Per oltre vent’anni al fianco di Giovanni Paolo II e, per poco più di un anno, di Benedetto XVI, è morto mercoledì sera nella sua casa romana Joaquín Navarro Valls, indimenticabile “portavoce” del Papa dal 1984 al 2006. Da tempo era malato di cancro. L’attuale direttore della Sala Stampa della Santa Sede e suo amico, Greg Burke, ha annunciato la notizia con due tweet: “Joaquin Navarro. Rip. La grazia sotto pressione” ha scritto in inglese citando la frase di Hemingway Grace under pressure.

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Poi un secondo tweet: “Joaquin Navarro. 1936-2017. Continua a sorridere” con in allegato una foto insieme a Wojtyla.

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Navarro-Valls si è spento alle 8:41 di ieri sera a casa, dopo essere stato dimesso dal Campus Bio-Medico, l’ospedale romano gestito dall’Opus Dei. Aveva 80 anni. Il suo incarico era di direttore della Sala Stampa, ma ben presto assunse un inedito ruolo di autentico portavoce del Papa. Spagnolo della Murcia, membro laico della prelatura dell’Opus Dei, era laureato in Medicina con un dottorato in Psichiatria, quindi due lauree in Giornalismo e Scienze della comunicazione. Poliglotta, fu prima inviato di guerra, soprattutto in Medio Oriente. Nel 1984 quando è corrispondente da Roma del quotidiano di Madrid Abc e presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia, Wojtyla gli chiede di occuparsi della comunicazione del Vaticano. Mantiene l’incarico fino all’11 luglio 2006, quando Ratzinger ne accetta le dimissioni, chieste per tre volte a Giovanni Paolo II e sempre respinte, e lo sostituisce con padre Federico Lombardi.

La salma di Navarro sarà esposta a partire dalle 16 nella sacrestia della basilica di Sant’Eugenio in viale delle Belle Arti 10, a Roma. Il funerale domani, venerdì, alle 11 sempre a Sant’Eugenio, celebrato da monsignor Mariano Fazio, vicario generale della prelatura dell’Opus Dei.

Elcuni dei primi ricordi di amici e vaticanisti.

Luigi Accattoli, Corriere della Sera

“La morte di Joaquin Navarro-Valls per me è un sisma. Tante conversazioni. Interviste. Preghiere in ginocchio l’uno accanto all’altro. E’ dal 1977, da quando arrivò a Roma, che ci frequentavamo”. “In due decenni ha trasformato il ruolo, fino ad allora del tutto istituzionale, di direttore della Sala Stampa in una funzione di portavoce a tutto tondo, guadagnandosi una libertà di parola e di iniziativa sconosciuta ai predecessori. La Curia ha apprezzato, negli anni, i risultati del suo lavoro – cioè il ‘ritorno di immagine’ per la figura del Papa e per l’ istituzione vaticana – ma inizialmente non gradì la sua libertà d’azione e a più riprese tentò di ridimensionarla”. “Tra i frutti del lungo lavoro di portavoce c’ è stato il superamento del tabù della salute del Papa: gradualmente ha convinto gli uffici vaticani e lo stesso Papa della necessità di informare ‘clinicamente’ i media: lungo i tanti ricoveri di Giovanni Paolo II al Gemelli e per tutti i cinque anni dell’ultima infermità, le informazioni furono abbondanti e quasi sempre tempestive e nella sostanza veritiere. Fu lui a dire ai giornalisti – durante un viaggio in Ungheria, nel 1996 – che il Papa aveva il Parkinson. L’informazione non era stata concordata e in quel momento rischiò d’essere allontanato dall’ufficio”.

Andrea Tornielli, La Stampa e Vatican Insider

“Fisico asciutto, elegantissimo, poliglotta con una predilezione per i media statunitensi, è stato non soltanto il portavoce di Giovanni Paolo II ma anche il suo spin doctor e in più occasioni il consigliere e l’ ambasciatore ufficioso… Forte del legame personale e diretto con il Pontefice, quando serve è un portavoce in grado di bypassare la Segreteria di Stato e di gestire vere e proprie operazioni mediatiche… Da portavoce ha saputo anticipare e interpretare Wojtyla, e lo ha seguito fino alle fasi finali…. Nel turbinio delle iperattività wojtyliana, quando il Papa ancora stava discretamente bene, non sono mancati gli incidenti, come quando sull’aereo papale, nel 1996, volando tra Città del Guatemala e Caracas, Navarro spiegò ai giornalisti le modalità dell’incontro del Pontefice con il premio Nobel Rigoberta Menchú, accennando anche ai contenuti del colloquio. Ma in realtà quell’incontro non era mai avvenuto. Piccolezze se paragonate allo straordinario lavoro svolto nella gestione dei media con un Papa fortemente mediatico”. “Navarro-Valls ha ricoperto un ruolo significativo dietro le quinte del pontificato: fu lui a gestire e risolvere, ad esempio, i non facili problemi legati al cerimoniale della prima visita di un vescovo di Roma alla Sinagoga della capitale, che Giovanni Paolo II compì trionfalmente su invito del rabbino capo Elio Toaff. Ha rappresentato la Santa Sede, guidando di fatto la delegazione vaticana, alla Conferenza internazionale Onu sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo nel 1994, e lo stesso fece l’ anno successivo a Pechino, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla donna”. “Il successo di cui andava più fiero fu la visita a Cuba del gennaio 1998. Fu lui, dopo un interminabile colloquio notturno con Fidel Castro, ad appianare ogni difficoltà per la realizzazione di un viaggio destinato a segnare un’epoca”.

Carlo Di Cicco, vicedirettore de L’Osservatore Romano fino al 2014

“Fedele al suo datore di lavoro, egli ha rappresentato un segno di contraddizione nel tentativo di armonizzare la fedeltà all’istituzione con l’onestà specifica richiesta dalla sua professione giornalistica. Fedele cattolico senza essere clericale, è andato per la sua strada contribuendo con decisa gradualità all’aggiornamento della comunicazione  nella Chiesa”. “Gentiluomo nella forma ma inamovibile nella sostanza, Navarro-Valls si potrebbe definire un moderno cavaliere con il cuore antico. Irripetibile come direttore della Sala Stampa, facendo nascere una certa difficoltà a comprendere la linea di confine tra chi fosse un direttore di sala stampa, un portavoce del papa, un alto funzionario vaticano che sedeva come esperto affidabile  nelle delegazioni alle conferenze internazionali dove si discutevano delicate questioni sulla famiglia e il matrimonio. Una figura che nello stesso tempo era materia di informazione e custode dell’informare la materia stessa”.

John Allen, Crux

“Non era senza difetti, ma era un gigante”. Per John Allen, vaticanista americano di lungo corso, Navarro-Valls è stato una sorta di “capo di stato maggiore” di Giovanni Paolo II: “Oltre il semplice ruolo di portavoce di Giovanni Paolo II, è stato anche un consigliere politico ed emissario del pontefice, per esempio, come leader della delegazione della Santa Sede alla Conferenza del Cairo nel 1994, dove c’era una spinta forte a sancire l’accesso all’aborto come diritto umano in base al diritto internazionale. Fu lui a contribuire a mettere insieme una coalizione di cattolici e nazioni musulmane per respingere questo tentativo”. Allen non dimentica qualche scivolata. Ma lo ricorda coi versi dell’Amleto di Shakespeare, “era un uomo, un uomo vero, in tutto, come non ne vedrò più”.

Aldo Maria Valli, Rai

“Quando, nel 1996, diventai vaticanista per il Tg3, andai a trovarlo nel suo ufficio, nella sala stampa vaticana, in via della Conciliazione. Mi tremavano un po’ le gambe, perché stavo per conoscere un mostro sacro, il portavoce di Giovanni Paolo II. Alcuni colleghi poi mi avevano detto che il direttore della sala stampa era una persona quasi irraggiungibile, un uomo che se ne stava rintanato nel suo antro e ammetteva alla sua presenza solo pochi eletti. Io, in quel momento, ero l’ultimo arrivato, e quindi mi sembrò strano che avesse subito risposto alla mia richiesta di appuntamento. Però quando entrai da lui mi resi conto che il mostro sacro, in realtà, non era per niente un mostro, ma un signore sorridente, molto ben educato, direi addirittura affabile e molto curioso. Volle sapere di me e del mio lavoro, naturalmente, ma più ancora si interessò alla mia famiglia: se ero sposato, se avevo figli. Quando gli dissi che ero sposato con Serena e che avevamo cinque figli (poi, tre anni dopo, sarebbe arrivata anche la sesta) si dimostrò entusiasta e sorrise ancora di più. E quando gli dissi che, se avevamo una famiglia numerosa, un bel po’ di responsabilità era proprio del suo capo, ovvero del papa Giovanni Paolo II, perché, quando eravamo ragazzi, era stato lui a entusiasmarci con l’idea del matrimonio cristiano aperto alla vita, ne fu felicissimo, e da allora ogni volta che mi vedeva mi chiedeva regolarmente di Serena, mi pregava di portarle i suoi saluti e voleva sapere come andava con i figli”. Valli ricorda un pomeriggio col direttore nel suo ufficio: “Mi mostra un telefono bianco, accanto alla scrivania, e mi dice: ‘Vedi, questo è l’unico al quale devo rispondere sempre. Linea diretta… Gli altri posso anche lasciarli squillare, ma questo proprio no’. Capisco che la linea diretta è con l’appartamento pontificio, con Giovanni Paolo II, e proprio in quel momento, neanche a farlo apposta, il telefono squilla. Io, imbarazzato, mi alzo e faccio per uscire, ma Joaquín mi fa segno di restare, e così ascolto un suo breve colloquio con il Papa”.

Federico Lombardi, immediato successore alla direzione della Sala Stampa della Santa Sede

“La sua intelligenza, eleganza e capacità di relazioni erano eminenti. A ciò si aggiungevano un’ottima conoscenza delle lingue e una vera genialità nel presentare notizie e contenuti informativi in forma brillante, attraente e concisa. Tutte doti che facevano di lui un personaggio ideale come punto di riferimento vaticano per gli operatori dell’informazione internazionale, ma anche per le relazioni – pubbliche, ma non solo – con molte personalità di grande rilievo e influenza nel mondo delle comunicazioni, della politica, degli affari”. “ L’ho sempre considerato un maestro nel modo di svolgere il suo servizio e non mi sarei mai immaginato di essere chiamato a succedergli. Era evidente che sotto molti punti di vista era per me del tutto inimitabile: a imitarlo non ci potevo e dovevo nemmeno provare. Nel contesto di un pontificato diverso ho quindi cercato di interpretare e svolgere il compito assegnatomi come meglio sapevo, ma conservando, per quanto mi era possibile, la sua preziosa eredità”.

Greg Burke, secondo successore alla direzione della Sala Stampa

“Navarro incarnava ciò che Ernest Hemingway ha definito come il coraggio: la grazia sotto pressione. Ho avuto modo di conoscerlo quando stavo lavorando per Time, e la rivista definì Giovanni Paolo II ‘l’uomo dell’anno’. Mi aspettavo di trovare un uomo di fede, ma ho trovato un uomo di fede che era anche un professionista di prima classe”. Burke, numerario dell’Opus Dei come Navarro, prosegue: “Non sono sempre stato d’accordo con lui, ma si è sempre comportato come un gentlemen cristiano, qualcosa difficile da trovare in questi giorni”.

Paolo Rodari, Repubblica

“Elegante, un fascino da hidalgo spagnolo, a suo agio sotto le luci dei riflettori, pianse in pubblico soltanto quando fu costretto ad annunciare in sala stampa vaticana che le condizioni di Giovanni Paolo II erano ormai critiche. Per il resto, riuscì sempre a mantenere il suo aplomb, un autocontrollo che rese possibile il miracolo del primo portavoce papale – l’incarico nacque con lui – capace di gestire senza tentennamenti i nodi più gravi di un pontificato in ogni senso rivoluzionario, quello di Giovanni Paolo II: la crisi sulla pedofilia negli Usa, il doppio suicidio omicidio del comandante della Guardia Svizzera Esterman, di sua moglie Gladys e del soldato Tornay, le mosse diplomatiche del Vaticano con Gorbaciov e Castro in regime di guerra fredda, la lunga e sfiancante malattia dello stesso Papa polacco”.

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