Perdono i grillini e perde il giovin signore a casa sua, Rignano sull’Arno.

In sede locale tornano, spesso camuffate nelle liste civiche, le coalizioni tradizionali di centrodestra e di centrosinistra. A parte la scarsa affluenza, poco più del 60%, nei comuni sono state sconfitte l’improvvisazione e l’incapacità di guida sin qui dimostrata dai grillini, e l’arroganza dei Renzi nel loro paesello toscano.

Unico caso clamoroso: Palermo, con la vittoria schiacciante di Leoluca Orlando, alla quinta rielezione a sindaco, stavolta grazie alla “disinvolta” coalizione Pd con il partito di Alfano. Anche dal voto dell’11 giugno trova conferma, con l’alto astensionismo (quasi il 40% degli elettori), la condizione di grave anomia del nostro sistema politico.

O riprendiamo e facciamo rivivere la nostra migliore cultura politica ispirata dalla dottrina sociale cristiana o questo Paese non avrà più speranza. Questa settimana un gruppo di amici Dc impegnati nella cultura e nella politica si ritroveranno a Camaldoli e, mi auguro, che di lì si possa riprendere il cammino.

Il voto amministrativo locale è, in ogni caso, una più convinta espressione degli interessi prevalenti e dei valori propri delle diverse realtà locali. Non sempre, tuttavia, la salvaguardia degli interessi coincide con la coerente difesa dei propri valori, specie là dove questi ultimi risultano fortemente indeboliti o offuscati. Si comprendono così, anche se difficilmente sono giustificabili, i casi dei trasformismi e camaleontismi come quelli di Palermo e che sono annunciati in alcune delle città venete che il prossimo 25 giugno andranno al ballottaggio.

Le dichiarazioni entusiastiche di qualche amico popolare per i risultati del centro sinistra a Padova o della lista tosiana di Verona, dove si profila la conferma di quell’accordo dell’ondivago Tosi e della sua compagna con il Pd a guida renziana, non potranno che essere oggetto di attenta riflessione da parte nostra nei prossimi giorni.

Flavio Tosi e la sua corte avevano virato a sinistra verso Matteo Renzi, nella speranza di un futuro credito politico, già all’epoca del referendum del 4 dicembre scorso, schierandosi apertamente e perdutamente per il Sì. Ora tenteranno di sopravvivere nella gestione residua del potere locale con un’anomala alleanza con la “sinistra veronese renziana”.

La parola nella città scaligera ora passa agli elettori veronesi che dovranno decidere: se arrendersi alla continuazione di un sistema che tenta la sua riproduzione per via ereditaria locale, una sorta di via americana alla Kennedy e alla Bush “de noantri”, oppure girare pagina per una nuova esperienza politico amministrativa.

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