Non è la prima volta che un alto prelato viene accusato di abusi sessuali. Ma è un inedito che ad esserne coinvolto sia un così stretto collaboratore del Papa. E il cardinal George Pell, incriminato dalla polizia dello Stato di Victoria, Australia, intende difendersi in tribunale, dove si presenterà il 18 luglio, rinunciando all’immunità diplomatica che lo status di prefetto della Segreteria per l’economia gli garantirebbe. Una nota della Sala Stampa vaticana, letta questa mattina in un briefing convocato dopo che nella notte era stata ufficializzato il rinvio a giudizio del porporato, sottolinea che Papa Francesco “informato dallo stesso Pell, gli ha concesso un periodo di congedo per potersi difendere”. A margine è stato precisato che fino a quando non sarà fatta chiarezza il cardinale non parteciperà più ad alcuna celebrazione liturgica pubblica a fianco del Papa. Appuntamento mancato già questa mattina, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, carica di significato per la vita della Chiesa. All’omelia Francesco ha scandito: nei momenti bui, la preghiera ci fa superare le prove.

“VITTIMA DI UNA CACCIA ALLE STREGHE”

Alla conferenza stampa in via della Conciliazione era presente lo stesso Pell, soprannominato “il Canguro”, per via delle sue origini australiane, la determinazione nel perseguire gli obiettivi prefissi e l’attitudine alla lotta. Determinato a lottare è apparso anche questa mattina: “Queste accuse sono oggetto di indagine da due anni, ci sono state fughe di notizie ai media, c’è stato nei mie confronti un character assassination senza tregua”, ha detto. Poi, con atteggiamento di sfida ha aggiunto: “Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui mi potrò difendere davanti alla corte. Sono innocente, le accuse sono false e considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile”. (Qui il video del suo intervento)

LE INDAGINI PRIMA DEL RINVIO A GIUDIZIO

Da quando il porporato è stato nominato super ministro dell’economia vaticana, nel 2014, periodicamente viene tirato in ballo dagli inquirenti australiani. Prima con l’accusa di avere coperto abusi del clero quando era arcivescovo di Melbourne quindi di Sydney, poi direttamente per querele nei suoi confronti da parte di oggi quarantenni che lo indicano come loro molestatore ai tempi in cui il cardinale era ancora semplicemente don George. Fatti riferiti a una quarantina di anni fa e solo da un paio denunciati. Attualmente non è chiaro quante querele abbiano fatto scattare il rinvio a giudizio. La polizia di Victoria, dandone notizia quando in Italia era ancora notte, ha fatto un vago riferimento a più segnalazioni.

LA DECISIONE DI TORNARE IN AUSTRALIA

Pell non si è mai sottratto agli interrogatori. Agli addebiti, lo scorso anno aveva però sempre risposto da Roma, sia in videoconferenza che rendendo dichiarazioni a poliziotti volati appositamente in Vaticano per ascoltarlo. Oggi il 76enne, che accusa problemi cardiaci, ha deciso di tornare in patria. Non è chiaro quando il porporato lascerà Roma. Di certo è atteso in procura, alla Melbourne Magistrates Court, il 18 luglio.

“IL PAPA È SEMPRE STATO INFORMATO”

Il cardinale ha detto ai giornalisti di avere sempre regolarmente informato il Papa delle indagini a suo carico. “L’ultima volta – ha detto – due o tre giorni fa”, anche per manifestargli la necessità di “prendere un congedo per difendermi in tribunale”. Nel luglio dello scorso anno, Francesco, di ritorno dalla Polonia, a una domanda sulla situazione del suo uomo chiave all’economia aveva risposto ai giornalisti: “Le prime notizie arrivate erano confuse”. “È vero, c’è il dubbio – aggiungeva – Ma se io dessi un giudizio a favore o contro non sarebbe buono, perché giudicherei prima. Non si deve giudicare prima che la giustizia giudichi. Una volta che la giustizia ha parlato, parlerò io”.

UN CARDINALE AMATO E ODIATO

Il vaticanista John Allen ricorda che alcuni osservatori sospettano che dietro l’accusa si nascondano recondite ragioni di attacco politico, sollevando la questione se sia possibile che Pell possa davvero affrontare un processo equo, dopo la dura campagna stampa dei media australiani. Del resto Pell ha sempre suscitato sentimenti contrastanti. C’è chi lo ammira per il piglio deciso nell’affrontare i problemi, con piglio anglosassone e da ex giocatore di football quale è. Le stesse ragioni che lo fanno vedere in tralice a parecchi, che gli contestano un eccessivo accentramento di potere. Non è da escludere che le accuse di pedofilia che da tempo filtrano attraverso i media australiani abbiano fornito più di una cartuccia ai suoi detrattori per metterlo in cattiva luce nelle sacre stanze. Fino ad oggi Papa Francesco non ha mai ritirato il suo supporto al porporato, nonostante sia considerato un cardinale conservatore teologico.

IL VATICANO RISPETTA LA GIUSTIZIA E CONFERMA L’IMPEGNO DEL CARDINALE CONTRO LA PEDOFILIA

Nella conferenza stampa di questa mattina, a fianco del porporato australiano c’era il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, che ha letto un comunicato del Vaticano, nel quale si sottolinea: “Messo al corrente del provvedimento, il cardinale Pell, nel pieno rispetto delle leggi civili e riconoscendo l’importanza della propria partecipazione affinché il processo possa svolgersi in modo giusto e favorire così la ricerca della verità, ha deciso di far ritorno nel suo Paese per affrontare le accuse che gli sono state mosse”. Nessun riferimento alla durata del periodo di congedo concesso dal Papa, ma una sottolineatura rilevante: “Il Santo Padre, che ha potuto apprezzare l’onestà del Card. Pell durante i tre anni di lavoro nella Curia romana, gli è grato per la collaborazione e, in particolare, per l’energico impegno a favore delle riforme nel settore economico e amministrativo e l’attiva partecipazione nel Consiglio dei cardinali (C9)”. Esprimendo “rispetto” nei confronti della giustizia australiana, la Santa Sede ricorda che “il cardinale Pell da decenni ha condannato apertamente e ripetutamente gli abusi commessi contro minori come atti immorali e intollerabili, ha cooperato in passato con le Autorità australiane (ad esempio nelle deposizioni rese alla Royal Commission), ha appoggiato la creazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e, infine, come Vescovo diocesano in Australia ha introdotto sistemi e procedure per la protezione di minori, e per fornire assistenza alle vittime di abusi”. Pell lo scorso anno, pur rigettando le accuse di avere insabbiato casi di pedofilia nel clero, aveva riconosciuto che in passato erano stati commessi errori da parte della Chiesa.

NUBI SULLE RIFORME ECONOMICHE

Il rinvio a giudizio non è una buona notizia per il processo di riforma delle finanze vaticane di cui Pell è uomo cardine. Appena una settimana fa si era dimesso a sorpresa il revisore generale dei conti della Santa Sede, Libero Milone, che lavorava a stretto contatto con il prefetto. Entrambi si erano recentemente scontrati con la potente Apsa, rivendicando il diritto dovere in capo alla sola Segreteria di scandagliare i conti del Vaticano.

COSA ACCADRÀ ORA

Cosa comporterà questo congedo e come ci si muoverà Oltretevere? La Santa Sede al momento si è limitata a precisare che durante l’assenza del prefetto, la Segreteria per l’economia continuerà “a svolgere i propri compiti istituzionali”. Ovvero: ordinaria amministrazione. Tutto sarà quindi in mano al segretario, monsignor Alfred Xuereb, che rimane in carica “per il disbrigo degli affari ordinari, donec aliter provideatur”, cioè fino a ulteriore disposizione del Papa. Di fatto per Pell, che da un anno ha compiuto l’età canonica dei 75 anni per il pensionamento, e che nonostante questo ha un mandato pontificio in Curia fino al 2019, i tempi della giustizia potrebbero essere non rapidi. Riuscirà a tornare in Vaticano in tempo?

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