L'approfondimento di Andrea Affaticati

Su una cosa concordano tutti, opinionisti e politologi tedeschi: questa campagna elettorale proprio non vuole decollare. E si che le attese erano state grandi. Così grandi che, inizialmente si era attribuito proprio al duello tra Angela Merkel e il suo sfidante socialdemocratico Martin Schulz il fatto che il partito nazionalista Alternative für Deutschland (AfD) stesse perdendo consensi.

E invece, si sente lamentare ovunque, una noia terribile. Sulla Süddeutsche Zeitung si leggeva qualche giorno fa: “Merkel addormenta il suo elettorato”. Per quanto, l’altro giorno in Sassonia ha scatenato un vero putiferio. Ad attenderla per un comizio elettorale, non c’erano solo i suoi sostenitori. All’appuntamento si era presentato anche gruppo molto agguerrito di nazionalisti dell’AfD e di Pegida (il movimento anti islamizzazione dell’Occidente) che la fischiavano sonoramente e gridavano “Traditrice”, “Merkel se ne deve andare”. Non contenti delle urla, in molti le mostravano anche il dito medio. Lei a quel punto, quasi gridando a sua volta per farsi sentire, aveva replicato: “C’è chi vuole ascoltare, e chi solo urlare”.

Per quel che riguarda Schulz invece, lo Spiegel si chiede se lo sfidante sia davvero in grado di tener testa a Merkel, mentre la Frankfurter Allgemeine non è certa che questa campagna elettorale riuscirà mai a decollare veramente. Infine, il mensile di attualità Cicero, che dedica il numero di settembre tutto alle elezioni, titola l’editoriale: “Votare, ma chi?”.

Il perché la competizione non riesca a spiccare veramente il volo provava a spiegarlo il politologo Karl-Rudolf Korte in un’intervista al canale pubblico ARD: “I tedeschi stanno bene, certo possono avere preoccupazione per il futuro, ma ora come ora stanno bene. E allora, perché mai dovrebbero voler cambiare governo?”. Di questo è convinta anche Merkel, e si può anche evincere dallo slogan elettorale della CDU. Sotto il volto di Merkel si legge “Per una Germania in cui viviamo bene e volentieri”. Nessuno dei due candidati e dei loro partiti ha ancora trovato un vero tema da cavalcare e da “usare” contro l’altro. Anche perché, spiega sempre Korte, essendo entrambi i partiti al governo, e avendo governato per gli ultimi quattro anni insieme e in sostanziale sintonia, nemmeno ci si può dare troppo addosso l’uno all’altro.

E allora quasi si ringraziano gli incidenti di percorso capitati in questi giorni. A iniziare dal prestito ponte di 150 milioni di euro elargito per tenere in vita almeno per i prossimi tre mesi il vettore low cost Air Berlin, che inizio di questa settimana ha comunicato l’insolvenza. È vero che la decisione del prestito è stata presa di comune accordo dalla grande coalizione, ma rischia di fatto di nuocere più alla CDU che all’SPD. E per fortuna, visto che i socialdemocratici hanno già un’altra gatta da pelare. Giovedì è trapelata la notizia che l’ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder intende accettare un posto nel consiglio di sorveglianza della compagnia russa per l’energia Rosneft. A Schulz deve essere venuto più o meno un colpo. Già i sondaggi vedono l’SPD inchiodata di nuovo al 22-23 per cento, mentre l’Unione (CDU e CSU) viaggia tra il 38 e il 39 per cento.

Una notizia così, non era certo richiesta. E Schulz non ha mancato di farlo sapere. Interrogato sul nuovo incarico di Schröder, all’intervistatore ha risposto: “Gli ho detto che personalmente non avrei mai accettato. Non è che ogni offerta vada sempre presa al volo”. Schröder però è di tutt’altro avviso, non comprende perché mai la sua scelta professionale debba essere un danno di immagine per il partito. Forse parte dal presupposto che a distanza di dodici anni da quando, pochi mesi dopo aver dovuto lasciare la guida del paese ad Angela Merkel, aveva accettato di entrare in Gazprom, i tedeschi dovrebbero essersi abituati alla sua fascinazione per la Russia di Putin. Così però non è, e l’Spd, che in fondo aveva sperato di poter “impiegare” Schröder nella campagna elettorale, vi rinuncerà ora. Anche il dieselgate non è proprio un cavallo di battaglia né per l’Spd, né per l’Unione. Per l’Spd perché il governatore socialdemocratico della Bassa Sassonia Stephan Weil, all’indomani delle rivelazioni americane sulle emissioni truccate da parte di VW, aveva tenuto in proposito un discorso, fatto però leggere prima ai vertici della VW (la Bassa Sassonia detiene una quota nella casa automobilistica). Per l’Unione, perché ha sempre frenato normative che avrebbero costretto l’industria automobilistica tedesca a convertirsi più rapidamente alle macchine elettriche.

Chi trae invece vantaggio da questo stallo tra i due maggiori contendenti sono i partiti più piccoli. Linke (Sinistra) Verdi, liberali dell’FDP e i nazionalisti dell’AfD, tutti e quattro attorno all’8, 9 per cento nei sondaggi. E sono proprio loro, oltre al quasi 40 per cento dell’elettorato che non sa ancora se andrà a votare e cosa, che potrebbero determinare chi guiderà il paese per i prossimi quattro anni.

Perché se è vero che l’Spd non potrà più superare l’Unione, la coalizione futura dipenderà dai voti che otterranno questi partiti. Lasciando da parte l’AfD, con il quale nessuno si alleerà, le abbinate potrebbero essere: Unione, Fdp e Verdi, ma anche Spd Verdi e Fdp o (meno probabile) al posto dell’Fdp la Linke. Insomma, come diceva il politologo Korte, la campagna elettorale in sé è noiosa, ma il fotofinish sarà molto eccitante.

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