggi è di nuovo crollata al 20 per cento (mentre solo un paio di mesi fa aveva superato Cdu. Di collaboratori incompetenti oppure della mancanza di idee e anche di esperienza in politica interna?, proseguiva l’articolo. E ancora: com’è possibile che un capo di partito eletto con il 100 per cento dei voti finisca per farsi dettare l’agenda, gli interventi da altri. Per esempio dalla La governatrice socialdemocratica uscente Hannelore Kraft, la quale gli aveva chiesto di tenersi defilato durante la campagna elettorale nel Nordrhein-Westfalen (NRW). Kraft temeva che temi politici nazionali potessero avere una ricaduta negativa. Com’è andata si sa: l’Spd ha portato a casa una clamorosa sconfitta.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung vede nel tema “più eguaglianza e giustizia sociale” una delle ragioni che hanno portato a queste tre sconfitte. E’ sbagliato, perché a interessare gli elettori è innanzitutto la sicurezza (vedi attentato a Berlino a Natale, ma anche quello di lunedì sera tardi a Manchester. Com’è possibile, si chiede la FAZ che l’Spd abbia puntato su un tema che “a prescindere da quel va dicendo un economista vicino ai socialdemocratici, non è prioritario per la popolazione. Com’è che non hanno studiato i sondaggi dai quali risulta che un numero crescente di tedeschi si ritiene soddisfatto del proprio stile di vita?”. L’ha ammesso addirittura la ministra del Lavoro e gli Affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles, che in Germania negli ultimi anni non è più cresciuta la forbice della disuguaglianza. E infine, fa notare il quotidiano di Francoforte “quali sarebbero le proposte sociali, con le quali l’Spd intende competere con un’Unione che non si è mai fatta scrupolo di appropriarsi, se necessario, di temi squisitamente socialdemocratici”.

Infine, anche il Presseclub domenica scorsa titolava “3:0 per Merkel – Schulz ha ancora una chance?”. Nel corso del dibattito Hans-Ulrich Jörges del settimanale Stern ha evidenziato uno dei problemi maggiori di Schulz: “La gente lo conosceva e apprezzava per il suo lavoro nel Parlamento europeo, la correttezza, la propensione a dire esattamente quello che pensava, la cocciutaggine nel portare avanti battaglie che gli parevano importanti. Ma nel momento in cui i delegati l’hanno eletto all’unanimità a segretario dell’Spd è come se i cittadini avessero avvertito puzza di bruciato. E così hanno posto più attenzione a quel che diceva, scoprendo che in fondo le sue promesse erano nient’altro che retorica anche un po’ stantia”. “Questo per quel che riguarda gli strati sociali più in difficoltà”, aggiungeva Martina Fiez di Focus online. “Con la promessa di rimettere mano alle riforme sociali introdotte nel 2005 dal cancelliere Spd Gerhard Schröder riusciva però anche a irritare quel ceto medio basso che grazie a quelle riforme oggi sta meglio. E così i socialdemocratici non sanno nemmeno più chi è il loro elettorato di riferimento”.

E adesso che succede? È possibile che il programma elettorale definitivo che l’Spd intende presentare a fine giugno (mentre quello dell’Unione seguirà a inizio luglio) possa sconfessare un pronostico ormai dato quasi per certo: cioè la vittoria dell’Unione e il quarto mandato per Angela Merkel? Secondo il politologo Oskar Niedermayer, Schulz non si riprenderà più, la sconfitta nel NRW è stato “il colpo di grazia dal quale è quasi impossibile che possa risorgere”.

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