Oggi ha avuto inizio, ufficialmente, la campagna per le elezioni politiche in Germania della SPD e di Martin Schulz. Ho avuto il piacere e la fortuna di essere presente al suo discorso: finalmente Schulz va all’attacco.

In apertura è la Segretaria Generale Katarina Barley a ricordare i risultati importanti ottenuti dal governo federale in questi quattro anni grazie al lavoro della SPD, mentre la CDU è rimasta al traino della CSU e delle sue posizioni iper conservatrici, senza proporre niente di concreto per migliorare le condizioni di vita delle persone. Poi, Schulz, che con oltre un’ora e mezza di discorso dà il ritmo alla campagna, snocciola dati, spiega i progetti e i contenuti del programma, nato dalla cooperazione e partecipazione tra iscritte e iscritti, persone comuni, nei mesi precedenti, attraverso i forum, gli incontri programmatici e le conferenze.

Il motto della campagna della SPD e di Schulz è “Zeit für mehr Gerechtigkeit“, è ora di avere più giustizia, che si intende in modo ampio e trasversale, dai diritti del lavoro a quelli della formazione, dai diritti alle libertà civili. Si tratta di giustizia sociale, perno della socialdemocrazia. La cosa più promessa, discussa e analizzata, e anche la meno presente ultimamente. La sfida è grande, ed oggi è un motivato Schulz a ricordarci come la Germania, ricca e potente, abbia al suo interno tante contraddizioni. Una Germania forte e ricca, non significa in automatico anche che tutte le persone che qui vivono stiano bene. Le disuguaglianze sociali sono forti: la forbice tra chi ha molto e chi ha poco o nulla si è ampliata anche qua.

Schulz parla essenzialmente di 5 punti, molto concreti, su cui la SPD intende portare avanti l’azione di governo, se riuscirà ad ottenere la maggioranza relativa dei voti.

1) eguaglianza di opportunità tra donne e uomini, sia dal punto di vista delle condizioni sociali, sia (o soprattutto) nel trattamento economico e lavorativo: stesso stipendio per lo stesso lavoro, a prescindere dal sesso. Il principio di eguaglianze che Schulz promuove riguarda anche il trattamento delle persone con background migratorio, dai richiedenti asilo a chi già vive qua da tempo, contro ogni forma di razzismo e nazionalismo. Importante aver sottolineato, però, che i valori e le norme che regolano la vita delle cittadine e dei cittadini in Germania sono uguali per tutti. Dice, chi si nasconde dietro la libertà religiosa, e afferma che l’uguaglianza tra donna e uomo non è giusta, perché è un precetto della propria religione, e che calpesta quindi i diritti fondamentali della costituzione, avrà nella SPD il suo più grande avversario. Un colpo ben assestato che chiarisce il senso dell’accoglienza, della solidarietà, ma anche della supremazia dei diritti fondamentali delle persone, sempre. In questo capitolo rientra anche la questione LGBTQI: Schulz è fortemente a favore delle “Ehe für alle” ossia il matrimonio egualitario.

2) lavoro di qualità e lotta alla precarietà. Schulz sottolinea come obiettivo della socialdemocrazia non possa che essere la lotta alla precarietà e la battaglia per un lavoro di qualità e dunque stabile. Si tratta del capitolo più importante, perché tocca la riforma di Schröder. Schulz, senza rinnegare l’importanza di quella riforma, riconosce che oggi c’è bisogno di cambiare passo: serve lavoro e qualificazione, servono quindi investimenti pubblici capaci di sostenere innovazione e sviluppo, affinché le persone che si trovano in difficoltà, che escono dal mercato del lavoro, che vivono lunghi periodi di disoccupazione, possano essere reintrodotti nel circuito lavorativo, ri-qualificati. Importante a questo proposito il terzo punto.

3) la formazione di qualità. Non c’è sviluppo, né emancipazione, né progresso sociale senza una formazione di qualità, accessibile per tutte e per tutti, sempre a prescindere dalle condizioni personali e soprattutto dal “portafoglio di mamma e papà”, metafora che ricorre spesso nel discorso di Schulz. Ingiustizia è anche qua: dove ragazze e ragazzi, dice, spendono anni di vita a formarsi, ma che per le loro condizioni di partenza non hanno poi le stesse chance di impiego di chi viene da una famiglia benestante o che ha studiato in università di prestigio. Servono anche qua investimenti, ma soprattuto il ripensamento complessivo del sistema di formazione, dai licei al sistema duale, dalle università ai corsi di riqualificazione.

4) Un nuovo piano di abitazioni sociali. L’abitare è oggi uno dei temi più spinosi. Gli esempi di grandi città come Berlino, dove mancano appartamenti con affitti accessibili, crescondo di anno in anno. E questo è un problema sia per le giovani famiglie, sia per gli studenti che, dice Schulz con una battuta, devono passare più tempo a cercarsi una stanza in affitto che a stare in università. Città come Monaco hanno prezzi esorbitanti e molti non sono in grado di sostenere i costi e spesso questo implica di scegliere dove investire il proprio denaro, quasi sempre a discapito della formazione. All’interno di questo tema rientrano anche le politiche per la famiglia, coi gli asili nido gratuiti per tutte e tutti, e per un sistema di assistenza e cura per gli anziani – “coloro che hanno costruito questa nazione dopo gli orrori della guerra e hanno dato alla mia generazione migliori possibilità di vita”.

5) politica sulle tasse e giustizia tributaria: perché panettieri, ristoranti, piccoli commercianti pagando regolarmente le tasse, e le grandi multinazionali, che producono miliardi di fatturato, no? La domanda delle domande. La giustizia sociale passa anche da una tassazione giusta e progressiva. Chi ha di più dia di più. E questo vale per i colossi internazionali, che sfuggono invece a questo principio.

Trasversale a tutto questo è la volontà di affermare eguaglianze, solidarietà e giustizia sociale. Affinché tutte e tutti possano avere, a prescindere dall’orientamento sessuale, del sesso, delle condizioni socio-economiche, del luogo in cui vive, della religione che professa e appunto “dal portafoglio di mamma e papà” le stesse opportunità.

Ma certo non è stato detto solo questo. Sono stati affrontati anche altri temi, cruciali, come la questione della tenuta dell’Unione Europea, come progetto comune, come spazio di cooperazione e pace tra i popoli. La SPD, dice Schulz, crede nell’idea della pace tra i popoli e della cooperazione. E questo dovrà fare sulla scia dell’esempio di Willy Brandt, contro le derive nazionaliste, euroscettiche e populiste delle destre. Ha ribadito il senso della solidarietà tra nazioni, sulla questione dei rifugiati per esempio. Ha parlato a lungo della questione della sicurezza, intesa come qualche cosa di ampio: solo una società coesa può essere sicura. La coesione sociale, la consapevolezza che siamo parte di una collettività, è ciò che può garantire la sicurezza, non l’esclusione, non l’odio verso il diverso, non gli slogan populisti contro le religioni o le altre culture. Sottolinea però, in modo forte, il bisogno di avere gli strumenti adeguati per garantire la sicurezza di tutti i giorni: più poliziotti, più tribunali, più giudici, più rispetto delle regole. Dopotutto, c’è un giudice a Berlino! C’era e ci sarà, per fortuna.

Schulz tiene banco per oltre un’ora. Ripete più volte concetti base, perché è l’inizio della campagna: motivazione, contenuti e obiettivi chiari. Conclude rigettando lo stile di comunicazione di molti partiti, ahimé anche di alcuni di centro-sinistra.Racconta delle offese che riceve, dei nomignoli, dei tentativi di sminuirlo perché non ha il diploma, perché ha degli occhiali brutti, perché non ha l’aspetto fisico dello statista.

Lo hanno etichettato come “macchinista”, addetto della “Sparkasse” (cassa di risparmio). Perfetta la sua reazione: “potete chiamarmi come volete, insultarmi, tentare di sminuirmi, ma io resto io. Noi socialdemocratici siamo il baluardo della democrazia da 154 anni e rigettiamo le fake-news, le parole d’odio, le bugie, lo scadere sul personale”. Forte, fortissimo segnale di distanza da queste strategie di comunicazione basate sull’aggressività, la bugia e la volgarità. Sottolinea poi, come essere etichettato come macchinista o addetto delle banca non è certo un’offesa, poiché è sulla schiena di queste persone che la Germania è ricca e prospera. E qui applauso. Umiltà, giustizia, dignità, solidarietà, rispetto delle persone. Il leader giusto per cambiare rotta! In Germania e in Europa.

Zeit für mehr Gerechtigkeit! Zeit für Martin Schulz!

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