Il commento di Carlo Pelanda

L’ipotesi allo studio del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble (in foto), di creare un fondo dedicato al sostegno del sud dell’Eurozona, trasformando l’attuale meccanismo salva-Stati, è contraria agli interessi dell’Italia. La strategia alla base della proposta prevede una compattazione rapida dell’Eurozona che amplifichi la forza dell’asse tedesco-francese nelle difficili relazioni con America e Cina. Questa già si manifesta come inclusione di Italia e Spagna nel direttorio europeo per allinearle meglio, dando loro un contentino nominale in cambio della riduzione al ragno di satelliti.

Ma la convergenza che crea potenza verso l’esterno richiede che le nazioni meridionali dell’Eurozona, in particolare l’Italia, siano rimesse a posto oltre che allineate. L’unione bancaria, la stabilizzazione dell’euro, ecc., che poi sono compattazioni su cui sviluppare una Difesa europea con comando nucleare franco-tedesco post Nato, sono bloccate da un Italia troppo disordinata e dal dissenso dell’elettorato tedesco nel caso fosse inclusa senza un riordinamento. In sintesi, l’Italia, causa il suo enorme debito non ancora bilanciato da una crescita adeguata alla vigilia della fine del sostegno della Bce, ritarda la definizione del dominio franco-tedesco che consenta di attuare un G3, cioè un’Europa in grado di trattare alla pari con America e Cina.

L’idea del fondo per il sud è sostituire il sostegno esterno all’Italia quando terminerà quello della Bce, chiedendo in cambio all’Italia stessa di non divergere, soprattutto sulla Difesa europea e la europeizzazione della sua industria militare, e di farsi penetrare. Berlino vuole evitare il commissariamento dell’Italia per non innescare reazioni negative e allo stesso tempo prevenirne l’implosione, che destabilizzerebbe l’area d’influenza tedesca.

Ma questa ipotesi è contro l’interesse dell’Italia, perché le toglierebbe il residuo potere negoziale e favorirebbe lo scambio tra politica italiana debole e incapace di riforme e annessione, con compressione finale della sua ricchezza nazionale. Roma dovrà per forza trattare una maggiore convergenza a metà 2018. Non è ancora definibile come, ma è chiaro che dovrebbe segnalare subito a Berlino e Parigi il rifiuto di una sua meridionalizzazione condizionante. L’interesse strategico dell’Italia è favorire la convergenza euroamericana perché più affidabile moltiplicatore della forza nazionale e non quello di essere satellite di un asse franco-tedesco globalmente più debole che si rivelerebbe, invece, un demoltiplicatore.

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