L'analisi di Lucia Cossaro di Prometeia

Pubblichiamo le conclusioni del rapporto Prometeia sulla politica di bilancio del governo Renzi

La politica di bilancio degli ultimi tre anni si è mossa cercando di utilizzare la flessibilità concessa dal Psc e le scarse risorse disponibili per favorire la crescita, con un’azione a largo raggio che ha compreso incentivi temporanei, interventi strutturali, riforme. Il percorso verso la ripresa si è dimostrato più accidentato di quanto previsto all’insediamento del governo e, necessariamente, posticipando sempre all’anno successivo l’avvio del consolidamento: il saldo di bilancio è sceso solo per la riduzione della spesa per interessi passivi e l’impulso delle manovre al netto degli effetti ciclici è risultato sempre espansivo. La portata delle manovre nette è stata tuttavia, limitata, come risultato del compromesso tra l’obiettivo del sostegno all’economia e quello di non superare i vincoli del Fiscal compact.

Le risorse sono state destinate prevalentemente al sostegno delle famiglie e della spesa sociale, con alcuni interventi di contrasto alla povertà, ma anche le misure rivolte alle imprese sono state numerose e articolate, tra incentivi a investire e riordino della tassazione. La strategia ha privilegiato le politiche di offerta: incentivi fiscali e contributivi, riforma del mercato del lavoro, tagli agli acquisti, riduzione di imposte e semplificazioni. In termini di effetti moltiplicativi sul Pil, politiche di spesa diretta avrebbero potuto essere più efficaci, ma meno in sintonia con le raccomandazioni della Commissione; un’eccezione poteva essere il potenziamento della spesa per investimenti, in linea con le politiche europee e più volte annunciata in ripresa, ma che è stata di fatto sbloccata solo nell’ultima legge di bilancio.

Condizioni di contesto sfavorevoli potrebbero avere depotenziato gli effetti delle manovre. L’aumento di propensione al consumo che si è osservato nel 2015 in concomitanza con la stabilizzazione del “bonus 80 euro” è rientrato nel 2016, stando ai dati attualmente disponibili, nonostante le maggiori risorse affluite alle famiglie dal bilancio pubblico. Incertezza, effetti ricchezza, bassa fiducia hanno condizionato negativamente i comportamenti degli operatori. Per i prossimi anni i nodi da affrontare sono molti. Completare l’implementazione delle riforme e coprire le entrate attese per il 2018 dalla clausola di salvaguardia costituiscono l’eredità più rilevante, insieme alla riduzione del debito che, per ripristinare migliori condizioni di fiducia, dovrà forse essere più rapida di quanto prospettato ora.

Leggi qui il rapporto completo.

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