Gli Npl sono la grande spina nel fianco delle banche europee, e italiane in particolare che, come noto, siedono su una montagna di 200 miliardi di sofferenze. In questo momento oggetto di estenuanti trattative per renderne possibile la cessione a un prezzo che non sia più penalizzante del mero detenerle in pancia e attendere i setti anni di media che sono necessari per recuperare questo genere di credito. Ma a fronte di questa necessità di vendita, chi compra? Soprattutto investitori esteri.

COSA SI LEGGE IN UN LIBRO EGEA

“Il principale acquirente di NPLs è Banca IFIS, specializzata nel segmento retail unsecured (crediti al consumo non garantiti, ndr), con circa 6,4 miliardi di euro di crediti deteriorati tra il 2015 e il 2016, realizzati anche attraverso co-investimenti”, scrivono nel volume edito da Egea “Il mercato degli Npls, tra domanda e offerta”, i professori Emanuele Maria Carluccio, che insegna economia degli intermediari finanziari all’Università di Verona, e Valter Conca, professore di management alla Bocconi. L’elenco dei compratori stilato dai due studiosi e fotografato a giugno 2016, è completo: “AnaCap Financial Partners si configura come il secondo operatore più attivo del mercato con un grado di differenziazione in asset class maggiore della media. Il terzo maggior investitore risulta Fortress Investment Group, con un co-investimento di Prelios Group, per 2,4 miliardi di euro, interamente riferiti alla cessione da parte di UniCredit della sua piattaforma dedicata alla gestione dei crediti deteriorati (Uccmb), operazione conclusasi nei primi mesi del 2015 con un prezzo di cessione stimato pari a 550 milioni. Segue De Shaw, fondo d’investimento americano e cessionario anche del Progetto Archon, che ha acquistato 2,35 miliardi di euro. Si rilevano, infine, operazioni chiuse anche da Hoist Capital, Cerberus e da Deutsche Bank, che hanno raggiunto una quota di mercato significativa con acquisti complessivi superiori al miliardo”. Nel secondo semestre del 2016 le operazioni sono state 18, per ulteriori 5,7 miliardi di euro.

COME SI MUOVO GLI ACQUIRENTI DI NPL

Ma chi sono i predatori di NPL e come e perché questi soggetti comprano NPL? La risposta è semplice: comprano a poco, ristrutturano, rivendono a un prezzo più alto, ottenendo un margine. E sono soggetti di natura diversa. Banca Ifis, sede a Mestre, quotata in Borsa, lo fa di mestiere: nel suo core business sta proprio la compravendita e la gestione di pacchetti di sofferenze altrui, nel settore dei prestiti non garantiti, crediti al consumo sostanzialmente. A differenza del sistema bancario italiano, si segnala per bilanci solidi: ha chiuso il 2016 con utile netto di 687,9 milioni di euro e impieghi verso la clientela aumentati del 72,5% a 5,9 miliardi di euro.

AnaCap Financial Partners è invece un fondo di private equity che a marzo 2016 ha acquisito due portafogli per un valore di oltre 2 miliardi di euro, attraverso AnaCap Credit Opportunities III e ceduti da due veicoli di securitisation che fanno capo in maggioranza a GE Capital Real Estate e a The Royal Bank of Scotland. A seguito di questa operazione, AnaCap il portafoglio di Npl in Italia arriva a 8 miliardi di euro, oltre a crediti performing pari a 550 milioni di euro.

I terzi della classifica, sono gruppi di investimento: Fortress Investment, quotato al Nyse e l’italiana quotata a Piazza Affari Prelios, che opera nell’asset management in servizi sia finanziari che di real estate. Insieme hanno rilevato i crediti incagliati di Unicredit. Fortress è stata comprata di recente dalla giapponese Softbank.

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