È ancora un mistero il caso del leader dell’opposizione venezuelano, Leopoldo López. Qualche settimana fa, il governo di Nicolás Maduro aveva diffuso un video nel quale López sosteneva di stare bene, dopo che alla famiglia era stato negato l’acceso al carcere militare di Ramo Verde per due mesi, e c’erano voci di torture e malattie. “Non capisco perché volete una fede di vita, sto benissimo qui”, diceva nel video il dirigente del partito Voluntad Popular. Il suo corpo era completamente trasformato: Leopoldo era tutto muscoli.

La mamma aveva accennato a qualche dubbio. “Quello non sembra mio figlio, due mesi non era così”, ha detto Antonieta Mendoza. “E che deve fare in cella? Può solo leggere e fare esercizio”, aveva risposto Diosdado Cabello, uno dei leader del chavismo (indagato dal 2015 per narcotraffico dalla Dea secondo il New York Times).

ARRESTI DOMICILIARI CON BRACCIALETTO ELETTRONICO

Ieri mattina, il Venezuela si è svegliato con la notizia del ritorno a casa di Leopoldo López. Ancora non ci sono dichiarazioni della moglie, Lilian Tintori, ma il padre, Leopoldo López Gil, ha detto che Leopoldo è a casa con un braccialetto elettronico. Leopoldo López Gil è in esilio a Madrid perché è stato accusato di diffamazione dal governo per un editoriale pubblicato sul quotidiano El Nacional ed c’è contro di lui un ordine di arresto. Ha parlato per 40 minuti con il figlio dopo due anni e mezzo che non sentiva la sua voce.

UNA MISURA UMANITARIA

Sul sito del Tribunale Supremo di Giustizia è stata confermata la sentenza di concedere gli arresti domiciliari a López per “motivi umanitari dopo avere esaminato l’ultimo rapporto dei medici”. Cioè, è stato confermato che il prigioniero politico non sta bene, ma il video?

Leopoldo è in carcere da febbraio del 2014. In tempo record, la giustizia venezuelana l’ha processato in tre giorni per terrorismo, omicidio e tradimento alla patria. È stato condannato a 13 anni, 9 mesi, 7 giorni e 12 ore di carcere. Tuttavia, da tutto il mondo sono arrivate condanne per le irregolarità del processo penale. La notizia del ritorno a casa di Leopoldo è stata celebrata dal premier spagnolo Mariano Rajoy su Twitter.

FORMAZIONE E PASSIONE POLITICA

Leopoldo López ha 46 anni ed una solida carriera politica alle spalle. A 20 anni è stato fondatore del partito Primero Justicia insieme a Henrique Capriles Radonski. Dal 2000 al 2008 Leopoldo López è stato sindaco del municipio Chacao di Caracas. Nel 2000, a soli 29 anni, López ha vinto le elezioni per diventare sindaco di Chacao con il 51% delle preferenze, mentre nel 2004 ha vinto con l’81%. La comunità era molto soddisfatta della sua gestione. È laureato in Economia al Kenyon College negli Stati Uniti e ha conseguito una specializzazione in Politiche pubbliche all’Università di Harvard. Finiti gli studi ha deciso di tornare in Venezuela per mettere in pratica tutta la teoria accademica.

Leopoldo López era pronto per assumere la guida del comune di Caracas, dove era favorito nei sondaggi. Il presidente Hugo Chávez lo aveva interdetto politicamente con l’accusa di aver ricevuto risorse della petrolifera statale Pdvsa nel 1998, ma la Commissione della Corte Interamericana di Diritti Umani ha emesso una sentenza a suo favore, per violazione dei diritti costituzionali.

IL REFERENDUM DEL 16 LUGLIO

Così Leopoldo cominciò la battaglia con proteste in piazza e durante gli scontri nella protesta del 12 febbraio – dove ci sono stati tre morti – è stato accusato di terrorismo. Il giudice Ralenys Tovar Guillén ha accettato la richiesta del Pubblico ministero e ha autorizzato l’arresto di López il giorno dopo.

La concessione di dare casa per carcere a López è sul tavolo da tempo, ma il leader aveva sempre rifiutato perché secondo lui l’unica condizione per la sua uscita dalla prigione era “la libertà di tutti i prigionieri politici in Venezuela”. Ora il Paese attendere le sue dichiarazioni per conoscere quali sono stati i negoziati e cosa aspetta all’opposizione del Venezuela che si organizza per un referendum contro il regime il prossimo 16 luglio.

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