Poco tempo dopo la consegna di Papa Francesco a Roma delle berrette cardinalizie ai cinque nuovi porporati eletti, in un “mini-concistoro” deciso per “mantenere sempre al completo il collegio degli elettori del futuro Papa, cioè i cardinali con meno di ottant’anni di età”, come sottolinea Andrea Tornielli su La Stampa, impazzavano le notizie legate all’incriminazione per abusi sessuali su minori risalenti agli anni ’70 del cardinale australiano George Pell, subito sospeso da Papa Francesco per permettergli di tornare in Australia a difendersi nell’ambito del processo che lo coinvolge.

L’ANALISI DI JOHN ALLEN: “OGNI CONCISTORO CI SI FA SUBITO DOMANDE SUL CONCLAVE”
E se è vero che ogni volta che cresce il numero delle porpore i vaticanisti sono subito portati “a farsi qualche domanda in più riguardo al prossimo conclave”, come scrive John Allen su Crux, lo stretto legame che l’australiano Pell aveva con Libero Milone, il tecnico dimissionato soltanto la settimana scorsa dal ruolo di revisore generale dei conti del Vaticano, non può far altro che alimentare ulteriori scene e retroscena, portando così analisti e commentatori a porsi ancor più interrogativi. Vale a dire: che cosa comporta in sostanza la vicenda di Pell e la sua relativa sospensione? È un fatto isolato da Roma oppure è il frutto di mosse interne, spinte, scontri di potere che si proiettano sul prossimo conclave, nonostante fino a prova contraria il Papa goda finora di ottima salute?

ANDREA TORNIELLI: “PELL È INCAPPATO IN TENSIONI, CONTRASTI, CONFLITTI”
Stando ad alcuni elementi della ricostruzione di Tornielli su La Stampa il cardinale Pell, dopo essere entrato “a far parte della Curia romana come un elefante in una cristalleria, incaricato di somministrare una cura drastica a un malato considerato da molti, specie nel mondo anglosassone, come un’ istituzione opaca”, è finito per farsi carico di “tensioni, contrasti, e infine conflitti: tra Pell e la Segreteria di Stato, da lui pubblicamente accusata di tenere fondi riservati extra bilancio. E soprattutto tra Pell e l’ Apsa, l’ Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, dicastero guidato dal cardinale Domenico Calcagno”. Senza dimenticare che “Pell è stato uno degli alfieri delle posizioni più conservatrici sui temi del matrimonio e della famiglia negli ultimi sinodi”.

ALBERTO MELLONI: “QUALCUNO USERÀ LA VICENDA CONTRO FRANCESCO”
Perciò, come sostiene Alberto Melloni su La Repubblica, può essere che “qualcuno cercherà di usare la vicenda contro Papa Francesco”: “Il tentativo di usare il tornado Pell per appannare l’ immagine del Papa fa parte di un disegno, che ha di mira molte nomine vicine e, in un orizzonte imprecisato, il conclave futuro. Il conclave passato, quello che scelse Bergoglio, era convinto che i guai della Chiesa fossero tutti italiani, tutti curiali e tutti venali”. Mentre “Pell, dopo essersi prestato a polemizzare con Francesco, adesso viene usato per far credere che la sua rovinosa incriminazione sia un colpo al Papa. Così da impressionare i cardinali del Concistoro, provenienti da mondi così distanti fra loro da aver rafforzato le piccole cordate che hanno interesse e capacità di catalizzarne gli orientamenti”.

MASSIMO FRANCO: “DUE FIGURE CHIAVE DELLA RIFORMA VATICANA SONO USCITE DI SCENA”
Difficile tuttavia non collegare la figura di Pell a quella di Milone, come fa Massimo Franco  sul Corriere della Sera, mettendo in luce come “il caso pone un problema serio, di sostanza e di immagine”, in quanto “il fatto che siano cadute le due teste che in Vaticano erano, a torto o a ragione, additate come avanguardie delle riforme finanziarie”. Costringendo quindi “a chiedersi se il rinnovamento si fermerà o no”, e che “per paradosso la sua probabile uscita di scena potrebbe fare avanzare e non fermare le riforme”. Anche perché “poco a poco, lo stesso Pontefice si sarebbe reso conto che quei metodi non solo non funzionavano ma ormai frenavano qualunque passo avanti”.

MARIE COLLINS: “NON C’ENTRA NIENTE CON ROMA”
È diversa l’idea di Marie Collins, l’irlandese vittima di pedofilia che a marzo si dimise dal suo incarico in Vaticano accusando le resistenze interne al suo operato, che alla domanda posta da La Repubblica sui possibili legami di questa vicenda con le resistenze interne di cui la donna parlava nelle sue accuse, ha risposto: “Non c’entra con Roma, ma è semplicemente inerente a un porporato che risiede a Roma. I fatti, da verificare, sono avvenuti altrove e parecchi anni fa”.

L’OPINIONE DEL GUARDIAN: “COSÌ LA CHIESA PERDE FEDELI E CREDIBILITÀ”
Mentre il quotidiano liberal britannico The Guardian prende la palla al balzo per puntare lo sguardo sul fatto che questo “scandalo degli abusi cattolici” stiano sostanzialmente “conducendo via i fedeli dalla Chiesa”, nonostante “alcuni cattolici credano che la Chiesa è nel mirino di coloro che vogliono farle del male”. E che “non c’è da stupirsi” se “un’organizzazione così contaminata dagli scandali sugli abusi sessuali perde la sua autorità morale”, che cioè in questo modo i cattolici finiranno per non ascoltare “le parole di una Chiesa che non ama le relazioni gay, quando alcuni membri che esercitano il suo sacerdozio celibatario stuprano i bambini”.

GIULIANO FERRARA: “L’INCAPACITÀ DELLA CHIESA DI DIFENDERSI VIENE DA LUTERO E IL VATICANO II”
La risposta a questa visione la dà, con la verve che lo caratterizza, Giuliano Ferrara su Il Foglio: “Sono da sempre convinto, e non c’è Spotlight che mi faccia cambiare parere, che uno dei cardini della secolarizzazione e scristianizzazione forzata di tutti questi anni, fino alla messa in stato di espiazione di un pontificato teologico altissimo, e alla Renuntiatio del suo titolare Benedetto XVI, è la campagna orchestrata contro la pedofilia del clero”. “Pell ha tutta l’ aria di sapere quanto è forte l’ aura di sospetto e di fetida malevolenza che circonda qualunque prelato vaticano in posizione eminente che sia raggiunto da accuse di abusi e copertura di abusi, sostiene Ferrara, aggiungendo che, in sostanza, “l’ incapacità della chiesa di difendersi dalle accuse di pedofilia viene da più lontano”, vale a dire “da Lutero e dal Vaticano II”

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