Le elezioni in Germania si avvicinano. Il 24 settembre Angela Merkel gioca la partita per diventare per la quarta volta consecutiva cancelliere tedesco, avvicinandosi ai record detenuti da Helmut Kohl e Konrad Adenauer. Oggi al Konrad-Adenauer-Stifrung di Roma Karsten Grabow, coordinatore per l’analisi politica e la ricerca sui partiti politici dell’ufficio di Berlino, ha tenuto una conversazione sui partiti politici in Germania in vista delle elezioni del 2017. Qui una conversazione con Formiche.net.

Quali sono le principali proposte politiche dei partiti in corsa per le elezioni di settembre?
L’ala sinistra si sta dedicando maggiormente a tematiche di giustizia sociale, ma c’è la necessità di capire che cosa realmente si voglia intendere con giustizia sociale; si parla ad esempio di maggiore redistribuzione della spesa pubblica. I socialdemocratici, a riguardo, sono più moderati e propendono per una spesa maggiore. Centristi e liberali sono invece per il mantenimento dello status quo. Qualcuno dice che non hanno un progetto, ma credo semplicemente che quando le cose vanno bene, non ci sia bisogno di un progetto.

Con ogni probabilità Angela Merkel sarà di nuovo il prossimo cancelliere della Germania. Ma con quale coalizione?
Al momento attuale la CDU ha almeno quattro opzioni. La prima riguarda la continuazione della Grande Coalizione con l’SPD, molto popolare tra gli elettori ma meno all’interno del partito socialdemocratico che ha intenzione di diventare il principale partito tedesco. Una seconda opzione riguarda la coalizione tra i cristiano-democratici e i liberali. Un’altra opzione teoricamente possibile è quella tra CDU e i verdi, molto popolare tra gli accademici, ma poco probabile a causa di alcune tensioni tra i verdi. E infine c’è l’opzione di formare quella che alcuni definiscono la coalizione americana tra CDU, liberali e i verdi, ma questa opzione è ancora più difficile a causa di tensioni tra le parti. In ogni caso, queste sono le quattro opzioni possibili sia in termini di numeri sia di realtà politica. Altre opzioni, come ad esempio la coalizione tra Socialdemocratici e verdi, sarebbe impossibile perché al momento non hanno una maggioranza.

Fino a qualche mese fa Schulz ha rappresentato un’alternativa ad Angela Merkel. Cosa è successo?
Fondametalemte non ha proposto un’idea, è stato completamente silente dopo la nomina. Non c’è stata sostanza. Schulz ha rappresentato una sfida benvenuta sia dalla popolazione sia dai media, ma anche dalla politica, andando a rappresentare un vero competitor sulla scena. Ma è mancata concretezza.

Qualcuno, come ad esempio il Frankfurter Allgemeine Zeitung, ritiene che il programma della CDU preveda benefici economici per tutti per poi non darne a nessuno. Cosa ne pensa?
Al cuore del programma c’è la convinzione che non ci sia bisogno di grandi cambiamenti perché la situazione è in linea generale positiva. Questo è uno dei problemi per l’ala sinistra, specialmente per i socialdemocratici, desiderosi di diventare il partito maggioritario. In un certo senso, attaccando il programma, competono contro se stessi, essendo parte del governo da quattro anni ed essendo stati responsabili di alcuni miglioramenti avvenuti. Una strategia non positiva per loro.

Per quanto riguarda la crisi migratoria, quali sono le posizioni?
I cristian-democratici e i liberali sono a favore di un miglioramento nella gestione del fenomeno. Ma all’interno della CDU c’è una disputa che vede la componente bavarese (CSU) – maggiormente colpita dai flussi migratori – a favore dell’identificazione di un limite agli ingressi. Ma in linea generale, se si chiede alla popolazione quali sono i principali problemi da affrontare, i flussi migratori sono sempre al primo posto, ma di fatto non è il principale punto di discussione in termini politici. Di base la CDU non ha ragione di fare alcun cambiamento perché in fin dei conti non ci sono problemi rilevanti legati alle migrazioni. D’altra parte, i socialdemocratici hanno bisogno di sollevare discussioni per attirare l’attenzione e offrire così alternative. Ma la maggior parte della popolazione tedesca non è interessata alle alternative non avendo particolari problemi da risolvere. Anche sul versante politico, in Germania non abbiamo scandali o fenomeni corruttivi.

Sarà la Germania a guidare l’Ue?
La Germania è in effetti già leader dell’Ue, anche se un leader esitante. Nessuno nel Paese vuole detenere questo ruolo. Tutti riconoscono che il tempo della diplomazia dei soldi è finita e che la Germania debba prendersi le sue responsabilità, ma alla maggior parte dei tedeschi non piace questa situazione. A livello europeo probabilmente dobbiamo cercare il modo di portare avanti le attività. Certamente non possiamo farlo da soli e dovremo avere dei partner che possono essere individuati nella Francia o nei Paesi scandinavi o nell’Olanda. Ad ogni modo, la Germania probabilmente deve giocare un ruolo differente a livello europeo.

In vista delle elezioni, crede che la Russia possa influire con campagne di disinformazione?
Il pericolo di campagne di fake news è reale. Il problema è che individuarle non è certo facile; perché non c’è bisogno di una influenza da uno Stato ma si tratta di azioni portate avanti da organizzazioni private, individui e chiaramente dai servizi segreti. I russi sono dei campioni in termini di propaganda politica. Per questo c’è bisogno di una particolare attenzione da parte della copertura mediatica.

Da questo punto di vista come sono i servizi di stampa in Germania?
I media hanno un ruolo incredibilmente importante nel Paese. É grazie a loro se i tedeschi sono particolarmente soddisfatti in termini politici. Il sistema mass-mediatico è attento alla gestione del fact-checking; media digitali e quelli tradizionali, ad esempio, conducono periodici test per verificare fake-news. Rispetto ai media di altri Paesi, in Germania si dà molta attenzione ai discorsi dei politici delle varie parti in campo e vengono valutati molto attentamente.

Crede che avvenimenti esteri come le elezioni di Macron, la Brexit o l’arrivo di Trump alla presidenza Usa possano avere delle influenze nella politica interna?
Sorprendentemente c’è stato un effetto interno di avvenimenti esteri. La scorsa settimana durante una conferenza cui ho preso parte, un analista politico ha dato prova dell’effetto di Trump sui partiti politici. Quando è stato eletto presidente, infatti, c’è stato un aumento nelle adesioni ai partiti di sinistra. L’opinione pubblica ritiene che con Trump siano aumentati i rischi globali. E in un contesto insicuro l’opinione generale è che non si debba cambiare il governo. Da questi sviluppi, quindi, credo che Angela Merkel e la CDU possano trarne sicuri benefici.

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