L'articolo di Rossana Miranda sulle tensioni politiche e giudiziarie per il referendum

Sulla Catalogna, pugno di ferro del presidente spagnolo Mariano Rajoy. Aveva promesso “mano dura” contro chi stava organizzando il referendum per la secessione della regione autonoma, considerato illegale dal governo di Madrid, e così sta facendo. Qualche giorno fa sono stati sequestrati manifesti e volantini per la campagna elettorale della consulta popolare programmata per il 1° ottobre e oggi sono stati arrestati 12 membri della Generalitat, il governo autonomo della Catalogna. Secondo quanto si legge sul quotidiano spagnolo El País, l’operazione contro gli organizzatori del referendum è iniziata martedì, quando sono state trovate le notifiche per la costituzione dell’80 per cento dei seggi elettorali. Sono state sequestrate anche numerose schede elettorali. Il referendum, secondo il governo, è considerato un atto illegale che viola la Costituzione spagnola.

L’OPERAZIONE DELLA GUARDIA CIVILE 

Ancora non si conosce il nome di tutti gli arrestati, ma la Guardia civile spagnola ha confermato che tra i detenuti c’è  Josep Maria Jové, segretario generale dell’Economia e numero due di Junqueras e alcuni rappresentanti della segretaria di Affari esteri, Affari sociali, Centro di Tecnologie e Informazioni e Agenzia Tributaria della Generalitat. Tutti dovranno rispondere alle accuse di prevaricazione, malversazioni di fondi pubblici, disobbedienza e rivelazione di segreti.

JOVÉ, LA MENTE DIETRO L’ORGANIZZAZIONE

Jové è nato a Barcellona nel 1975, è presidente del Consiglio Nazionale di Esquerra (ERC). Laureato in Scienze economiche e imprenditoriali all’Università Pompeu Fabra, ha un master in Scienze politiche all’Università di Barcellona in Gestione Pubblica e Politica Pubblica. È una delle menti dietro l’organizzazione del referendum per la secessione della Catalogna. Secondo il quotidiano Ara, Jové ha coordinato il team di segretari generali e dirigenti catalani negli ultimi mesi. Ad aprile, gli è stata inviata una notifica da parte del Tribunale Costituzionale invitandolo ad astenersi da “iniziare, gestire o dare informazioni su qualsiasi accordo riguardo il finanziamento del referendum con fondi pubblici”.

ALTRI ARRESTATI DELLA GENERALIT

La stampa spagnola sostiene che sono stati arrestati Josep Maria Salvadó e Juan Manuel Gómez (segreteria dell’Economia); Xavier Puig Farré (Affari sociali); Josué Sallent e David Franco (Tecnologia) e David Palancad (Affari esteri). La polizia ha anche privato della libertà Pau Furriol e Mercedes Martínez, responsabili d’imprese private dove è stato trovato materiale elettorale. Sono state perquisiti gli uffici del segretario di Finanza, Lluís Salvadó, e il segretario di Economia, Pere Aragonés. È stata perquisita anche l’abitazione personale a Sabadell del consigliere del Departament de Governació de la Generalitat, Joan Ignasi Sánchez.

“UNA BARBARIE CONTRO LA DEMOCRAZIA”

Mentre al Parlamento spagnolo si parla di “barbarie contro la democrazia”, i sostenitori del referendum protestano nelle strade della Catalogna e cercano di impedire altre perquisizioni. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jordi Sánchez, ha scritto su Twitter che “è arrivato il momento della resistenza pacifica”. Membri della Generalitat hanno ammesso che si tratta di un “duro colpo” contro il referendum, ma la consultazione del 1° ottobre comunque si farà.

Condividi tramite