Cosa succederà agli sportelli e soprattutto ai dipendenti di Popolare Vicenza e Veneto Banca? Il governo ha stanziato risorse per limitare l’impatto perché – come si legge in una nota – si tratta di «due aziende bancarie importanti per un territorio importante». Questo non vuol dire che non ci saranno ricadute. Nel caso di doppioni, ovvero dove sono presenti anche sportelli di Intesa, si andrà a una razionalizzazione. Per evitare concentrazioni superiori a quelle consentite dalle regole sulla concorrenza: ne dovranno scomparire circa 600. Più complesso il discorso per il personale, ci sarà una serie di prepensionamenti che si allargheranno anche ai dipendenti di Intesa Sanpaolo e che riguarderà fino a 4mila addetti. Non per nulla, il decreto prevede una «erogazione fino a 1,285 miliardi alle banche in liquidazione per la gestione del personale» che sarà gestita proprio da Intesa Sanpaolo.

CHE COSA HA SCRITTO MESSINA

Ieri l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha scritto: “Oggi abbiamo deliberato l’acquisizione di parte delle attività di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti ormai in condizione di dissesto conclamato e per i quali erano andati falliti precedenti tentativi di salvataggio il cui costo per la nostra banca, unito a quello sopportato per la crisi delle quattro banche locali dell’autunno 2015, è stato pari a oltre 1,5 miliardi euro. Peraltro, Intesa Sanpaolo aveva dato la sua disponibilità a sottoscrivere una quota parte di un versamento di 1,2 miliardi per un ulteriore capitalizzazione delle due banche, non andata in porto per l’insufficiente partecipazione del sistema bancario”.

LE RAGIONI DI INTESA SANPAOLO

Cosa sarebbe successo senza l’intervento del gruppo creditizio milanese? Ecco cosa risponde per iscritto Messina: “Senza l’offerta di Intesa Sanpaolo – l’unica significativa presentata nell’asta competitiva indetta dal Governo – la crisi delle due banche avrebbe avuto un grave impatto sull’intero sistema bancario italiano, con conseguenze drammatiche sull’economia nazionale, mettendo anche a rischio le prospettive di ripresa del Paese. Il nostro intervento consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200.000 aziende operanti in aree tra le più dinamiche del Paese. Oltre a ciò, l’integrazione delle due banche e del relativo personale sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie”.

GLI EFFETTI SUL TERRITORIO VENETO

“A seguito dell’acquisizione, Intesa Sanpaolo metterà a disposizione dell’economia reale dei territori in cui operano le due banche venete, un plafond di 5 miliardi di erogazioni di nuovo credito, a valere sul secondo semestre 2017, che si sommano ai 50 miliardi già previsti in Italia per l’intero anno – ha scritto il capo azienda Messina – Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà al ristoro degli investitori retail di obbligazioni subordinate, per un ammontare complessivo di 60 milioni. L’offerta, oggi deliberata dal nostro CdA, è stata avanzata a condizione che non venisse pregiudicata la forza patrimoniale di Intesa Sanpaolo a presidio di 860 miliardi di risparmi affidati alla nostra banca, né intaccate le prerogative dei suoi azionisti”.

NON SOLO VENETO MA ANCHE SICILIA E PUGLIA

“A seguito dell’integrazione delle reti delle due banche – scrive Messina – Intesa Sanpaolo diventerà banca di riferimento nel Nordest, seconda rete commerciale in Sicilia e rafforzerà ulteriormente la sua presenza in Puglia. In questi territori la nostra banca intende rimanere elemento centrale per le famiglie e le imprese, secondo un modello di fare banca che fa di Intesa Sanpaolo un protagonista riconosciuto a livello europeo. La nostra è una Banca radicata nei territori in cui opera, e per questo siamo convinti che il valore più importante siano le persone: clienti e dipendenti. Questa sarà la nostra priorità anche in tutti i territori dove i gruppi bancari Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono presenti”.

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